mercoledì 17 giugno 2026
E se l’accordo tra Stati Uniti e Iran fosse troppo bello per essere vero? Non è del tutto chiaro su cosa si stia puntando o cosa potrebbe emergere nei prossimi giorni
Gli Stati Uniti e l’Iran sembrano pronti a concordare una linea d’azione che potrebbe condurre a una qualche forma di accordo. Resta però poco chiaro quale sia l’effettiva portata dell’intesa in discussione e quali sviluppi possano concretizzarsi nei prossimi giorni. Negli ultimi mesi, si sono susseguite numerose indiscrezioni sull’imminente firma di un accordo. In molti casi, gli elementi oggetto di intesa non costituivano un accordo vero e proprio, bensì un memorandum d’intesa (MoU) volto a definire un quadro di riferimento per il raggiungimento di un accordo futuro.
Molti spunti di riflessione emergono dall’accordo in via di definizione. L’ex ambasciatore statunitense in Israele, Dan Shapiro, ha scritto su X (ex Twitter) che “fino a quando il testo dell’accordo tra Stati Uniti e Israele non sarà firmato e reso pubblico, entrambe le parti cercheranno di orientare la narrazione a proprio vantaggio. Ma questa è la mia prima impressione”. Ha poi aggiunto: “Questa guerra è stata un errore e deve finire. Il presidente pensava che il regime iraniano sarebbe crollato rapidamente, ma così non è stato. Al contrario, la capacità di Teheran di resistere a un pesante attacco condotto da Stati Uniti e Israele e di mettere a segno alcune controffensive efficaci ha finito per rafforzarne la posizione sul piano strategico. Diversi Paesi della regione stanno ora corteggiando l’Iran e cercano di allentare le tensioni e ricostruire i rapporti diplomatici. Un segnale indicativo della direzione in cui sembrano evolvere gli equilibri regionali”.
COSA POTREBBE ACCADERE NEI PROSSIMI GIORNI E MESI?
Gli scenari possibili sono numerosi, considerando sia gli elementi già noti sia molte variabili ancora sconosciute. È un’occasione opportuna per ricordare le famose “incognite note” e le “incognite non note” dell’ex segretario alla Difesa Don Rumsfeld.
Scenario 1: un accordo viene raggiunto e si rivela vantaggioso per entrambe le parti. Uno degli scenari possibili è che Stati Uniti e Iran raggiungano un’intesa preliminare sotto forma di memorandum d’intesa (MoU), firmato in Svizzera. In uno scenario ottimistico, sia Teheran sia Washington ritengono di aver ottenuto qualcosa, e persino Israele è disposto ad aspettare e vedere come andrà la situazione. Dopo la firma in Svizzera, i mediatori in Pakistan, Qatar e in altri luoghi si mettono al lavoro per raggiungere un accordo. L’Iran pone fine al blocco dello stretto di Hormuz e gli Stati Uniti pongono fine al blocco nei confronti dell’Iran. Viene raggiunto un accordo per rimuovere l’uranio arricchito dall’Iran. Teheran ottiene un allentamento delle sanzioni. Tutto torna alla normalità in Medio Oriente e si assiste a una fase di stabilizzazione. Con la guerra ormai alle spalle, gli Stati Uniti possono lavorare a una nuova era nella regione e concentrarsi su altre questioni in Europa e in Asia. Con la riapertura dello stretto, le economie della regione migliorano e Israele e gli Stati del Golfo possono lavorare per una maggiore integrazione.
Scenario 2: l’accordo non viene firmato in Svizzera. Nonostante gli sforzi di Pakistan, Qatar e altri per raggiungere un memorandum d’intesa, Iran e Stati Uniti non riescono ancora a trovare un accordo questa settimana e, di conseguenza, l’intesa viene nuovamente rinviata. In questo scenario, la regione torna a una situazione di conflitto a bassa intensità, come nell’aprile scorso. Israele continua a operare contro Hezbollah in Libano. L’Iran continua a minacciare ritorsioni per eventuali attacchi israeliani contro Beirut. La regione rimane in una situazione di instabilità e tensione limitata. La chiusura prolungata dello stretto di Hormuz significa che i Paesi devono trovare rotte commerciali alternative, e questo comporta lo sviluppo di maggiori collegamenti terrestri attraverso la Siria. La Casa Bianca arriva ad accettare che la guerra non finirà, ma che non si estenderà nemmeno oltre i confini attuali. Il nuovo status quo diventa una situazione di conflitto a bassa intensità.
