mercoledì 13 maggio 2026
La resa dei conti si avvicina. Un terremoto potrebbe colpire a breve Keir Starmer, il governo Uk e il Labour party, Secondo quanto riportato dal Times. Il ministro della Sanità Wes Streeting starebbe valutando le dimissioni dal governo per lanciare una sfida formale alla leadership del premier, sempre più sotto pressione dopo la pesantissima sconfitta subita dai laburisti nelle elezioni amministrative del 7 maggio. Il segnale più evidente della tensione sarebbe arrivato questa mattina da Downing street. L’incontro tra Streeting e Starmer, durato appena 16 minuti, sarebbe stato segnato – secondo indiscrezioni filtrate ai media britannici – da un confronto particolarmente duro sulla crisi politica che sta attraversando il partito. Un colloquio rapido, glaciale e sufficiente ad alimentare ulteriormente le voci di una sfida imminente ai vertici del Labour.
Dietro le quinte, intanto, sarebbe già partita la conta parlamentare. Per avviare formalmente la procedura di sfiducia interna servono infatti le firme di almeno 81 deputati laburisti, e secondo il Times la raccolta sarebbe già in corso. Un portavoce di Wes Streeting ha smentito l’ipotesi di dimissioni immediate in concomitanza con il King’s Speech attualmente in corso in Parlamento, ma diversi osservatori politici ritengono che la rottura possa consumarsi entro domani, trasformando la crisi latente in una guerra aperta per la guida del partito. La possibile candidatura di Streeting rischia inoltre di aprire un fronte ancora più ampio all’interno del Labour party. Il ministro della Sanità rappresenta infatti l’ala “destra” del partito, ma il suo passo potrebbe spingere anche le correnti progressiste a organizzarsi per presentare un candidato alternativo. In questo scenario prende quota il nome di Angela Rayner, ex vicepremier e figura di riferimento della sinistra laburista, qualora non ci fossero i tempi tecnici per favorire il rientro in Parlamento del popolare sindaco di Manchester, Andy Burnham. Il ministro ha lasciato il numero 10 con il volto tirato, evitando qualsiasi risposta ai giornalisti che lo incalzavano su possibili dimissioni o su una sua candidatura contro Starmer. Il premier, però, avrebbe già fatto capire nelle scorse ore di non avere intenzione di fare passi indietro, convinto di poter battere Streeting in un eventuale voto interno tra gli iscritti del partito.
Secondo le ricostruzioni dei media britannici, sarebbero ormai circa un centinaio i deputati laburisti che avrebbero chiesto a Keir Starmer di lasciare la guida del partito. Numeri che fotografano una ribellione sempre più ampia e che rischiano di trasformare il dopovoto amministrativo in una crisi esistenziale per il Labour. La contestazione, inoltre, non si limita più ai parlamentari. Anche i sindacati storicamente affiliati al partito hanno lanciato un messaggio durissimo alla leadership. In una dichiarazione congiunta, le union hanno affermato che Starmer “non guiderà il partito nelle prossime elezioni politiche” previste nel 2029. Pur riconoscendo “i progressi compiuti”, i sindacati sostengono che il Labour “non può continuare su questa strada”. Nel documento si legge inoltre che “il Labour non sta facendo abbastanza per realizzare il cambiamento che i lavoratori hanno chiesto votando alle elezioni politiche”. Da qui la richiesta di “un cambiamento di rotta sulla politica economica e sulla strategia politica”, considerato decisivo per riportare il partito verso il proprio storico elettorato popolare.
di Zaccaria Trevi