La giornalista Shelly Kittleson è stata liberata

mercoledì 8 aprile 2026


La giornalista americana era stata rapita a Baghdad. Dopo sette giorni di prigionia, il segretario di Stato Marco Rubio ha confermato la liberazione di Shelly Kittleson, affermando che gli Usa stanno lavorando per sostenere la sua uscita sicura dall’Iraq. Ad annunciare il rilascio per prima è stata la milizia sciita filo-iraniana Kataib Hezbollah, ritenuta responsabile del sequestro del 31 marzo nella capitale irachena. La liberazione, secondo quanto emerso, sarebbe stata concessa in cambio della scarcerazione di alcuni membri del gruppo e a condizione che la giornalista lasci immediatamente il Paese. La notizia è stata diffusa in serata con un breve comunicato del movimento armato. “In segno di apprezzamento delle posizioni nazionali del primo ministro uscente, abbiamo deciso di rilasciare l’imputata americana Shelly Kittleson, a condizione che lasci immediatamente il Paese”, ha dichiarato Abu Mujahid al-Assaf, responsabile della sicurezza della milizia sostenuta da Teheran. Lo stesso esponente ha voluto rimarcare il carattere eccezionale della decisione: “Non si ripeterà nei prossimi giorni, poiché ci troviamo in uno stato di guerra, e in casi come questo molte considerazioni vengono accantonate”.

Secondo quanto riferito da due funzionari iracheni al New York Times, il rilascio della reporter sarebbe dunque legato a uno scambio di prigionieri con esponenti di Kataib Hezbollah. Fino a oggi il gruppo paramilitare sciita non aveva mai rivendicato formalmente il sequestro, né aveva diffuso prove della sopravvivenza della giornalista o presentato richieste ufficiali per la sua liberazione. Kittleson, 49 anni, originaria del Wisconsin, era stata rapita in pieno giorno in una strada del centro di Baghdad. Reporter esperta di Medio Oriente, collabora con diversi media internazionali, tra cui il quotidiano Il Foglio e l’agenzia Ansa. Chi la conosce la descrive come una profonda conoscitrice dell’Iraq e della regione, abituata a muoversi anche nei contesti più rischiosi per raccontare storie difficili. Secondo alcune ricostruzioni, la giornalista era stata più volte avvertita del pericolo. La sera precedente al sequestro le sarebbe stato consigliato di lasciare immediatamente il Paese. L’analista di sicurezza nazionale Alez Plitsas, intervenuto sulla rete Cnn, ha riferito che il nome della reporter figurava in una lista in possesso della milizia e che lei ne era a conoscenza.

Le speranze sulla sua sorte si erano riaccese già nelle ore precedenti alla liberazione, quando fonti della sicurezza irachena avevano parlato con il Washington Post sotto anonimato. I funzionari avevano spiegato che la giornalista era viva e detenuta proprio da Kataib Hezbollah, che avrebbe potuto utilizzarla come leva per frenare eventuali raid aerei statunitensi. Secondo fonti statunitensi e irachene citate dal quotidiano americano, Kittleson sarebbe stata trattenuta a Jurf al-Sakhar, una roccaforte della milizia situata circa 60 chilometri a sud di Baghdad. Nelle stesse ore Washington avrebbe intensificato le pressioni sulle autorità irachene affinché intervenissero contro il gruppo armato, mentre alcuni influenti esponenti politici sciiti della regione avrebbero avviato contatti diretti con la milizia nel tentativo di ottenere la liberazione della giornalista.


di Zaccaria Trevi