Scenario 3: viene raggiunta un’intesa, ma non si arriva a un accordo definitivo. Un terzo scenario prevede la firma di un memorandum d’intesa questa settimana, mentre i negoziati tra Iran e Stati Uniti proseguono per tutta l’estate. Iran e Stati Uniti non riescono a raggiungere un accordo definitivo. Probabilmente Teheran preferisce questa soluzione, perché presume che, una volta raggiunto un accordo provvisorio, la Casa Bianca comprenda i vantaggi derivanti dall’assenza di un nuovo conflitto, e che i partner degli Stati Uniti nella regione (come Qatar, Arabia Saudita e Pakistan) esortino Washington a non riprendere le ostilità. Questo scenario prevede che i negoziati continuino a trascinarsi, lasciando aperta la questione se il conflitto sia effettivamente terminato oppure no. Israele mantiene libertà di azione in Libanoe Gerusalemme spinge per ulteriori attacchi contro l’Iran in futuro.
Questi diventano nuovi “round” del conflitto, una nuova normalità in cui Israele e Iran si affrontano in brevi periodi di scontro ogni pochi mesi. Gli Stati Uniti devono mantenere in Israele aerei cisterna per il rifornimento in volo, mentre l’aeroporto Ben Gurion continua a essere teatro di caos e disagi nei trasporti. Si spinge quindi affinché gli Stati Uniti trasferiscano le loro basi militari in Israele anziché nel Golfo. Con le elezioni israeliane in programma per l’autunno, si intensificano i round di conflitti con l’Iran, Hezbollah e Hamas.
Scenario 4: l’Iran subisce un colpo di Stato interno. Il governo iraniano accetta di firmare un protocollo d’intesa. Tuttavia, mentre l’Iran prosegue i colloqui con gli Stati Uniti, le divisioni interne al sistema iraniano, già indebolito dalla guerra e con la catena di comando militare frammentata, sfociano in un colpo di Stato. Il tentativo di presa del potere potrebbe essere promosso dal Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) e dalle componenti più radicali del sistema, i cosiddetti “falchi”, contrari a qualsiasi accordo con Washington. Il colpo di Stato potrebbe non provenire soltanto dagli ambienti più radicali, ma anche dall’esercito, nel tentativo di anticipare un possibile colpo di Stato dei cosiddetti “falchi”. Il caos latente in Iran crea ora incertezza. Gli Stati Uniti sanno di non poter contare sull'Iran per la firma di un accordo definitivo, perché non è chiaro chi detenga di fatto il potere.
Scenario 5: gli Stati Uniti riprendono il conflitto con l’Iran. L’Iran potrebbe firmare un accordo questa settimana, ma sarà difficile raggiungere un accordo definitivo sullo status quo. In questo scenario, l’amministrazione Trump potrebbe decidere di ricorrere all’uso della forza durante l’estate o l’autunno per costringere l’Iran a tornare al tavolo dei negoziati. Ciò induce gli Stati Uniti a chiedere anche un risarcimento o un compenso per gli oneri e i costi sostenuti nel corso del conflitto. Gli Stati Uniti assumono un ruolo ancora più rilevante nella regione e vengono sollecitati ad aiutare i Paesi del Golfo a difendersi. Israele continua gli attacchi contro Hezbollah, inducendo così l’Iran a proseguire gli attacchi contro Israele. In assenza di un accordo definitivo, il memorandum d’intesa si rivela inefficace e non porta a un accordo definitivo. Ciononostante, l’apertura degli stretti è nell’interesse di tutti, e, per questo motivo, essi rimangono aperti, consentendo la regolare circolazione delle merci e delle forniture energetiche.
(*) Tratto dal The Jerusalem Post
(**) Traduzione a cura di Angelita La Spada
di Seth J. Frantzman (*)