Putin: un falso problema costruito ad arte?

venerdì 17 luglio 2026


Si è da poco conclusa la riunione della Nato ad Ankara dove Vladimir Putin è stato indicato come il massimo problema militare per l’Europa che per prepararsi al peggio deve investire fino al 5 per cento del Pil per i vari Paesi, la Spagna si è già dissociata, ignorando lo stato di quasi collasso delle democrazie occidentali ed i loro esplosivi debiti. La spesa in armi deve potere arricchire le aziende belliche degli Usa e già Dwight D. Eisenhower nel suo discorso di commiato nel 1961 aveva messo in guardia dal pericolo dell’alleanza tra industria bellica, politica e, diremmo oggi, della finanza verso la fine della democrazia. La destinazione di parte della spesa pubblica in armi dell’Italia viene messa in concorrenza con la spesa sanitaria, con il sostegno al welfare che deve sostenere un’occupazione sottopagata, una diseguaglianza senza pari ed un’area di elevata povertà; come combinare i fondi scarsi con gli impegni sottoscritti è come fare la festa con i fichi secchi.

Il presidente della Nato, Mark Rutte, è una figura che sembra venuta da Marte, in totale soggezione a Donald Trump che chiama servilmente come “papy”, una figura che se non fosse reale ci sarebbe da chiedersi da dove tragga vita; ora secondo il ventriloquo di Trump, Putin è una minaccia terribile senza capire o volere capire la storia, unitamente ai vertici dei Paesi della Nato che dimostrano una sudditanza suicida nei confronti di un paese come gli Usa che sono di fronte ad una resa dei conti dei loro deteriorati equilibri in tutti i settori ed una sconcertante miopia storica che rischia di farci travolgere dal caos. La minaccia russa sembra volere invadere, irrealisticamente l’Europa ed arrivare come qualche commentatore ha insanamente ad invadere il Portogallo nonostante le ripetute dichiarazioni russe che smentiscono scenari del genere; leggere queste affermazioni si cadrebbe normalmente nel ridicolo ed invece sono serie.

Come siamo lontani dal vertice di Pratica di Mare tenutosi nel 2002 il 28 maggio, durante questo storico summit, organizzato dall’allora premier Silvio Berlusconi, fu firmata la Dichiarazione di Roma anche da George Bush così si istituì il Consiglio Nato-Russia un organismo paritetico nato con l’obiettivo di superare le divisioni della guerra fredda ed integrare Mosca nelle decisioni di sicurezza internazionale. Poi improvvisamente da grande opportunità Putin si è trasformato in un pericolo devastante o perlomeno è stato creato ad arte un pericolo da affrontare in “manu militari”. Il problema dei rapporti con la Russia parte dalla caduta del muro di Berlino nel 1989 e dalla mancata promessa fatta da Donald Reagan e poi da Bill Clinton ad un Mihail Sergeevic Gorbacëv che si fidò della parole da parte degli Usa che troppo spesso sono venuti meno ai loro accordi; l’accordo era di non inserire nella Nato i Paesi liberati dal giogo del Patto di Varsavia, in poco tempo quasi tutti vennero inseriti nella Nato ed i Paesi baltici e l’Ucraina vennero creati in sole 24 ore. L’Ucraina in particolare è sempre stata considerata una parte stretta della Russia ed il suo popolo è in gran parte russofono, Leonid Brežnev era ucraini e si attivò per rafforzare il suo paese natio creando una assoluta fratellanza con la Russia. Armando gli altri Paesi al confine con la Russia gli Usa di fatto mettevano la stessa nella posizione di bersaglio comodo.

Dopo Gorbaciov e l’interregno di Eltsin completamente dipendente dagli Usa nel 2000 salì al governo della Russia Vladimir Putin che mostrò immediatamente che la Russia debole e sottomessa di Boris Eltsin era finita e che il nuovo passo era ritornare sulla scena da attore protagonista. Tutto è andato nella direzione giusta quella iniziata a Pratica di Mare ma nel 2013 sorge il problema che colloca Putin tra i nemici da aggredire. Putin aveva dichiarato la sua vicinanza alla Siria di Bashar al-Assad ed all’Iran di Khamenei con una collaborazione sul piano militare, la Russia aveva potuto realizzare nei porti siriani le basi militari e navali che rappresentavano una possibile sfida agli interessi che gli Usa avevano verso il Medio Oriente ed in particolare all’eterno problema da affrontare che era l’Iran. Nel 2013 gli Usa con Francia e Gb con un pretesto attaccano la Libia di Muʿammar Gheddafi, come sempre creano un problema inesistente, ed in agosto Barack Obama con Francia e Gran Bretagna dichiara guerra ad Assad della Siria con il pretesto che lo stesso Assad aveva fatto esplodere bombe chimiche nel suo paese; l’azione era funzionale ad aggredire la Siria per arrivare poi all’Iran come era stato il disegno avviato nel nuovo secolo con l’invasione dell’Afghanistan a sud dell’Iran e dell’Iraq a nord dell’Iran per arrivare poi a centrare il paese ma la crisi finanziaria del 2008 fece saltare la strategia che si sarebbe riproposta con la Siria, tutta una serie di problemi creati ad arte come le armi inesistenti di distruzione di massa di Saddam Hussein. Ma a questo punto intervenne Putin a bloccare l’operazione dicendo che aveva le prove dell’attentato fatto non da Assad ma dai suoi oppositori.

