lunedì 24 agosto 2026
Nella storia politica tedesca contemporanea la distinzione tra destra conservatrice ed estrema destra non è una questione accademica, ma è un problema che attiene ai valori e al funzionamento della democrazia. In tal senso, il caso di Ulrich Siegmund riveste un carattere simbolico.
Siegmund non è un personaggio secondario. È il capolista dell’AfD alle elezioni regionali del prossimo 6 settembre in Sassonia-Anhalt dalle quali potrebbe uscire vincitore e diventare primo presidente di un governo regionale dell’AfD nella storia della Repubblica federale. Il suo partito è nettamente in testa nei sondaggi con percentuali intorno al 40 per cento e in alcune rilevazioni si avvicina alla maggioranza assoluta. La sua discutibile vicenda politica non comincia con la campagna elettorale del 2026. Egli nel novembre 2023 partecipò attivamente al controverso incontro di Potsdam divenuto famoso dopo l’inchiesta giornalistica di Correctiv. A quella riunione era presente anche Martin Sellner, esponente di primo piano della destra identitaria austriaca, che presentò le linee guida per rendere concreto il progetto di “remigrazione”.
Ciò premesso occorre dire con chiarezza che rispetto a quanto sta accadendo in Germania bisogna evitare di commettere due errori. Il primo è quello di minimizzare, liquidando Potsdam come una normale riunione tra esponenti della destra e sorvolando, per viltà o per pigrizia, sulla pericolosità delle idee che circolavano e sulla loro carica antidemocratica. Il secondo errore, però, è altrettanto grave, ovvero trasformare ogni accusa in una sentenza e ogni ricostruzione giornalistica in una verità giudiziaria definitiva. La vicenda di Potsdam ha infatti prodotto controversie giudiziarie che impongono di distinguere tra fatti documentati, ricostruzioni giornalistiche e interpretazioni.
Infatti, il 17 marzo 2026 il Landgericht Berlin II, accogliendo il ricorso presentato dall’esponente di AfD, Gerrit Huy, ha vietato a Correctiv di diffondere tre specifiche affermazioni relative alla partecipazione della parlamentare all’incontro. La sentenza non è definitiva e Correctiv ha annunciato appello.
In precedenza, altri procedimenti relativi alla stessa inchiesta avevano avuto esiti differenti. Tutto ciò per ricordare una regola essenziale in una democrazia liberale: la lotta all’estremismo non può trasformarsi in una rinuncia alle regole dello Stato di diritto. Nel caso di Ulrich Siegmund non si tratta soltanto di una sua presenza a Potsdam, dove è accaduto qualcosa davvero “al limite”.
In quella sede, il già citato, Martin Sellner, illustrò un piano (raccogliendo consensi) che non riguardava solo l’espulsione di persone prive di titolo di soggiorno, ma “comprendeva anche stranieri residenti legalmente e cittadini tedeschi considerati non assimilati”. Siamo dalle parti della “cittadinanza su base etnica”. Giusto l’opposto di quanto prevede la democrazia costituzionale. Ma non finisce qui.
Siegmund ha incassato, per la campagna elettorale in corso, il pieno sostegno di Björn Höcke, figura molto discussa, il quale in un’intervista di qualche anno fa, parlando di Adolf Hitler, disse: “Il grande problema è che Hitler viene rappresentato come il Male assoluto, mentre nella storia non esistono né il bianco né il nero”. Per la cronaca, si tratta di parole mai smentite. Il rapporto della Germania con il passato rappresenta uno dei pilastri della sua cultura costituzionale.
Il prossimo 6 settembre in Sassonia-Anhalt si voterà per decidere chi governerà il Land. Ma il voto misurerà anche quanto una società democratica sia disposta a considerare “normale” una forza politica che gli apparati di tutela della Costituzione giudicano una minaccia per l’ordine democratico. La partecipazione alle elezioni, da sola, non esaurisce il concetto di democrazia. Essa è tale se viene sostanziata da princìpi quali la dignità della persona, l’uguaglianza davanti alla legge, il pluralismo dei valori, il riconoscimento delle libertà individuali, la tutela delle minoranze, il rifiuto della violenza politica.
La Germania, più di ogni altro Paese europeo, conosce il prezzo che si paga quando questi princìpi vengono considerati negoziabili.
di Francesco Carella