Iran-Oman: c’è un accordo per Hormuz

giovedì 6 agosto 2026


I negoziati sono solo tra Iran e Oman. Stando alle dichiarazioni d Teheran, gli Stati Uniti sarebbero fuori dai giochi per la gestione dello stretto di Hormuz. A ribadirlo è stato il viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, che, secondo quanto riportato dalla Cnn, ha respinto la versione fornita da Washington. “L’affermazione degli Stati Uniti secondo cui sono in corso negoziati con l’Iran è falsa”, ha dichiarato nel corso di un’intervista. “Non ci sono stati negoziati”, ha aggiunto, confermando tuttavia che Teheran ha ricevuto messaggi dagli Usa sulla disponibilità a riprendere gli impegni precedentemente assunti. Nelle ultime ore, invece, Donald Trump ha continuato a parlare di “ottimi colloqui” con la Repubblica islamica. Al momento, quindi, nessun summit tra Usa e Iran, ma l’occasione potrebbe esserci a breve.

Iran e Oman, nel frattempo, hanno raggiunto un’intesa preliminare sulla gestione dello stretto. L’accordo non rappresenta ancora una soluzione definitiva né garantisce un’immediata riapertura della rotta marittima in condizioni di piena sicurezza, ma viene considerato un segnale significativo verso una possibile riduzione delle tensioni. “Le coordinate geografiche sono state approvate”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmail Baghaei, spiegando che Iran e Oman stanno lavorando a una “dichiarazione congiunta”, purché “terze parti non vengano a ostacolare il processo”. Il riferimento è facilmente intuibile. Baghaei ha sottolineato che, nonostante i progressi raggiunti, restano ancora elementi di forte criticità, tra cui il blocco navale imposto da Washington e “altre azioni aggressive e minacciose contro l’Iran e i suoi interessi”. Fonti iraniane citate dall’emittente statale Irib sostengono inoltre che lo stretto resterà chiuso finché continueranno quelle che la Repubblica islamica definisce “violazioni da parte degli Stati Uniti”. Comunque, fonti informate affermano che si va verso un accordo per un transito nello stretto senza pedaggio.

Mentre negli Stati Uniti cresce il dibattito sulle capacità militari americane. Un’inchiesta della Cnn sulle riserve strategiche del Pentagono ha provocato la dura reazione del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Secondo il network, il conflitto con l’Iran starebbe mettendo sotto forte pressione gli arsenali statunitensi, con scorte di alcuni sistemi di difesa considerate ormai “pericolosamente basse”. L’intenso impiego degli intercettori più avanzati nelle operazioni in Medio Oriente avrebbe infatti costretto Washington a rivalutare i rischi legati a un eventuale prolungamento della campagna militare. Le tensioni sarebbero emerse anche all’interno dell’amministrazione americana. Secondo quanto riferito dal Washington Post, durante una riunione a Camp David della scorsa settimana Donald Trump avrebbe chiesto spiegazioni a Hegseth sulla significativa riduzione delle scorte missilistiche statunitensi.

La replica del presidente non si è fatta attendere. “Gli Stati Uniti possiedono enormi quantità di munizioni, soprattutto di certi tipi. Inoltre, grandi quantità vengono prodotte e spedite negli Stati Uniti secondo necessità. Le aziende del settore della difesa stanno costruendo il maggior numero di impianti e fabbriche nella storia del nostro Paese. I responsabili di queste dichiarazioni traditrici (sulla scarsità di missili a disposizione, ndr.) vengono braccati. Saranno richieste lunghe pene detentive!”, ha scritto Trump sul proprio account Truth, respingendo le indiscrezioni diffuse dai media.


di Eugenio Vittorio