L’altra metà del cielo e la famiglia nella cina post-maoista

sabato 9 maggio 2026


Seconda parte

Nel 2021 il governo ha presentato lo Schema di sviluppo delle donne in Cina (2021- 2030), proponendo 75 obiettivi principali e 93 misure di sostegno, che riguardano profili essenziali come la salute, l’istruzione e l’economia. Detto schema prevede che entro il 2030 la politica nazionale mirante alla parità tra uomini e donne, venga integralmente attuata. Con la crisi dell’occupazione negli ultimi anni, in Cina un numero crescente di donne è entrato a far parte della “gig economy”, caratterizzata da lavori a chiamata, spesso senza tutele, in contrasto con posizioni di lavoro stabili ed a tempo indeterminato. La retribuzione di partenza spesso è inferiore a quella maschile, nonostante l’intervento di vari sindacati locali. Nonostante ciò, autiste, fattorine e rider cinesi, che pure costituiscono circa il 20 per cento della forza lavoro in tali settori, subiscono molte più discriminazioni rispetto agli uomini, in parte per ragioni culturali ed in parte a causa degli algoritmi delle piattaforme che gestiscono queste attività. Per ciò che concerne le donne, percettrici di retribuzioni più basse rispetto ai colleghi uomini nei vari settori, diversi sindacati hanno messo in piedi una serie di attività per sostenere le lavoratrici (offrendo prodotti, stazioni di risposo, servizi sanitari e di consulenza); ma non sono ancora stati avviati dei negoziati con le piattaforme, per rivedere il sistema degli algoritmi ed inserire maggiori tutele per la percentuale femminile.

Nell’ambito del matrimonio, è stata vietata la bigamia; è stato introdotto il divorzio; è stata abolita la nota politica del figlio unico, i cui effetti disastrosi non hanno mancato di manifestarsi ancora nei tempi presenti. Per rimediare alla precedente forzata denatalità frutto della ricordata politica, il calo delle nascite è stato affrontato insieme al problema del crollo dei matrimoni, di notevole impatto sociale ed economico, peraltro comune al mondo occidentale. Nel 2021 le donne risultavano aver assunto ruoli sempre più importanti all’interno della società, venendo definite “nü hanzi” nelle città, cioè donne indipendenti, dotate di intelligenza e capacità., superandosi in tal modo la tradizione confuciana – peraltro non molto dissimile da quella seguita in Occidente ancora nel secolo scorso – della donna come regina della casa, dedita ai lavori domestici e sottomesse ai mariti. Con lo sviluppo sociale, sono apparse sempre più shengnü o “donne rimaste single”, in un contesto relazionale e della qualità della vita sempre più simile a quello delle donne occidentali In ordine alla condizione giuridica femminile, il 30 ottobre 2022 il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo, massimo organo legislativo cinese, emendò la “legge sulla protezione delle donne”, al fine di fornire loro una maggiore tutela contro le molestie sessuali e la discriminazione di genere nel momento delle assunzioni. Entrata in vigore il 1° gennaio 2023, detta norma ha aggiunto varie disposizioni che impongono nuovi requisiti alle aziende circa la tutela in parola.

Le novità riguardano la parità di genere nell’assunzione e nella negoziazione dei contratti, gli obblighi del datore di lavoro nella prevenzione delle molestie sessuali, nonché le misure di soccorso per le donne in caso di lesione dei loro diritti ed interessi. Al momento delle assunzioni non potranno essere escluse le donne, né darsi priorità agli uomini; sarà vietato effettuare indagini sullo status coniugale e materno delle donne, o chiedere loro un test di gravidanza. Puntuali tutele sono state approntate in favore delle madri lavoratrici dalla nuova normativa, che testualmente recita. il datore di lavoro non può, a causa del matrimonio, della gravidanza, del congedo di maternità, dell’allattamento e di altre circostanze, ridurre i salari e le prestazioni sociali delle lavoratrici, limitare la promozione, l’avanzamento, la valutazione e l’impiego di lavoratrici con titoli e incarichi professionali e tecnici, licenziare le lavoratrici, sciogliere unilateralmente il contratto di lavoro o di servizio.

Sotto il profilo della prevenzione delle molestie sessuali sul posto di lavoro, non solo sono espressamente vietate, ma incombe altresì l’obbligo sul datore di lavoro di adottare misure atte a prevenirle, e di predisporre appropriati strumenti di reclamo da parte delle vittime.

