Il Marocco come porta di accesso del Sahel all’Atlantico

lunedì 24 agosto 2026


Il 24 luglio scorso, il Mali ha ribadito il proprio sostegno al piano del Marocco volto a garantire ai Paesi del Sahel privi di sbocco sul mare un accesso all’Oceano Atlantico. Nel comunicato congiunto diffuso al termine dei lavori della commissione mista per la cooperazione tra Marocco e Mali, tenutisi a Bamako, le autorità maliane hanno manifestato l’intenzione di procedere gradualmente con l’attuazione dei progetti previsti dall’iniziativa. La portata dell’intesa, tuttavia, va ben oltre la dimensione commerciale. Il Marocco punta infatti a utilizzare porti, strade e collegamenti ferroviari come strumenti della propria strategia diplomatica nel Sahel.

L’iniziativa è stata  lanciata dal re Mohammed VI nel discorso alla nazione del 6 novembre 2023. In quell’occasione, il sovrano sostenne che le sole misure militari e di sicurezza non fossero sufficienti ad affrontare le crisi del Sahel, proponendo invece di collegare i Paesi della regione alle reti di trasporto e di comunicazione del Marocco. Rabat, spiegò il Re, avrebbe messo a disposizione le proprie strade, i porti e le infrastrutture ferroviarie per garantire ai Paesi del Sahel un accesso a queste reti.

Il piano è passato rapidamente dalle parole alla diplomazia. Il 23 dicembre 2023, i ministri degli Esteri di Mali, Niger, Burkina Faso e Ciad si riunirono  a Marrakech per discuterne. Nell’aprile 2025, Mohammed VI ricevette i titolari dei dicasteri degli Esteri di Mali, Niger e Burkina Faso, i tre Paesi membri dell’Alleanza degli Stati del Sahel. Il Niger ha rinnovato il proprio sostegno all’iniziativa nell’aprile 2026. Il Mali ha fatto altrettanto a luglio scorso.

Il fenomeno merita attenzione a Washington. Mali, Burkina Faso e Niger hanno preso le distanze da diverse iniziative occidentali in materia di sicurezza, dando al contempo vita all’Alleanza degli Stati del Sahel. Nonostante ciò, i tre governi continuano a dialogare e a cooperare con il Marocco. A differenza di altri sforzi di contrasto al terrorismo, Rabat offre loro un accesso concreto alle proprie infrastrutture e alle proprie vie di comunicazione.

La geografia conferisce ulteriore rilevanza alla proposta. Mali, Niger e Burkina Faso non hanno sbocchi sul mare e, per questo, il trasporto delle merci verso i mercati globali dipende dalle rotte che attraversano i Paesi confinanti. Il Marocco propone di collegare queste economie alle infrastrutture atlantiche sotto la propria gestione, tra cui una rete di porti che si estende verso sud, fino a Dakhla. Nell’Investment Climate Statement 2025, il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti ha definito il porto di Dakhla un progetto volto a collegare i Paesi del Sahel privi di sbocco sul mare, nell’ambito dell’Iniziativa Atlantica del Marocco.

L’iniziativa rafforza inoltre la strategia diplomatica del Marocco. Nel suo discorso del 2023, Mohammed VI inserì l’accesso del Sahel in una più ampia strategia atlantica, che comprende i Paesi africani affacciati sull’Atlantico, lo sviluppo delle infrastrutture portuali e il gasdotto Marocco-Nigeria. Rabat, dunque, non considera il progetto una semplice iniziativa per la costruzione di strade. L’obiettivo è piuttosto creare una rete regionale di collegamenti con l’Atlantico, incentrata sul commercio, sulle infrastrutture e sull’accesso ai mercati globali.

Questo approccio potrebbe modificare le dinamiche della competizione nelle regioni del Maghreb e del Sahel. Marocco e Algeria perseguono interessi regionali contrapposti, mentre la disputa sul Sahara Occidentale continua a condizionare i rapporti tra i due Paesi. Se i governi del Sahel finissero per dipendere dai corridoi, dai porti, dai finanziamenti o dai servizi logistici marocchini, tali legami potrebbero avere ripercussioni sul piano diplomatico. Le infrastrutture, da sole, non determinano le alleanze, ma creano interessi che i governi tenderanno a tutelare.

Washington dovrebbe considerare l’iniziativa qualcosa di più di un semplice programma di aiuti, senza per questo dover sostenere tutti gli obiettivi territoriali o regionali del Marocco che vi sono associati. Il governo statunitense dovrebbe piuttosto valutare se il progetto possa contribuire a ridurre l’isolamento economico, che aggrava l’instabilità nel Sahel, e offrire un’ulteriore opportunità di dialogo con governi che si sono allontanati dai partner occidentali.

L’amministrazione Trump ha posto l’accento sul commercio e sugli investimenti statunitensi in Africa e ha sostenuto gli investimenti in Marocco, compresi quelli nei territori del Sahara Occidentale amministrati da Rabat. I funzionari statunitensi dovrebbero esaminare la fattibilità economica dei corridoi proposti, considerare il ruolo del porto atlantico di Dakhla, affrontare le difficoltà legate a dogane e transito, quantificare il fabbisogno finanziario e verificare quanto i governi coinvolti siano disposti a sostenere concretamente i progetti.

L’Iniziativa Atlantica del Marocco resta ancora una proposta, la cui fattibilità infrastrutturale, finanziaria e politica deve essere verificata. Tuttavia, l’impegno assunto dal Mali a luglio dimostra che i governi del Sahel non hanno respinto l’iniziativa. Washington dovrebbe quindi ampliare la propria prospettiva e considerare il Marocco non soltanto attraverso la lente della sua politica per il Mediterraneo e il Medio Oriente, ma anche attraverso quella per il Sahel.

(*) Tratto da Middle East Forum Observer

(**) Traduzione di Angelita La Spada


di Javier A. Hernández (*)