mercoledì 22 aprile 2026
Il primo ministro è politicamente appeso a un filo. Keir Starmer è “alle corde”, o almeno così viene descritto dalle aperture dei principali quotidiani britannici – con il Times in prima linea – all’indomani della durissima audizione parlamentare di Olly Robbins. L’ex segretario generale e già massimo funzionario del Foreign office, è stato convocato per fare luce sul caso della controversa nomina dell’ex ministro Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti. Al centro delle polemiche vi è la decisione, attribuita al premier Keir Starmer, di aver sostenuto con forza la designazione politica di Mandelson, arrivando a forzare l’iter dei controlli previsti per la sicurezza nazionale. Un passaggio particolarmente delicato alla luce dei rapporti del laburista con il defunto finanziere Jeffrey Epstein, figura già travolta da scandali legati alla pedofilia.
Mandelson, già influente stratega del New Labour guidato da Tony Blair, era inoltre finito sotto scrutinio per precedenti attività di consulenza con ambienti collegati a Cina e Russia. La sua esperienza diplomatica negli Stati Uniti si è però conclusa rapidamente: pochi mesi dopo la nomina è stato rimosso dall’incarico, quando nuove rivelazioni contenute negli Epstein Files hanno riportato il suo nome al centro dell’attenzione pubblica, culminando con l’arresto dell’ex potente consigliere del Labour. Le dichiarazioni rese da Robbins davanti alla commissione parlamentare hanno ulteriormente complicato la posizione del primo ministro. L’ex alto funzionario ha infatti contestato la linea difensiva adottata da Starmer, che nei giorni scorsi aveva sostenuto di non essere stato informato sugli esiti delle verifiche di sicurezza. Robbins ha invece affermato di aver subito pressioni, attraverso l’ufficio del premier, affinché fosse autorizzata la nomina di Mandelson all’inizio del 2025, quando la designazione politica era già stata formalizzata. Solo successivamente – ha aggiunto – Starmer avrebbe deciso di rimuoverlo, accusandolo di non aver segnalato le riserve espresse dai servizi di sicurezza durante controlli effettuati a posteriori.
La ricostruzione fornita dall’ex segretario generale rischia ora di alimentare nuovi attacchi politici contro il capo del governo durante il prossimo question time alla House of commons, dove le opposizioni si preparano a chiedere chiarimenti e, secondo alcune indiscrezioni, anche le dimissioni del premier. La vicenda ha inoltre suscitato irritazione nel sindacato che rappresenta i funzionari del Civil service, preoccupato per il possibile utilizzo politico dell’apparato amministrativo. A rendere il quadro ancora più delicato è un’ulteriore rivelazione dello stesso Robbins: secondo l’ex funzionario, Starmer avrebbe tentato in passato di ottenere un incarico diplomatico anche per Matthew Doyle, già capo del suo ufficio stampa. Il tentativo sarebbe avvenuto scavalcando l’allora ministro degli Esteri – oggi vicepremier – David Lammy. Doyle, nel frattempo nominato membro della House of lords, è stato recentemente sospeso dopo essere emerso che anni prima aveva sostenuto la campagna elettorale di un collega di partito poi incriminato per pedofilia.
Nel frattempo il tabloid Daily Mail parla apertamente di crescenti tensioni interne al Labour Party, evocando i primi segnali di un possibile malcontento organizzato contro la leadership di Starmer. Secondo il giornale, dietro le quinte si registrerebbero critiche sempre più esplicite sulla gestione del caso Mandelson da parte di figure di primo piano del governo, tra cui la ministra dell’Interno Yvette Cooper e soprattutto il titolare dell’Energia Ed Miliband, esponente di una linea più progressista rispetto all’impostazione moderata del premier.
di Zaccaria Trevi