Viene altresì precisato che nella fattispecie criminosa in esame, rientrano anche i commenti verbali, il linguaggio scritto, le immagini, i comportamenti fisici o le altre azioni contro la volontà delle donne. In particolare, le vittime di molestie sessuali sono invitate a presentare reclami alle unità ed agli organi pubblici competenti, denunziandole agli organi di polizia o intentando un’azione civile presso il Tribunale del Popolo. La legge in parola, prevede altresì che il datore di lavoro possa essere sottoposto ad un procedimento penale, ove non adotti misure di prevenzione e di denunzia delle molestie sessuali contro il diretto responsabile ed eventuali complici, affinché siano puniti a norma di legge. Onde prevenire il deprecato fenomeno, viene consigliato ai datori di lavoro di definire espressamente quali tipi di comportamento possano risultare inappropriati, redigendo a tal fine una sorta di Codice antimolestie aziendale. La nuova normativa sulla tutela delle donne prevede anche una maggiore protezione della privacy e dei dati personali. In merito al tema dell’occupazione femminile, in Cina è diminuita negli ultimi 30 anni, scendendo dal 73,2 per cento del 1990 al 60,5 per cento nel 2019. Nonostante l’impegno alla realizzazione della parità dei sessi, la strada da fare è dunque ancora lunga, come è dato evincere dalla persistente disparità salariale rispetto agli uomini, nella misura all’incirca del 15 per cento in meno. E non solo: in alcune aree, come quella militare ed in parte quella scientifica, persistono ancora delle restrizioni verso le appartenenti al gentil sesso, che nel tempo possono avere delle ricadute anche sulla loro crescita professionale. È oggi un dato acquisito, dopo l’impervio percorso verso la parità, il progresso conseguito nel cammino per la piena eguaglianza giuridica, economica e professionale della donna cinese[1], che non costituisce purtroppo un traguardo di civiltà ancora raggiunto nell’ambito di una dimensione a livello mondiale.                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                      Un fenomeno assolutamente nuovo è quello dell’accresciuta autostima ed indipendenza delle cinesi, che sovente scelgono di restare nubili.

Ed è abbastanza nota la preoccupazione che si è venuta a determinare nel Dragone, in seguito al calo dei matrimoni e delle nascite, per cui in alcune regioni sono state intraprese delle iniziative come l’offerta di cerimonie nuziali a basso costo, app di incontri per aiutare a trovare l’anima gemella, agenzie matrimoniali, corsi online per istruire i giovani su temi come il matrimonio e la famiglia. Anche se la Cina nel 2023 ha promosso vari incentivi per invertire il fenomeno del calo demografico (estensione del limite massimo del periodo dei congedi parentali indennizzabili, sussidi monetari, coperture assicurative per i trattamenti di fertilità), i risultati sono stati ben al di sotto delle previsioni. Il che non deve destare troppa meraviglia, se si considera il lungo periodo della politica del “figlio unico”, con preferenza per i maschi. L’inversione di rotta negli ultimi 20 anni non ha sortito gli effetti sperati (Programma quinquennale di sviluppo delle donne e Programma decennale di sviluppo delle donne), al fine del conseguimento della parità di ruolo femminile nella società, poiché ancora oggi le cinesi subiscono discriminazioni di genere a tutti i livelli. Nonostante quanto asserito nel marzo 2024 dalla rappresentante cinese alla sessantottesima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne, va registrato un progressivo deterioramento della posizione femminile nella società.

Mentre nel passato al Congresso quinquennale delle donne del Partito comunista cinese si sosteneva il duplice protagonismo femminile nella famiglia e nella società, al Congresso che ebbe luogo a Pechino alla fine di ottobre del 2023, i dirigenti del partito ivi convenuti (solo uomini) indicarono alle donne quale fosse la loro missione: sposarsi, procreare e dare priorità alla famiglia tradizionale. Quindi un ritorno alla dimensione domestica per contrastare il crollo demografico, riscoprendo a tal fine l’etica confuciana, con una riproposizione patriarcale della famiglia, radicata nei valori confuciani delle tre obbedienze della Donna al padre, poi al marito e infine ai figli maschi. Ma è inverosimile che la popolazione femminile dopo aver respirato l’aria dell’emancipazione e della libertà dai vincoli domestici, possa accettare una regressione ancillare di tale tipo. Le giovani cinesi mirano – viceversa – a politiche incentivanti per i redditi, i servizi di assistenza e cura all’infanzia, nonché al superamento di tutti gli squilibri di genere, all’interno delle mura domestiche come nei luoghi di lavoro. Nei primi mesi del 2024 venne registrato un calo di quasi il 10 per cento dei nuclei familiari rispetto all’anno precedente, poiché molti giovani ultratrentenni preferivano vivere da single.