Va notato che una fatto può confermare questa versione cioè ai primi di agosto del 2013 Ben Bernake disse di avere chiuso con il Quantitative Easing salvo poi dire esattamente il contrario alla fine del mese, cosa era successo nel mesi agosto a fare cambiare radicalmente opinione a Bernanke? Forse la guerra non fatta? Putin diventa un problema e va creato il caso come puntualmente era stato fatto con Afghanistan ed Iraq che con false prove vennero abbattuti e puntualmente l’Ucraina diventa il casus belli. Putin con quella mossa diventa dunque un problema che rischia di fare saltare le strategie di conquista degli Usa e degli alleati così nel novembre del 2013 Obama incarica la neocon bellicista Victoria Nuland coniuge di quel Robert Kagan a sua volta neocon bellicista che era uso dire che gli Usa provenivano da Marte mentre gli europei da Venere, di avviare una campagna in Ucraina per destabilizzarla e metterla contro Putin che non avrebbe sopportato una seconda volta l’espansione del paese  con la presenza della Nato. Sotto la Nuland avviene una rivoluzione nel Donbas e la rivolta di Maidan, sulla cui genesi non c’è mai stata chiarezza, contro il presidente filorusso Viktor Janukovyč che si era rifiutato di firmare una proposta di aggregazione dell’Ucraina alla Ue; il presidente di fronte alla posizione popolare scappò all’estero e venne sostituito da Petro Porošenko, un presidente filoamericano. La Nuland venne intercettata in una telefonata con l’ambasciatore Usa in Ucraina che gli chiedeva cosa dovesse fare l’Europa risposte seccamente: “Che si fotta”; questa era la posizione assunta dagli Usa poi il resto lo sappiamo verso l’Europa che doveva essere coinvolta essendo la causa dello scontro ma rimane prigioniera di uno schema di scontro di cui diventa vittima anche per colpa di una sua classe dirigente, Ursula von der Leyen per prima, totalmente incapace di avere un pensiero autonomo e non suddito di altri interessi, questa classe dirigente è la rovina dell’Europa i cui governanti sembrano vittime di sé stessi.

Putin reagisce ed invade annettendola la Crimea e crea le condizioni per uno scontro che non avrebbe tardato a venire; il Donbass in compenso viene militarizzato ed armato per prepararsi ad una possibile mossa russa e così la zona viene “ucrainizzata” con la lingua ufficiale sostituendo il russo e la popolazione russofona viene messa in posizione di sudditanza, tutto si prepara al peggio con violenze ed omicidi da parte del battaglione Azof che si ispira a Stepan Bandera di fatto un collaborazionista con il nazismo tedesco durante la Seconda guerra mondiale. Va ricordato che nel 2022 prima dell’invasione di Putin fu concordato un accordo di neutralità con l’Ucraina fatto saltare del premiere Boris Johnson della Gran Bretagna che disse e convinse Volodymyr Zelensky a non firmarlo, Putin doveva mettersi nei guai da solo per tenerlo poi sotto controllo; infatti un Putin libero avrebbe avuto un ruolo diverso con la Siria e con l’Iran ed avrebbe creato problemi alla strategia di Usa ed Israele nel fuoco del Medio Oriente. Ora Putin diventa un problema e l’Unione europea scende in campo per armarsi su ordine del suo alleato dominante sempre più messo nell’angolo da una politica di conquista che maschera i drammi interni di un paese arrivato a fare i conti con i suoi errori in tutti campi della sua vita e noi, purtroppo senza leader di rilevo siamo costretti a seguire come i polli di Renzo chi ci tiene sottomessi. Gli Usa continuano a farci combattere le loro guerre le cui conseguenze ricadono su di noi ricordando quanto diceva Kissinger: “Essere nemici degli Usa è pericoloso ma essere amici è mortale”.


di Fabrizio Pezzani