Cambio di toni nella guerra ibrida

venerdì 26 giugno 2026


La guerra ibrida, e in particolare quella cognitiva, non rappresenta il mio interesse primario. Però osservo nell’ultimo mese un deciso cambio di passo nella strategia comunicativa russa (e quindi anche filo-russa) che non vedo preso sufficientemente sul serio nel dibattito mediatico nazionale; quindi vorrei soffermarmici un momento.

Per oltre quattro anni i messaggi provenienti dalla “fabbrica della disinformazione” – che era a San Pietroburgo, ma con la dipartita di Prigozhin si è trasferita direttamente a Mosca – sono stati semplici nella forma ma anche molto sofisticati nella scelta dei temi e nell’intreccio che creava un sostegno reciproco.

Equiparare la rivoluzione di Maidan a un “golpe” non era ragionevole per chi aveva seguito gli eventi, ma per chi (i più) ne avevano sentito parlare solo di riflesso poteva apparirlo. Considerare legittimo il referendum per l’annessione della Crimea appena occupata alla Russia poteva sembrare giusto a chi non aveva ragionato sul fatto che il referendum fosse tenuto giorni dopo l’azione militare e gestito dai militari che l’avevano effettuata. I “bombardamenti ucraini” nel Donbas ci sono effettivamente stati, e occorre sapere che erano parte di un conflitto che ne vedeva altrettanti di russi, così come i 3400 morti civili denunciati dall’Osce sono effettivamente tali, e occorre approfondire per capire che non sono affatto “vittime russe degli ucraini”, ma vittime complessive di entrambe le parti, compresi i passeggeri del Flight 17 della Malaysian Airlines abbattuto dai russi di Girkin (il quale ha ammesso il fatto). È sempre vero che risultano rapporti Osce dei giorni precedenti al 24 febbraio 2022 che parlano di “bombardamenti ucraini su Donetsk”, che avrebbero provocato l’invasione russa, e occorre approfondire per capire che tali rapporti sono stati compilati dai soli osservatori russi e bielorussi dopo che tutti gli altri erano stati espulsi dai militari russi, e che l’Osce non li ha mai validati. La storia relativa ai “Biolab” finanziati dall’America pre-Trump in giro per il mondo è vera, e questo potrebbe impressionare chiunque non sia in grado di capire che un “Biolab” non è affatto automaticamente un sito di ricerche sulla guerra batteriologica, ma di solito è un banale centro di ricerca medica, e che è “americano” solo nel senso che è finanziato anche dagli Usa, non che appartiene agli Usa… Del resto dovrebbe anche essere ovvio che se proprio gli americani avessero voluto assemblare centri di ricerca sulla guerra batteriologica all’estero e non nel deserto del Nevada (dove sarebbe molto più sicuro), lo farebbero nella giungla del Guatemala e non sul confine della superpotenza rivale. Anche le bufale sui “militari di alto rango della Nato catturati nei sotterranei dell’Azovstal (o uccisi altrove)” potevano reggere per un certo tempo con chiunque potesse avere opinioni negative sulla Nato stessa, anche se dopo un po’ il concetto secondo cui “i loro nomi saranno resi noti al momento opportuno” avrebbe dovuto suscitare qualche dubbio ad anni di distanza dal fatto.

Insomma: i temi trattati dalla propaganda russa e rilanciati in Europa e in Italia dai megafoni volenterosi di tale propaganda erano relativamente sofisticati. I bot che li ripetevano ossessivamente sui social scrivevano in un italiano discreto a partire da siti ben confezionati, di solito clonati da utenze non in uso da anni oppure create a bella posta.

Anche l’epurazione dell’impero di Prigozhin che aveva portato la “fabbrica” a Mosca non aveva inficiato la qualità dei messaggi che bombardavano l’opinione pubblica europea: il volume era sempre alto e i temi facevano presa su una vasta fascia di pubblico, che in Italia raggiungeva facilmente il 30-35 per cento della popolazione. Come noto, anche diverse personalità politiche e culturali, vuoi per convinzione vuoi per convenienza politica (o economica?), hanno cavalcato questi temi, dando loro un’apparenza di ufficialità e quindi una ulteriore credibilità.

Ora però le cose sembrano essere cambiate.

                                                                       ***

A partire dai primi di maggio, il bombardamento mediatico si è intensificato di molto. Nel contempo, però, i messaggi si sono indeboliti in maniera sensibile.