Queste opzioni non trovano favorevoli riscontri presso le famiglie cinesi, che sovente incitano i propri figli a sposarsi, ma quando le insistenze diventano troppo pressanti, la creatività dei giovani ricorre allo stratagemma del presentatasi a casa con delle “fidanzate in affitto”, scelte tramite apposite agenzie online ad un costo che varia tra i 500 yuan e gli 800 yuan (tra 60 e 100 euro), a seconda della regione e della durata della sceneggiata, cui si aggiungono le spese per il viaggio ed eventuali imprevisti. Le giovani che sposano un forestiero, perdono tutti i diritti derivanti dall’appartenenza al proprio villaggio nativo, come partecipare alle elezioni locali, beneficiare dei servizi di welfare, ottenere dei contratti di locazione per gli appezzamenti, ricevere degli indennizzi per i terreni collettivi espropriati o requisiti. In occasione del Forum sulle donne dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco), tenutosi l’11 settembre 2024 – a Qingdao, il presidente Xi Jinping ha definito le donne “importanti promotrici della civiltà umana e del progresso sociale”, elogiandole per “i notevoli risultati raggiunti in tutti i settori della vita”. In realtà, la condizione della popolazione femminile in Cina non è comparabile con quella maschile, essendo la disparità di genere un problema ancora molto radicato nella società cinese, ancor più accentuato nelle campagne.

Con l’aumento del livello di istruzione e le maggiori connessioni sociali, crescono i casi in cui alcune donne portano le controversie sulla disparità in tribunale; ma la strada da percorrere per una compiuta realizzazione della tutela femminile, è ancora lunga ed in salita. Un trattamento ben diverso è quello riguardante gli uomini, che possono sposare chi vogliono, senza rischiare di perdere i propri diritti od opportunità. Una svolta è tuttavia in corso, dal momento che una silenziosa resistenza da parte femminile è in atto, attraverso il ricorso alle vie legali per vedere riconosciuti i propri diritti, grazie anche al maggior livello di istruzione raggiunto. Sopravvive tuttora una cultura patriarcale, retaggio del Confucianesimo (ma presente anche nel cristianesimo: San Paolo nella nota Epistola agli Efesini, tuttora letta in occasione del matrimonio cattolico, esortava le mogli ad essere “sottomesse ai mariti”). Nonostante gli effetti visibili della modernizzazione, l’antica concezione che considera la donna un’appendice dell’uomo, sopravvive tuttora nelle aree rurali della Cina. Con la riforma introdotta negli anni Ottanta, che ha comportato la concessione in usufrutto delle terre ai contadini, le conseguenze economiche della disuguaglianza di genere sono ancor più evidenti: in molte regioni dell’ex Celeste impero, nonostante la legge preveda una spartizione equa della terra, ai bambini è garantita una quantità doppia rispetto a quella delle bambine. La consuetudine poi di registrare i contratti di affitto delle terre, come delle case e dei conti deposito a nome dei padri o dei mariti, condiziona la possibilità delle donne di poter fruire liberamente dei beni di famiglia e di ricavarne così dei profitti. 

Un raggio di luce nella situazione evidenziata circa l’impervio cammino delle donne cinesi verso la parità, filtra dalla nuova Legge sulle organizzazioni economiche collettive rurali, approvata il 28 giugno 2024 ed entrata in vigore dal 1° maggio 2025, mirante a rafforzare lo sviluppo economico delle campagne cinesi, a migliorare il benessere dei suoi abitanti ed a tutelarne i diritti. In particolare, l’articolo 12 rimuove una serie di condizioni che in precedenza dovevano essere soddisfatte per valutare l’appartenenza alle Comunità rurali, garantendo che tutte le donne, a prescindere dal proprio stato civile, ne facciano legittimamente parte ed abbiano il diritto a godere dei correlati benefici. I giovani cinesi della Generazione Z [2] sembrano sempre meno interessati alle cerimonie nuziali tradizionali, che avvertono come noiose, eccessivamente formali e troppo costose, per cui preferiscono sposarsi nei saloni di karaoke, nei ristoranti di hotpot, come anche in fast food come McDonald. Un recente sondaggio ha evidenziato che la moda dei matrimoni minimalisti si sta diffondendo rapidamente in Cina, soprattutto tra le coppie più giovani, anche a causa della crisi economica, a fronte della quale le più famose catene di fast food, tra cui McDonald’s, Haidilao e Heytea, hanno lanciato degli speciali pacchetti nuziali. Per esempio, ad Hong Kong, i punti vendita McDonald’s offrono un pacchetto matrimoniale da 385 dollari, che include un bouquet da sposa fatto di McNuggets.

