Crisi in Mali: i russi alleati con chi vince

giovedì 9 luglio 2026


Il palcoscenico africano mostra fatti tragici tendenzialmente permanenti; tuttavia rivela anche articolazioni di alleanze che apparentemente possono sembrare impraticabili. I colpi di Stato militari che predominano il sistema di passaggio del potere politico in questi contesti normalmente danno garanzia di stabilità governativa, salvo divisioni interne al potere militare come ad esempio in Sudan; ma in Mali si sta assistendo a una alleanza per demolire il potere militare al governo del Paese, decisamente poco affidabile, anche perché precedentemente già testata.   Così acerrimi e “atavici” nemici come i separatisti del Fronte di Liberazione dell’Azawad (Fla), a maggioranza tuareg e i jihadisti della branca saheliana di Al-Qaeda, ovvero il Gruppo per il Sostegno dell’Islam e dei Musulmani (Gsim), per convenienza hanno accantonato le loro controversie e si sono alleati con lo scopo di spodestare il Generale golpista Assimi Goïta, al potere a Bamako, supportato dai russi dell’Africa Corps ex Wagner.

Una alleanza dall’apparenza improponibile, in quanto i jihadisti sono spinti alla creazioni di uno Stato islamico con l’applicazione della sharia, mentre i Tuareg, laici, ambiscono alla liberazione della regione l’Azawad, loro terra di origine. Ma cosa è l’Azawad? Brevemente, è una regione, ubicata nel nord del Mali, autoproclamatasi autonoma nel 2012 durante la guerra civile maliana. L’etnia Tuareg, come movimento indipendentista, ha avuto le prime “mosse” ad inizio secolo scorso dopo il ritiro dei colonizzatori francesi dal Mali, allora Sudan francese, intensificando queste azioni di ribellione negli anni Sessanta quando i ribelli Tuareg iniziarono ad attaccare con offensive scoordinate le posizioni governative nel Mali settentrionale. Qui vivono prevalentemente tuareg, arabi e bambara, questi ultimi costituiscono la maggioranza della popolazione del Mali; sono legati alle popolazioni del Niger settentrionale, dell’Algeria, e di aree appartenenti alla Mauritania.

Nel 1990 vari gruppi ribelli attaccarono, supportati dai Tuareg, le forze governative; questi movimenti erano il Fronte Arabo Islamico dell’Azawad, i Movimenti e Fronti Uniti dell’Azawad ed il Movimento Popolare per la Liberazione dell’Azawad, fondato dal tuareg Iyad Ag Ghaly. Nel 1995 vi fu una tregua solo sulla carta, e nel gennaio 2012 una nuova ondata di attacchi da parte dei Tuareg e di gruppi armati ha innescato la guerra civile maliana. I tuareg, che si erano rifugiati in Libia combattendo per Muammar Gheddafi, si unirono nel Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (Mnla), con a capo Bilal Ag Cherif. Inizialmente nella guerra civile il Mnla si alleò con un gruppo di recente formazione, Ansar Dine, ma scoppiarono scontri anche all’interno dell’alleanza. Tuttavia occuparono vaste aree del nord, tra cui Gao, Kidal e Timbuctu, dopo che il colpo di stato militare di marzo 2012 a Bamako aveva creato un vuoto di potere. Il 6 aprile 2012, Bilal Ag Cherif dichiarò l’indipendenza dell’Azawad. Da qui una serie di scontri e alleanze trasversali fallimentari, come nel caso del gruppo di Al-Qaeda nel Maghreb islamico che voleva instaurare una rigida legge islamica, tale volontà portò ad isolare i Tuareg del Mnla.

