mercoledì 13 maggio 2026
Accoglienza in pompa magna per Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti è atterrato a Pechino, dove le autorità cinesi hanno organizzato una cerimonia degna dell’uomo più potente al mondo. Sulla pista dell’aeroporto della capitale è stato srotolato il tappeto rosso mentre circa 300 bambini, con uniformi blu e bianche, sventolavano bandiere statunitensi e cinesi davanti al corteo presidenziale. Presenti all’atterraggio anche Eric Trump e Lara Trump, figlio e nuora del presidente americano. Ad attendere il commander-in-chief c’erano il vicepresidente cinese Han Zheng, l’ambasciatore statunitense in Cina David Perdue e l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti Xie Feng. Poche ore prima dell’arrivo del tycoon, il Ministero degli Esteri cinese aveva sottolineato la volontà di mantenere aperto il dialogo con Washington. “La Cina dà il benvenuto al presidente Trump in occasione della sua visita di Stato in Cina”, ha dichiarato il portavoce Guo Jiakun durante un briefing con la stampa, aggiungendo che “la Cina è pronta a collaborare con gli Stati Uniti”, con l’obiettivo di “ampliare la cooperazione e gestire le divergenze”.
Parallelamente alla visita presidenziale, si è svolto all’aeroporto internazionale di Incheon, in Corea del Sud, un incontro tra rappresentanti delle delegazioni economiche e commerciali di Cina e Stati Uniti. Secondo quanto riferito dall’agenzia Xinhua, a Seul è previsto il faccia a faccia tra il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng, considerato l’ultimo passaggio di coordinamento prima del vertice tra Trump e Xi Jinping. Sul tavolo dei colloqui resta anche il dossier sicurezza energetica. Secondo quanto riferito all’agenzia giapponese Kyodo news da un portavoce del dipartimento di Stato americano, il segretario di Stato Marco Rubio e il ministro degli Esteri cinese Wang Yi, durante una conversazione telefonica avvenuta ad aprile, avrebbero concordato sulla necessità di impedire che “alcun Paese” possa imporre pedaggi per il transito nello stretto di Hormuz. Mentre Trump è in Cina, i pasdaran si dicono pronti a “condurre qualsiasi operazione rapidamente”. L’Iran non rinuncerà “in alcun modo al controllo dello stretto di Hormuz e non entreremo in alcun modo in discussioni sui negoziati relativi all'arricchimento dell’uranio”, ha avvertito Alaeddin Boroujerdi, membro della commissione per la Sicurezza nazionale.

L’attesa per la visita ha ormai travolto anche i social network cinesi. L’hashtag #WelcomeTrumpToChina è balzato ai primi posti delle tendenze su Weibo, accompagnato da migliaia di messaggi favorevoli alla cooperazione tra le due superpotenze. Tra i commenti più condivisi compaiono espressioni come “benvenuto” e “la cooperazione porta a un win-win”, formula rilanciata più volte dalla diplomazia cinese negli ultimi giorni. Ogni ora che passa, cresce la presenza di curiosi e sostenitori nei pressi del Four Seasons di Pechino, l’hotel scelto per ospitare il presidente americano durante la permanenza cinese. Centinaia di persone, tra autoctoni e stranieri, si sono radunate nelle aree circostanti seguendo in diretta la copertura della televisione di Stato Cgtn, in attesa dell’arrivo del convoglio presidenziale, composto da oltre 40 veicoli. L’intera zona attorno all’albergo è stata trasformata in una cintura di sicurezza. Sull’edificio sventolano affiancate la bandiera degli Stati Uniti e quella della Repubblica popolare cinese, mentre un imponente dispiegamento di agenti presidia il marciapiede opposto impedendo fotografie a distanza ravvicinata. Il lato dell’hotel riservato al corteo è stato completamente chiuso ai passanti. Da lì, nelle prossime ore, transiterà la colonna blindata che accompagnerà Trump nella residenza scelta per la visita ufficiale, poco prima della cena prevista in serata.
di Eugenio Vittorio