martedì 21 aprile 2026
La “necessità” spaventa il vicinato. Dal 16 aprile fino al 30 giugno prossimo, i primi 500mila immigrati irregolari, che dimostreranno di essere stati in Spagna prima del 31 dicembre 2025, potranno mettere a posto la loro posizione se presenteranno una domanda di regolarizzazione per ottenere un permesso di soggiorno di un anno per lavorare.
Gli stranieri dovranno anche dimostrare di non avere precedenti penali e di aver risieduto nel Paese per almeno 5 mesi al momento della presentazione della domanda. Con questa nuova politica, il governo a trazione Psoe intende affrontare la carenza di manodopera e, al contempo, sostenere la propria economia.
Il primo ministro Pedro Sánchez giustifica l’ampia regolarizzazione come “una necessità”, a fronte dell’invecchiamento della popolazione spagnola, soprattutto per sostenere l’economia nazionale, la quarta più grande dell’Eurozona e attualmente una delle più dinamiche d’Europa. Sanchez sostiene che “uno dei motivi principali del nostro forte sviluppo economico in Spagna è la nostra politica migratoria”.
Secondo alcune stime, infatti, il 50 per cento della crescita spagnola dal 2022 è dovuto alla presenza di lavoratori stranieri, soprattutto in settori chiave come ospitalità, servizi alla persona, edilizia.
Il vicinato francofono mugugna. Soprattutto quello di stanza a Bruxelles. Intervenendo in un dibattito nell’eurocamera, il Parlamentare europeo di Les Republicains, Xavier Bellamy, considera la nuova regolarizzazione di Sanchez “non solo un rischio per la Spagna, ma per tutta l’Europa, in termini di sicurezza, a causa della mancanza di controlli approfonditi”. Nessuno sa, infatti, ha rilevato, “chi siano davvero queste persone”, paventando che tra i 500mila regolarizzati possano esserci molte cellule dormienti islamiste pronte a seminare terrore in Europa. L’idea che la regolarizzazione sia utile alla crescita economica, osserva Bellamy, è un’idea cinica dell’uomo e della nostra società”. Il pericolo, rileva, è per tutta l’Europa perché “queste persone entrate illegalmente in Spagna” e ora regolarizzate, “potranno viaggiare in tutti i nostri Paesi”.
Agli “amici spagnoli” l’eurodeputato di Lr dice di “avere bisogno di loro”, poiché “il vero problema non è Vox o il Partito popolare, ma la politica di Pedro Sanchez: fino a quando sarà primo ministro in Spagna, tutta Europa sarà in pericolo di fronte all’immigrazione illegale”. Bellamy auspica che il regolamento sui rimpatri impedisca presto una mossa “così sconsiderata”. Il provvedimento, adottato dal Parlamento europeo il 26 marzo, prevede la creazione di “piattaforme di rimpatrio” in Paesi extra-Ue, destinate ad accogliere i migranti le cui domande di asilo sono state respinte. Mira, inoltre, a rafforzare le sanzioni contro gli individui privi di documenti che si rifiutano di lasciare il territorio europeo.
Attualmente, in Spagna vivono poco più di 800mila persone senza permesso di soggiorno. Oltre il 90 per cento di essi, non proviene dal Medio Oriente, ma dall’America Latina, e lavora già prevalentemente in nero. La regolarizzazione, per il governo Sanchez, ha quindi un duplice vantaggio: migliorare la loro situazione e ridurre l’economia sommersa che grava sulle finanze pubbliche.
Per Marine Le Pen, la Francia “già piegata sotto il peso di un’immigrazione ininterrotta, deve proteggersi da queste ondate migratorie che sono solo all’inizio”. Alcuni parlamentari del Rassemblement National, come Laure Lavalette, ritengono che la Spagna debba “uscire immediatamente dall’area Schengen”, riporta Le Figaro. Fabrice Leggeri, coordinatore del Rn al Parlamento europeo, intervistato da Europe 1, vede la penisola iberica come “una pompa aspiratrice di futuro” per l’immigrazione irregolare. L’Exagone, osserva, “può ovviamente essere in prima linea, perché siamo il punto di transito obbligatorio per chi viaggia dalla Spagna verso l’area Schengen, e per tutte queste ragioni la questione riguarda anche la Francia”. C’è chi parla addirittura di “tradimento europeo”, come Eric Ciotti, sindaco di Nizza e fondatore dell’Udr (Union des droites pour la Republique), che ritiene inoltre questa regolarizzazione “una decisione isolata che avrà ripercussioni su tutta l’Europa”, e chiede addirittura a Emmanuel Macron di ripristinare le frontiere con Madrid.
Il ministro spagnolo per l’inclusione e l’immigrazione, Elma Saiz, ricorda che si tratta del “settimo provvedimento di questo tipo attuato in Spagna, sia sotto governi di sinistra che di destra, dagli anni ‘80, con ottimi risultati”. Ne va, aggiunge, della sopravvivenza demografica, economica: una diminuzione dei flussi migratori sarebbe sufficiente a innescare un declino lento ma profondo.
Entro il 2075, secondo uno studio dell’Ufficio di prospettiva nazionale spagnola, diffuso da Rtbf, la popolazione diminuirebbe drasticamente, la forza lavoro diventerebbe scarsa e la crescita si indebolirebbe di oltre il 20 per cento. Già ora, a causa della mancanza di manodopera, le aziende agricole spagnole stanno scomparendo, l’assistenza agli anziani diventa inadeguata e migliaia di bar e negozi chiudono, così come le scuole, perché non ci sono bambini. Per la Spagna dunque, dicono i numeri, l’immigrazione non è solo una scelta politica, ma una necessità strutturale.
di Pierpaolo Arzilla