Ricordo brevemente alcuni passaggi determinati della “questione Mali”: l’intervento francese del 2013, circa quattromila soldati, la missione di pace delle Nazioni unite composta da oltre 11mila militari, con l’obiettivo di dare maggiore autonomia alla regione Azawad. Nel 2021 ai francesi fu chiesto di ritirarsi dal Mali; subentrarono i mercenari russi del Gruppo Wagner, già profondamente attivi, per garantire sicurezza. Il Mali, ora sospeso dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, Ecowas, causa ultimo golpe 2021, chiese nel 2023 anche il ritiro dei caschi blu delle Nazioni Unite con l’accusa di non essere riusciti a garantire la stabilità. Allora oltre 300 caschi blu rimasero uccisi in vari scontri, così nelle basi abbandonate si verificarono conflitti, per il controllo del territorio, tra l'esercito maliano e i tuareg, che provocarono decine di morti tra i civili, costringendo migliaia di persone a fuggire in Mauritania. A gennaio 2024 le Forze armate maliane stracciati gli Accordi di Algeri del 2015, una sorta di tregua, attaccarono le posizioni del Gsim e dei Tuareg, riaccendendo un'altra insurrezione indipendentista. Nel novembre 2024 il Fronte di Liberazione dell’Azawad, guidato da Alghabass Ag Intalla, incrementò il numero dei miliziani assorbendo membri di altri gruppi ribelli, rivendicando nuovamente l’autodeterminazione.

Fatto questo breve quadro, dopo l’imponente offensiva congiunta del 25 aprile, durante la quale i gruppi indipendentisti conquistarono Kidal a nord del Paese, uccidendo il generale Sadio Camara, ministro della Difesa e numero due del potere militare di Bamako, sabato 4 luglio i due gruppi armati hanno nuovamente unito le forze contro i loro avversari comuni, russi e governati maliani. Ora alcune località del Paese sono state attaccate simultaneamente dall’Esercito di Liberazione del Mali e dal Gsim; tra queste, Anéfis, distante poco più di cento chilometri da Kidal, dove sono in atto scontri tra separatisti e jihadisti contro l’esercito maliano e i mercenari russi asserragliati all’interno della città. Attualmente i mercenari russi si stanno impegnando per assicurare la popolazione che è tutto sotto controllo, ma in realtà è quasi tutto fuori controllo.

Ma questa alleanza tra islamisti e Tuareg può dare un futuro al Mali? Le divisioni sono concrete tra le parti, tuttavia hanno sempre convissuto; ora i loro interessi politici stanno convergendo poiché negli ultimi anni il Gsim ha ammorbidito la sua retorica circa le rigide regole religiose e si è concentrato sulla campagna contro le violazioni dei diritti umani da parte dell’esercito maliano. I combattenti dell’alleanza Mali-Russia sono stati accusati di aver attaccato i civili; alcuni giorni fa i russi sono stati accusati di avere postato la testa decapitata di un ribelle con in dosso gli occhiali. Risulta che nel 2024 e nel 2025 il governo e le sue forze alleate hanno ucciso un numero di civili quattro volte superiore rispetto a quanto fatto dai ribelli islamisti. Da varie fonti sia dei separatisti che algerine emerge che in caso di sconfitta dell’esercito del Mali le relazioni future con Mosca potranno mantenersi. È strategicamente chiaro che la Russia collaborerà con qualsiasi gruppo al potere pur di mantenere la propria influenza nel Sahel; in tal caso è tuttavia improbabile che il gruppo jihadista del Gsim possa ricoprire cariche politiche in un eventuale nuovo governo di Bamako a causa della sua struttura jihadista. Anche perché nessun dei paesi della regione vorrà il Gsim al potere, soprattutto gli stati dell’Alleanza degli Stati del Sahel, ovvero Mali, Burkina Faso e Niger.

Insomma anche variando il dittatore di turno ­(il presidente Assimi Goita da sabato è irreperibile), la presenza multi articolata di Mosca resterà; la Russia non rinuncerà mai alla sua influenza nell’area dell’Africa centrale e nel Sahel in particolare. Mosca resta chiunque sarà al potere a Bamako.


di Fabio Marco Fabbri