Ucraina: guerra di droni (seconda parte)

giovedì 4 giugno 2026


Riprendiamo il discorso relativo all’evoluzione della situazione militare in Ucraina, determinata in larga parte (ma non solo) dalla “corsa ai droni”.
Abbiamo visto come l’Ucraina abbia raggiunto una posizione di vantaggio in questo campo ai tre livelli − tattico, operativo e strategico − grazie a una serie di vantaggi nei settori strettamente tecnologico, della produzione industriale, e soprattutto dell’impiego sul campo.
Andiamo ora ad analizzare come questo vantaggio specifico vada ad incidere sull’andamento delle operazioni militari.

Uno degli assiomi più antichi e inossidabili dell’arte militare è che chi occupa la posizione più elevata ha un netto vantaggio tattico: questo in quanto dall’alto non solo si osserva meglio tanto l’avversario che il terreno, ma anche si può colpire con maggiore forza e precisione. Al contrario, mentre chi occupa la posizione elevata è a sua volta visibile, è meno facile da colpire. Naturalmente nel corso dei secoli questo assioma è stato adattato a situazioni contingenti, sistemi d’arma e tattiche via via molto differenti fra loro, ma ha resistito.
La dottrina occidentale attuale s’incentra soprattutto sul concetto di superiorità aerea e su come il suo raggiungimento sia condizione imprescindibile per il successo sul campo. Come però osservato più volte, nel teatro ucraino l’aviazione convenzionale è poco presente, e la superiorità aerea non è mai stata veramente raggiunta da nessuno dei contendenti, che invece se la negano a vicenda attraverso le rispettive contraeree.
Lo sviluppo dei droni ha riempito – almeno alle basse e bassissime quote – il vuoto lasciato dall’assenza delle forze aeree convenzionali, consentendo prima la semplice osservazione dall’alto, e poi la possibilità di colpire il nemico dalla famosa posizione più elevata; più recentemente poi sono comparsi i droni intercettori, che svolgono il ruolo della caccia.
Per molti versi, siamo tornati all’era pionieristica dei biplani di tela della Prima Guerra mondiale, quando le tattiche della guerra aerea e il loro impatto sulle operazioni terrestri erano ancora tutte da scrivere. Ma torneremo su questo punto nel prossimo articolo.

La “superiorità aerea” ovviamente non è un concetto semplice: in realtà lo spazio aereo può essere libero, interdetto, contestato, oppure vedere uno dei contendenti esercitare un semplice vantaggio, una certa superiorità, una supremazia effettiva o un dominio totale; ciascuno di questi “livelli” di controllo poi può essere esercitato a bassa, media o alta quota, a livello locale, regionale o complessivo, ed è sempre una sommatoria delle capacità operative degli aeromobili e della difesa aerea basata a terra. Di fatto però, chi esercita un certo grado di controllo aereo (o della “Terza Dimensione”), ha un vantaggio sul proprio avversario tanto più grande quanto maggiore è il grado del suo controllo. I colleghi in uniforme azzurra mi perdoneranno per l’imprecisione dei termini e l’assoluta incompletezza della spiegazione, ma spero di aver reso l’idea dell’importanza della cosa ai non addetti ai lavori.
Bene: quel che ci interessa qui è che l’acquisizione da parte ucraina della superiorità nell’impiego dei droni ha cambiato completamente gli equilibri sul campo, un po’ come nei casi più tradizionali li cambiava la conquista della superiorità aerea.

Fino a poco tempo fa, lo spazio aereo lungo il fronte ucraino era “contestato”, in quanto i droni di entrambe le parti operavano abbastanza liberamente, con gli ucraini che detenevano un certo vantaggio ai livelli tattico (breve e brevissimo raggio) e strategico (i famosi attacchi in profondità su aeroporti e raffinerie), mentre i russi lo mantenevano a livello operativo (il medio raggio, che consentiva gli attacchi nelle retrovie e sulle città relativamente vicine al fronte). Ora però l’avvento in vasto numero dei nuovi droni ucraini a medio raggio (soprattutto i famosi “Hornet”) e di quelli con capacità di intercettazione ha portato ad un consolidamento della superiorità ucraina un po’ a tutti i livelli, come confermano gli stessi milblogger russi.

Non è facile stabilire in base alle fonti aperte il livello effettivo di superiorità raggiunto dagli ucraini: probabilmente siamo ancora al primo stadio; ma è un fatto che ormai sulla linea del fronte a livello tattico operano più gli ucraini, che la profondità dell’interdizione effettiva delle vie di comunicazione ha raggiunto il Mar d’Azov (esponendo così l’intera logistica russa del “Corridoio di Crimea”), e l’intensità degli attacchi strategici è aumentata fino a consentire di colpire Mosca con sciami successivi esattamente come fatto dai russi su Kyiv.