Ma non è solo una questione di costi, dato che le nuove generazioni non seguono più le tradizioni delle precedenti, con formalità e rituali considerati ormai obsoleti. Sui social media cinesi, molti utenti hanno iniziato a esprimersi in favore dei “tre no matrimoniali”, vale a dire contro le cerimonie che prevedano un convoglio di limousine, o damigelle e testimoni, o il rituale in cui lo sposo deve ottenere l’ingresso a casa della sposa completando una serie di sfide. Su Weibo del 12 ottobre 2024 un post sui “tre no matrimoniali”, ha ottenuto oltre 40 milioni di visualizzazioni, con molti utenti che hanno commentato di ritenere che i rituali nuziali tradizionali non solo siano eccessivamente costosi, ma anche troppo lunghi e defatiganti per le coppie. Il 25 dicembre 2024 la Commissione sanitaria nazionale (Guojia weisheng jiankan weiyuanhui) della Repubblica popolare cinese, ha tenuto una conferenza stampa a Pechino, per illustrare i risultati degli sforzi compiuti nell’ambito della salute mentale. Secondo i dati resi noti dall’Organizzazione mondiale della sanità, attualmente sarebbero 54 milioni i cittadini cinesi che soffrono di depressione e 41 milioni quelli affetti da disturbi legati all’ansia. Tali patologie investono sia la popolazione urbana che quella rurale: nelle città i ritmi di vita sono sempre più frenetici; ma le conseguenze della crisi economica hanno inciso maggiormente sui contadini, che risultano cinque volte più esposti al suicidio, con maggiore incidenza sulle donne. Le ragioni che inducono a compiere questo gesto disperato, quinta causa di morte in Cina nel 2024, sono attribuibili alla mancanza di assistenza sanitaria, all’ostracismo associato alle malattie mentali, alla povertà ed agli scarsi livelli di istruzione che connotano le campagne.

Per affrontare questa grave emergenza, negli ultimi anni la Commissione sanitaria nazionale si è impegnata a migliorare i servizi di salute mentale, a rafforzare le misure di prevenzione ed a promuovere campagne di sensibilizzazione della popolazione – specialmente quella più giovane – sulle problematiche legate al disagio psichico. Durante la conferenza stampa in questione, si è deciso di attivare un numero verde di assistenza psicologica, da chiamare se si desidera ricevere il supporto di un esperto o anche semplici informazioni. Il ritardo con cui le autorità hanno preso piena consapevolezza della gravità del problema in discorso, è dovuto al fatto che la salute mentale in Cina ha ricevuto l’attenzione dell’opinione pubblica e del mondo accademico, solo a partire dall’ultimo ventennio, anche a causa di pregiudizi molto radicati nella cultura cinese: le persone con disturbi mentali erano state spesso ritenute incapaci di realizzare l’ideale confuciano di armonia personale e sociale. Ancora oggi molti preferiscono non ammettere di soffrire di problemi psichici per paura dello stigma sociale, dannoso per la reputazione e pregiudizievole per la vita relazionale nella comunità di appartenenza. Nel campo dell’infanzia, sono emersi dei problemi analoghi a quelli della società occidentale, per cui è stata evidenziata la necessità che i bambini crescano in un ambiente familiare sereno, che siano incoraggiati a coltivare delle relazioni interpersonali e che siano messi al riparo dai pericoli derivanti dall’accesso ai contenuti che circolano sul web. I genitori – infine – dovrebbero poi evitare di essere troppo indulgenti e permissivi nei confronti dei figli e di esercitare pressioni per i risultati scolastici.

(continua)

L’altra metà del cielo e la famiglia nella cina post-maoista (prima parte)


di Tito Lucrezio Rizzo