Le storie complesse e studiate con cura a tavolino come quelle ricordate precedentemente sono quasi scomparse, sostituite da una valanga di prese per i fondelli gratuite, da meme di bassa lega e da semplici attestazioni di amore per Putin e per la sua Russia; ancora più interessante, la qualità della lingua italiana adoperata dai bot è andata degenerando fino a livelli di illeggibilità.

Ora i messaggi di disturbo standard ti chiedono dove acquisti la droga e di che tipo, ti invitano a “posare il fiasco”, ti chiedono chi ti paga, ripetono senza fine che “tanto ormai tutti hanno capito che…”, parlano di “sniffolo” oppure proclamano vittorie russe sul campo assolutamente inventate (Kupyansk su tutte). Tutta la sofisticazione nella preparazione dei messaggi sembra scomparsa.

Anche la pressione delle forze politiche non dichiaratamente filo-russe ma comunque ostili al sostegno all’Ucraina, ormai non decantano più l’inevitabilità della vittoria militare russa, ma si limitano a proclamare la supposta insostenibilità economica di tale sostegno (come se 20€ al mese per ogni italiano fossero insostenibili). Perfino il filone relativo all’indisponibilità di risorse umane ucraine a fronte dell’inesauribilità di quelle russe è andato finalmente esaurendosi, forse a causa dell’evidenza del problema opposto.

Insomma: a me pare che la guerra cognitiva russa sia entrata in una nuova fase: più aggressiva, ma anche meno coordinata e pericolosa.

Inevitabilmente, per deformazione professionale, io sono portato a chiedermi il perché.

Siccome stiamo parlando essenzialmente di propaganda ostile, la ragione non può essere semplicemente che la realtà sul campo ormai è talmente negativa per la Russia che certi temi non sono più sostenibili. Semmai, le trame dovrebbero diventare ancora più intricate e complesse per cercare di distorcere maggiormente una realtà ormai sfavorevole.

Sia come sia, il fallimento della parata della vittoria e l’avvio di bombardamenti strategici sulle aree urbane centrali della Russia, compresa quella della stessa Mosca, sono venuti a coincidere con l’aborto della tradizionale offensiva primaverile russa e con la caduta di qualità della guerra cognitiva a fronte di un suo brusco aumento di intensità.

In sostanza, facendo un parallelo con la guerra guerreggiata, è un po’ come quando in seguito alla perdita dei sistemi di artiglieria semovente più moderni, si sia passati al fuoco in massa dei cannoni a traino meccanico precedentemente dismessi ma di cui esiste ancora larga disponibilità di munizionamento.

Per inciso, è quanto si è effettivamente verificato sul campo circa due anni fa; e a questo passaggio ha fatto seguito anche una progressiva diminuzione del volume di fuoco assoluto man mano che le famose scorte (di munizionamento e di bocche da fuoco) si esaurivano. Di fatto, oggi siamo alla parità nel fuoco di artiglieria, con una precisione maggiore e una gittata molto maggiore da parte ucraina.

Si sta verificando la stessa cosa a livello di guerra cognitiva?

Non lo so; posso però avanzare un’ipotesi.

I fallimenti militari hanno condotto il Regime russo a fare quello che fanno i Regimi in difficoltà: una purga interna, nella speranza di rinnovare i quadri e di eliminare i presunti responsabili dei fallimenti stessi. Le epurazioni in atto potrebbero aver colpito anche il personale precedentemente addetto alla “fabbrica della disinformazione”, che fra l’altro era necessariamente in età di leva e quindi potrebbe essere andato a contribuire a risolvere il problema della carenza di personale in prima linea.

Naturalmente questa è un’ipotesi. Potrebbe anche essersi verificata una perdita di dati o un danneggiamento delle Ai dedicate, il che potrebbe andare a spiegare anche il degrado grammaticale dei messaggi stessi, o la perdita della capacità di creare profili mediatici credibili, e l’epurazione potrebbe aver riguardato semplicemente i vertici della guerra ibrida (fra i tanti caduti di recente dalle finestre moscovite potrebbe esserci stato qualcuno di loro?) e non la manovalanza.

Lo vedremo col tempo. Quel che è certo, è che la linea di condotta della guerra cognitiva da parte russa è cambiata, e questo in coincidenza con le recenti difficoltà militari e strategiche del Regime.


di Orio Giorgio Stirpe