martedì 25 agosto 2026
La guerra di aggressione russa contro l’Ucraina non si combatte più soltanto lungo i circa 1.200 chilometri di fronte. Da tempo Mosca ha esteso il confronto agli Stati che sostengono Kyiv, scegliendo però un terreno diverso: quello della pressione politica, della minaccia, del sabotaggio, delle operazioni cibernetiche e delle provocazioni condotte deliberatamente sotto la soglia che imporrebbe una risposta militare della Nato. Negli ultimi giorni il bersaglio principale è stato il Regno Unito. Il Cremlino ha minacciato Londra di “conseguenze” dopo le notizie sull’impiego, da parte ucraina, di droni di produzione britannica contro obiettivi in territorio russo. L’accusa di una nuova “escalation” appare però poco credibile: già dal novembre 2024 Londra consente a Kyiv di utilizzare contro obiettivi militari in Russia i missili da crociera Storm shadow, assai più potenti dei droni oggi al centro della polemica. Il punto, dunque, non è l’arma. È il messaggio.
Mosca sta cercando di convincere le opinioni pubbliche europee che sostenere l’Ucraina significhi avvicinarsi progressivamente a uno scontro diretto con la Russia. È una forma di deterrenza rovesciata: non impedire al nemico di attaccare, ma indurre chi lo sostiene a ritenere troppo pericoloso continuare a farlo. È in questo quadro che vanno letti gli sconfinamenti di droni e missili russi nello spazio aereo Nato, il drone armato collegato alla Russia rinvenuto nell’aeroporto di Lipsia vicino ad aeromobili impiegati per attività Nato e ucraine, le operazioni di sabotaggio, gli attacchi informatici e le altre attività riconducibili alla cosiddetta “zona grigia”.
Il momento scelto dal Cremlino non è casuale. Sul terreno le forze russe continuano a esercitare una forte pressione, ma senza ottenere lo sfondamento strategico che Mosca cerca da tempo. Parallelamente, la crescente capacità ucraina di colpire in profondità raffinerie, terminali petroliferi, depositi e nodi logistici sta trasferendo una parte crescente dei costi della guerra all’interno della Federazione russa. Lo stesso Vladimir Putin ha dovuto riconoscere che questi attacchi stanno producendo conseguenze economiche. Quando diventa più difficile piegare l’Ucraina sul campo di battaglia, diventa quindi ancora più importante per Mosca tentare di recidere il collegamento che le consente di resistere: il sostegno europeo.
È precisamente su questo punto che assume rilievo il vertice della coalizione dei volenterosi svoltosi ieri, 24 agosto, a Kyiv, nel giorno del 35° anniversario dell’indipendenza ucraina. La riunione, presieduta da Andy Burnham, Emmanuel Macron e Friedrich Merz insieme a Volodymyr Zelenskyy, si è conclusa con un messaggio che sembra voler rispondere direttamente alla strategia intimidatoria russa: gli alleati hanno dichiarato che non saranno dissuasi dalle minacce di Mosca e hanno indicato come priorità urgente il rafforzamento della difesa aerea ucraina, insieme all’aumento del sostegno militare, alla cooperazione con l’industria della difesa di Kyiv e a nuove pressioni economiche sulla Russia. Alle dichiarazioni si sono accompagnate misure concrete. L’Unione europea ha approvato ulteriori 6,1 miliardi di euro per la difesa ucraina, destinati anche a sistemi antiaerei e antimissile, munizioni e radar. Il Regno Unito ha inoltre autorizzato Mbda a condividere informazioni classificate relative alle componenti britanniche del missile Scalp, aprendo la strada a linee di assemblaggio in Ucraina. Non è un dettaglio tecnico: significa contribuire a trasformare l’Ucraina da destinataria di sistemi occidentali a partner capace di produrre una parte crescente degli strumenti necessari alla propria difesa.
Alla vigilia del vertice Zelenskyy aveva anche richiamato un piano elaborato con Stati Uniti e Unione europea che prevederebbe, in una prima fase, un cessate il fuoco e, successivamente, meccanismi di separazione delle forze e garanzie di sicurezza. La dichiarazione finale della coalizione non ha adottato formalmente tale schema, ma ha ribadito la richiesta di un cessate il fuoco immediato e incondizionato lungo l’attuale linea di contatto e la volontà di predisporre robuste garanzie di sicurezza, compresa una forza multinazionale da dispiegare dopo una cessazione credibile delle ostilità.
Il vero significato del vertice di Kyiv va quindi oltre gli aiuti annunciati. La Russia sta cercando di dimostrare che può aumentare il costo del sostegno all’Ucraina fino a renderlo politicamente insostenibile per le democrazie europee. L’Europa deve dimostrare il contrario. La difesa dell’Ucraina non è una forma di generosità geopolitica. È oggi una componente della sicurezza europea. Se le minacce, i sabotaggi e le provocazioni russe riuscissero a ridurre il sostegno a Kyiv, Mosca ne ricaverebbe una conclusione molto semplice: la pressione funziona. E la conseguenza non sarebbe una diminuzione dell’escalation, ma il suo contrario. Il vertice del 24 agosto ha fornito una risposta politica corretta. Adesso occorre trasformarla rapidamente in capacità militari, difesa aerea, produzione industriale e resilienza europea. Perché nella zona grigia, come sul campo di battaglia, l’incertezza dell’avversario è spesso un invito a spingersi un passo più avanti.
(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza
di Renato Caputo (*)