Guerre senza vittorie: bombe e non allori

venerdì 12 giugno 2026


La vera novità delle guerre moderne? Questa, in sintesi: puoi anche essere una superpotenza, ma oggi anche un nano può afferrarti per la giugulare. La Russia neozarista l’ha appreso amaramente per conto suo, visto che in quattro anni di guerra non ha raggiunto nessuno dei conclamati obiettivi della sua roboante “Operazione speciale”. E nemmeno all’America è riuscito il colpo da maestro       in Iran, malgrado la decapitazione della sua dirigenza e la distruzione di più del 70 per cento delle capacità militari iraniane con decine di migliaia di obiettivi colpiti, visto che i pasdaran si sono inventati lo strangolamento dell’hub energetico mondiale di Hormuz (ma come ha fatto il Pentagono a non metterlo in conto prima di iniziare le ostilità?), terrorizzando per di più gli alleati strategici degli Usa nel Golfo Persico. Il tutto, senza nessuna possibilità nel medio termine di provocare un regime change a Teheran, né annichilare il programma nucleare deciso dagli ayatollah. Evidentemente, il Vietnam, l’Afghanistan e l’Iraq non hanno insegnato nulla né a Mosca, né a Washington. Ma anche la superpotenza regionale di Israele non sta messa meglio di loro, con le sue guerre infinite contro i palestinesi di Hamas e i libanesi sciiti di Hezbollah. A quanto pare, né le bombe, né la terra bruciata riescono a demolire i fanatismi di tipo fondamentalista religioso. E questo accade per un semplice fatto: i nostri nemici islamici sono tutti pronti a dare la vita per difendere la loro fede e il sacro territorio dell’Islam. Noi, invece, non combatteremmo mai con le nostre divise e armamenti high-tech come fanno loro (metaforicamente) con le infradito! Come si è visto un po’ dappertutto, non basta invadere un territorio ostile, perché poi ci si ritrova in uno stato di conflitto permanente che non conduce mai a una vera e propria pacificazione tra popoli nemici.

Sbagliò Vladimir Putin quando ebbe a dichiarare nel 2021 che l’Ucraina non era mai stata una nazione, per assimilazione linguistica e tradizioni, dato che oggi è stata proprio la sua guerra a rendere gli ucraini un popolo del tutto (convintamente) separato da quello russo. Così, ciò che non era neppure immaginabile nel 2021, come l’adesione dell’Ucraina alla Ue, oggi subisce un’incredibile accelerazione. Sempre la hubris di Putin, ha fatto sì che Finlandia e Svezia uscissero dalla loro neutralità tradizionale per aderire a tutta velocità alla Nato, temendo un’imminente invasione da parte russa; mentre sempre per lo stesso motivo Polonia e Germania hanno iniziato a riarmarsi pesantemente. E se Vladimir, come Bibi Netanyahu, ha bisogno di uno stato di guerra permanente per rimanere al potere, allora saranno guai seri per tutti. E poiché oggi più efficaci delle guerre armate sono quelle mediatiche, le distruzioni israeliane a Gaza e in Libano hanno inimicato a Israele la gran parte delle opinioni pubbliche europee e americane. In realtà la vera bomba contro la democrazia israeliana è proprio l’inarrestabile crescita demografica dei suoi vicini arabi, per cui a Tel Aviv converrebbe assai di più venire a patti con loro che tentare una strategia di occupazione senza risultati politici apprezzabili. Impietosamente, è proprio il Financial Times a denunciare lo stato delle cose: Bibi ha sognato per 30 anni l’attacco all’Iran (che, giustamente, rappresenta per Israele una minaccia esistenziale dal 1979) con l’appoggio americano e, malgrado tutto, sebbene molto indebolito, il regime sciita continua a spedire missili su Israele e a darle battaglia con i suoi proxy ai confini con il Libano.

E, per di più, Donald Trump (che inizia le ostilità e cerca di finirle il giorno dopo, per dirsi il grande pacificatore, degno del Premio Nobel per la pace), è stanco di guerreggiare assieme al premier israeliano nelle “guerre che non finiscono mai”. Sicché oggi è proprio Netanyahu a trovarsi nei pasticci, dato che se mettesse fine agli attacchi contro l’Iran e gli Hezbollah rischierebbe di risultare debole agli occhi della sua gente, costantemente presa tra i due fuochi dei missili dei fondamentalisti e degli ayatollah. Ma, come potrebbe Bibi continuare da solo la guerra contro un nemico irriducibile come il regime iraniano, che può subire ogni tipo di perdite senza arretrare di un millimetro sulla sua determinazione a distruggere Israele? Né sembra aver dato molti frutti la strategia di decapitare sistematicamente ciò che resta delle leadership di Hamas e Hezbollah, visto che la loro organizzazione è in grado di sostituirli con una certa rapidità, anche se non con la stessa qualità e preparazione militare e politica. E, come si è visto con il dramma irakeno, nemmeno una colossale invasione di mare e di terra dell’Iran potrebbe portare a una soluzione del problema, dato che causerebbe solo un feroce peggioramento dell’attuale situazione, facendo milioni di morti inutili. Tanto è vero che la reazione iraniana di colpire le basi americane nel Golfo non ha mai ricevuto la dura risposta che ci si sarebbe potuti attendere!

Ma anche l’Iran a quanto pare, sta facendo i suoi errori strategici con l’ultima salva di missili balistici su Israele, perché di fatto ripristina in un solo colpo le ragioni della guerra israelo-americana del 28 febbraio scorso. E lo ha fatto nella speranza di costringere Trump ad aumentare la sua pressione su Netanyahu affinché cessi le ostilità in Libano, lasciando così praticamente intatta la forza di condizionamento delle milizie di Hezbollah sul resto del Paese. Ma, finché non avrà fine la presa iraniana sulla giugulare energetica del resto del mondo, come quella dello Stretto di Hormuz, difficilmente ci si può aspettare che Trump ordini una ritorsione in grande stile. D’altronde, non facendolo è destinato a rafforzare con la sua inerzia la hubris degli ayatollah sulla loro capacità di resistenza illimitata contro i Satana dell’Occidente, malgrado le immense distruzioni subite. Fatto quest’ultimo che rappresenta una forte proiezione del potere iraniano sulla regione, che mai ci si sarebbe potuti attendere prima dell’inizio della guerra! Ed è davvero sconfortante per Usa e Israele dover prendere atto come l’Iran abbia ancora riserve sufficienti negli arsenali per minacciare i suoi nemici e i Paesi del Golfo con migliaia di missili a lungo raggio. E tutto ciò sta paradossalmente avvenendo grazie alle recenti decapitazioni dei vertici iraniani, con l’arrivo al potere di una generazione di leader molto più aggressiva e radicale, che non ha più alcuna remora ad attaccare direttamente Stati Uniti e Israele, ben superiori a loro per armamenti e tecnologia militare. E questo modo aggressivo di fare riduce sempre più le speranze di Washington e Tel Aviv di uscire vittoriosi dall’attuale conflitto. Guerre senza vittorie, per l’appunto!


di Maurizio Guaitoli