Aukus, droni subacquei per contenere la Cina

venerdì 5 giugno 2026


Missili ipersonici a lungo raggio, robotica sottomarina e Intelligenza artificiale. In funzione anti cinese, naturalmente. L’Aukus, l’acronimo dell’alleanza militare tra Australia, Regno Unito e Stati Uniti d’America, avviata nel 2021 con la Gran Bretagna fresca di Brexit, svilupperà una tecnologia per droni sottomarini, con l’obiettivo di proteggere i cavi e rafforzare la difesa. L’annuncio dei tre ministri della difesa è arrivato nel corso del vertice sulla sicurezza di Singapore ed è considerato una riposta alle molte critiche in merito alla lentezza dei progetti di difesa dell’alleanza. Critiche tutt’altro che ingiustificate, riconosce il ministro della difesa britannico John Healey: “Per troppo tempo abbiamo parlato troppo e realizzato troppo poco. Ora la situazione è cambiata sotto i nostri governi”. L’Uuv, la tecnologia dei veicoli sottomarini senza equipaggio sarà pronta entro il prossimo anno. Sebbene il costo totale del progetto non sia stato reso noto, il Regno Unito contribuirà con 150 milioni di sterline, fa sapere la Bbc. Il progetto dovrà necessariamente contrastare la crescente presenza marittima della Cina nell’Indo-Pacifico e il suo ruolo nell’aumento delle tensioni in territori contesi come il Mar Cinese Meridionale. La tecnologia Uuv è il primo progetto di punta del secondo pilastro di Aukus, fondato su “capacità avanzate” in settori quali missili ipersonici a lungo raggio, robotica sottomarina e Intelligenza artificiale.

Canberra, Londra e Washington affermano che il nuovo progetto prevede lo sviluppo di “carichi utili e sistemi abilitanti all’avanguardia” per gli Uuv, in grado di proteggere le infrastrutture sottomarine, condurre attacchi, svolgere attività di sorveglianza e ricognizione e condurre operazioni logistiche. Healey sostiene che verranno sviluppati sensori e sistemi d’arma per gli Uuv, che “forniranno rapidamente alle nostre forze tecnologie belliche avanzate”. Ciò l’aiuterà anche ad affrontare le minacce, “incluse quelle ai nostri cavi e oleodotti sottomarini, da cui dipende gran parte della nostra vita quotidiana”. Il tutto con l’obiettivo principale di rafforzare la deterrenza nel Pacifico, nell’Atlantico e nelle acque dell’Alto Nord. Il cambio di passo sulla difesa dei mari arriva un mese dopo che Healey ha accusato la Russia di condurre un’operazione segreta sui cavi e gli oleodotti nelle acque a nord del Regno Unito. A dicembre, Regno Unito e Norvegia hanno firmato un patto per dare la caccia ai sottomarini russi nell’Atlantico settentrionale e proteggere i cavi sottomarini. Il Regno Unito è collegato da circa 60 cavi sottomarini, che secondo Downing Street sono sempre più minacciati da Mosca, con un aumento del 30 per cento di navi russe avvistate nelle acque britanniche negli ultimi anni. Inoltre, si sospetta che navi cinesi abbiano danneggiato cavi sottomarini nelle acque intorno a Taiwan e in territorio svedese. Sono state segnalate anche numerose violazioni di cavi nel Mar Baltico. I tre ministri della difesa non hanno però risposto a una domanda della Bbc in merito all’eventuale utilità del progetto tecnologico Uuv per contrastare le attività sottomarine russe e cinesi. E non hanno nemmeno risposto, riporta il sito della tivù pubblica britannica, a una domanda sulla lentezza nello sviluppo dei progetti del partenariato militare. Sta invece accelerando il Giappone, al punto tale da indurre la Cina ad accusare Tokyo di “nuovo militarismo”.

Affermazione subito respinta dl ministro della difesa Shinjirō Koizumi, che al vertice di Singapore ha risposto che in realtà è proprio la Cina e il suo “enorme arsenale” a destare “seria preoccupazione” per la comunità internazionale, giustificando di fatto, il riarmo giapponese, e quindi avvalorando le accuse di Pechino. Che nei giorni scorsi, con il portavoce del ministero della difesa, Jiang Bin, ha avvertito che “il rinoceronte grigio di un Giappone rimilitarizzato sta accelerando”, invitando la comunità internazionale a “collaborare per contenere il neomilitarismo giapponese”. È innegabile che Tokyo abbia costantemente aumentato il proprio bilancio per la difesa, stabilendo record di spesa per 12 anni consecutivi. La sua ultima dotazione, approvata a dicembre, ammonta a oltre 9 trilioni di yen (57 miliardi di dollari), con l’obiettivo di avvicinarsi alla soglia del 2 per cento del Pil.


di Pierpaolo Arzilla