Mosca cancella il Maks

venerdì 12 giugno 2026


La decisione del governo russo di cancellare il Salone internazionale dell’aviazione e dello spazio Maks dal calendario del 2026 non rappresenta soltanto il rinvio di una manifestazione fieristica. È soprattutto un segnale politico, simbolico e strategico che racconta molto più di quanto il Cremlino sia disposto ad ammettere pubblicamente. Da oltre trent’anni il Maks non era semplicemente un’esposizione aeronautica. Era una vetrina del potere tecnologico russo, uno strumento di propaganda industriale e militare, un rituale con cui Mosca cercava di mostrare al mondo la propria capacità di competere con l’Occidente nel settore aerospaziale. Oggi quella vetrina viene oscurata. Il dato più interessante non è tanto il rinvio in sé, ufficialmente spostato al 2027, quanto il contesto nel quale questa decisione matura. La Russia continua formalmente a presentarsi come una potenza militare globale capace di sostenere una lunga guerra di attrito contro l’Ucraina e contemporaneamente mantenere la propria proiezione tecnologica e industriale. Tuttavia, dietro la retorica del Cremlino, emergono sempre più frequentemente segnali di fragilità interna. La cancellazione del Maks si inserisce precisamente in questo quadro. Non è un caso che negli ultimi mesi Mosca abbia progressivamente ridotto o modificato eventi pubblici tradizionalmente considerati simbolici.

Persino le celebrazioni della Festa della Russia del 12 giugno sono state ridimensionate e spostate fuori dalla Piazza Rossa. Una decisione che fino a pochi anni fa sarebbe stata quasi impensabile. Ufficialmente il motivo sarebbe la “minaccia terroristica” proveniente dall’Ucraina. In realtà il problema è molto più profondo. Il Cremlino teme sempre di più l’impatto psicologico e politico degli attacchi ucraini sul territorio russo. I droni di Kyiv non stanno distruggendo soltanto infrastrutture o depositi militari. Stanno erodendo l’immagine di sicurezza assoluta che Putin ha costruito in oltre ventisei anni di potere. Ogni allarme aereo nella regione di Mosca, ogni chiusura temporanea degli aeroporti, ogni cancellazione di eventi pubblici produce un effetto corrosivo sulla narrativa ufficiale del regime. Per anni il Cremlino ha raccontato ai cittadini russi che la guerra fosse qualcosa di distante, confinato ai territori occupati o alle regioni frontaliere. Oggi quella distanza psicologica si sta progressivamente riducendo. Il Maks, inoltre, avrebbe rappresentato un problema di sicurezza particolarmente delicato. Un salone aeronautico internazionale concentra velivoli militari, tecnologie strategiche, delegazioni straniere e migliaia di visitatori in un’unica area facilmente identificabile. In un contesto nel quale i droni ucraini riescono ormai a raggiungere con continuità la regione di Mosca, garantire la sicurezza di un evento simile sarebbe diventato estremamente complesso. Ma esiste anche un’altra dimensione, forse ancora più importante: quella dell’immagine. La Russia non dispone più della stessa capacità espositiva del passato. Le sanzioni occidentali hanno colpito duramente l’industria aeronautica e spaziale. Molti programmi civili e militari procedono con enormi ritardi. La produzione dipende sempre più da componenti reperite attraverso triangolazioni commerciali opache. Il settore aeronautico russo continua a soffrire carenze tecnologiche, problemi di manutenzione e crescente isolamento internazionale.

Organizzare una grande esposizione globale in queste condizioni avrebbe rischiato di trasformarsi da dimostrazione di forza a esposizione delle debolezze. Anche il formato online adottato negli ultimi anni appare significativo. Una fiera aeronautica virtuale rappresenta quasi una contraddizione in termini. Eventi come il Maks servono a mostrare dal vivo potenza industriale, capacità tecnologica e prestigio nazionale. Trasformare tutto in una sequenza di video promozionali equivale implicitamente ad ammettere che la Russia non è più in grado di garantire ciò che un tempo considerava normale. Esiste poi un ulteriore elemento spesso sottovalutato. Manifestazioni come il Maks non hanno soltanto una funzione commerciale o tecnologica. Servono anche a rafforzare il consenso interno. Nel sistema putiniano la spettacolarizzazione della forza militare è sempre stata uno strumento fondamentale di legittimazione politica.

Le parate, le dimostrazioni aeree, gli eventi patriottici e le grandi celebrazioni pubbliche alimentano l’idea di una Russia forte, stabile e rispettata. Quando questi eventi vengono cancellati, ridimensionati o spostati per motivi di sicurezza, il messaggio implicito rischia di diventare l’opposto. La Russia continua certamente a possedere enormi capacità militari e industriali. Sarebbe un errore sottovalutarla. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare i segnali di logoramento che stanno emergendo sempre più chiaramente dietro la propaganda ufficiale. La cancellazione del Maks non è soltanto il rinvio di uno spettacolo aereo. È un piccolo frammento di una trasformazione più ampia: quella di un Paese che, pur continuando a proclamarsi fortezza assediata e potenza globale, appare sempre più costretto a nascondere le proprie vulnerabilità persino davanti ai propri cittadini.

 

(*) Docente universitario di Diritto internazionale e normative per la sicurezza

 


di Renato Caputo (*)