Quindi sì: la situazione sul campo è profondamente cambiata a causa dell’acquisita superiorità ucraina nel campo dei droni.

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Ora però dobbiamo vedere cosa comporta la conquista di questa superiorità, che implica per gli ucraini il vantaggio di colpire i russi “dall’alto”.

In sostanza, significa che in generale gli ucraini vedono i russi dall’alto, ma i russi non vedono gli ucraini se non da davanti, e anche male. Significa che ogni soldato russo sa che può essere colpito non solo da davanti, ma anche dall’alto, e mentre da davanti si può riparare, dall’alto è molto più difficile.
Il fatto che la superiorità si estenda dal livello tattico anche a quello operativo, significa che questo problema non riguarda solo i soldati in prima linea, ma anche quelli nelle retrovie; e nelle retrovie non agisce la fanteria, ma si trovano i posti comando, i centri logistici, le strade e le ferrovie che alimentano lo sforzo complessivo, le postazioni contraeree che dovrebbero limitare le capacità aeree – con e/o senza pilota – ucraine, i depositi di carburante e di munizioni, insomma tutto ciò che serve per consentire a chi sta in prima linea di combattere.

Peggio ancora, la superiorità a livello strategico consente di colpire in profondità il territorio russo, distruggendo le sorgenti stesse della potenza militare russa: raffinerie, basi aeree, oleodotti, nodi ferroviari, depositi centrali… E industrie che producono droni.
Tutto questo, oltre a indebolire e a paralizzare in modo crescente la macchina militare russa, va a colpire anche la stessa capacità russa di alimentare la propria guerra di droni, aumentando il vantaggio ucraino nel settore, creando un circolo virtuoso per Kyiv e vizioso per Mosca.

Il dissanguamento delle forze in prima linea blocca sul nascere le offensive russe, il logoramento delle retrovie anemizza e paralizza le forze in prima linea, e l’attrito crescente della macchina produttiva dello Stato russo separa il fronte dalla Madrepatria. Di fatto, l’esercito russo sta lentamente morendo: dissanguato in prima linea, affamato nelle retrovie e anemizzato all’origine in Patria, è sempre più statico, demoralizzato e vulnerabile. L’unica cosa che gli consente di resistere e continuare a costituire una minaccia, è la sua stessa massa elefantiaca: ci mette molto tempo a morire.
Come la superiorità aerea, quella di droni non basta a ottenere la vittoria sul campo, ma è fondamentale per crearne le condizioni, perché oltre a indebolire complessivamente il nemico, gli impedisce di muoversi.

Ora però, una conseguenza (paralisi e indebolimento del nemico) ne produce un’altra: la rinnovata capacità propria di manovrare sul campo con mezzi corazzati. L’Isw ha già rilevato come gli ucraini già da un po’ hanno ricominciato a condurre operazioni montate, seppure ai minimi livelli: solo sei mesi fa i droni russi lo rendevano impossibile. Per assurdo, il fatto che ultimamente gli ucraini abbiano perso più mezzi corazzati dei russi è un segnale positivo: significa infatti che le Zsu hanno ricominciato ad impiegarli, mentre i russi non ci riescono più.
Da sempre la superiorità aerea è la condizione imprescindibile per operare con successo una guerra di manovra con i mezzi corazzati; e la guerra di manovra condotta contro un avversario statico, indebolito e a corto di rifornimenti è esattamente quello che serve per ottenere la famosa vittoria sul campo.

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A scanso di equivoci, lo ribadisco: non siamo alla vigilia del collasso russo. L’acquisita superiorità di droni dovrà essere mantenuta (i russi cercheranno di rovesciare le cose), incrementata e ulteriormente estesa in profondità, esattamente come la superiorità aerea deve essere trasformata in supremazia e poi in dominio assoluto. In questo modo si creeranno le condizioni per quel collasso che potrebbe portare alla vittoria sul campo.
Ci vorrà tempo. Ma la tendenza è quella, e per rovesciarla i russi dovrebbero generare un’innovazione tecnologica più rapida di quella ucraina, oppure aumentare di molto la loro produzione del materiale già in linea: cose entrambe difficili per una Russia economicamente allo stremo per le sanzioni.
(*) Leggi la prima parte


di Orio Giorgio Stirpe