I sogni segreti di Jason Arday

venerdì 7 agosto 2026


Un professore accusato di plagio con un curriculumfantasioso”. Come Walter Mitty, che viaggiava in lungo e in largo per il globo terraqueo con la mente. L’unica differenza è che Jason Arday sarebbe diventato, in buona parte grazie alla fervida immaginazione, il più giovane professore nero dell’università di Cambridge. O almeno così la pensa chi nell’ateneo ha avviato un’indagine disciplinare su di lui. L’accusa principale: di aver plagiato almeno alcune parti della sua tesi. Arday, ieri, ha fatto l’unica cosa giusta da fare, rassegnando le dimissioni. “L’unico modo” per porre fine a un “periodo difficile”, sottolineando però che tale decisione non doveva essere “erroneamente interpretata come un’accettazione delle narrazioni circolate sul mio conto”.

Uno dei casi più controversi dell’ateneo d’élite potrebbe essersi appena concluso, ma tutti coloro che hanno convalidato l’assunzione di Arday si trovano ancora sulle loro poltrone. La storia del professore prodigio (a metà) si inserisce nel più ampio confronto che attraversa il mondo accademico sui criteri di selezione e promozione dei ricercatori appartenenti a “gruppi sotto rappresentati”. I sostenitori di Arday ritengono che il livello di scrutinio al quale è stato sottoposto sia stato influenzato anche da motivazioni discriminatorie, tant’è che una petizione in suo favore ha raccolto circa 15.500 firme, comprese quelle di docenti di Cambridge, parlamentari britannici e del leader dei Verdi Zack Polanski. “È semplicemente la decisione di una persona che ha raggiunto il limite di ciò che si può ragionevolmente chiedere a qualcuno di sopportare”, ha scritto Jason commentando le sue dimissioni. In un successivo comunicato il professore ha ribadito il peso dell’esposizione mediatica: “Non voglio più sentirmi costantemente sotto i riflettori, dove ogni aspetto della mia vita è soggetto all’esame e al giudizio pubblico”. Oltre alla cattedra di Sociologia dell’educazione, Arday ha lasciato anche il ruolo di fellow del Jesus College.

Arday, classe 1985, ha attirato l’attenzione dei media anche per le frequenti rivendicazioni di imprese funamboliche, come le 30 maratone corse in 35 giorni. Nella 21ª maratona avrebbe sofferto di un attacco epilettico, fratturandosi la gamba dopo essere caduto. Chiaramente non si è buttato giù, completando le restanti nove maratone con la gamba rotta. Poi, c’è il claim – così si dice oltremanica – di aver partecipato al documentario della BbcSeven Up”. La tivù inglese ha affermato che Arday “non ha avuto nulla a che fare con i nostri film”. Oltre a queste rivendicazioni, che possono far sorridere, ci sono quelle un po’ più “serie”: Arday ha affermato di essere stato visiting professor della Nelson Mandela University in Sudafrica, dell’Università di Glasgow e della Ohio State University. Tutte hanno negato che abbia ricoperto una tale posizione. Secondo il Daily Mail, Arday ha anche erroneamente affermato di avere una posizione come professore onorario all’Università di Durham.

La svolta è arrivata dopo mesi nei quali Cambridge aveva difeso il docente. L’apertura dell’inchiesta interna ha segnato il cambio di posizione dell’università, mentre negli Stati Uniti è imminente la pubblicazione del suo libro Great and Unfortunate Things, edito da 37 Ink, marchio della casa editrice Simon & Schuster. Secondo quanto riportato dal New York Times, l’attenzione degli investigatori si è concentrata anche sull’attività accademica svolta da Arday presso la Liverpool John Moores University, che gli ha conferito il dottorato, e su alcuni articoli pubblicati su riviste scientifiche. Auspicando un celere decorso delle indagini, aleggia nella mente come un ritornello, fastidioso e insistente, un frammento di saggezza capitolina: So’ tutti boni a metterci ‘na scritta.


di Edoardo Falzon