lunedì 30 marzo 2026
Si può intravedere la fine del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Con Teheran “stiamo negoziando direttamente e indirettamente. Oggi ci sono state buone trattative”, ha affermato stanotte il presidente Donald Trump. Nel corso della notte il tycoon ha rivendicato anche i risultati delle operazioni militari delle ultime ore. “Abbiamo distrutto molti target oggi. È stato un grande giorno. Stiamo negoziando con loro direttamente e indirettamente. Come sapete ci hanno dato 10 navi nei giorni scorsi e oggi ci hanno dato come tributo e segno di rispetto 20 navi molto grandi che attraverseranno lo stretto di Hormuz a partire da domani mattina”, ha detto Trump. Non è mai facile, tuttavia, trattare con la Repubblica islamica. Anche se “stiamo andando molto bene nelle trattative, ma non si mai con l’Iran. Penso che faremo un accordo, ma è possibile anche che non ci sia”. Alla domanda su un possibile dispiegamento di forze terrestri sul campo di battaglia, il presidente statunitense ha replicato con cautela: “abbiamo molte opzioni”.
Nel frattempo il Corpo delle Guardie rivoluzionarie islamiche ha ufficialmente riconosciuto l’uccisione di Alireza Tangsiri, comandante della Marina dei pasdaran. La notizia è stata diffusa attraverso un comunicato dell’Irgc pubblicato dall’agenzia Tasnim e ripreso dalla Bbc. Le Forze di difesa israeliane avevano annunciato l’uccisione dell’alto ufficiale già quattro giorni fa, il 26 marzo. Nel comunicato iraniano si afferma che il comandante stava “organizzando le forze e rafforzando lo scudo difensivo delle isole e delle coste” ed è morto “a causa della gravità delle ferite riportate”. Il testo aggiunge che la Marina, nonostante l’assenza del proprio comandante nei giorni precedenti, avrebbe continuato a infliggere “colpi devastanti” mantenendo “un controllo decisivo sullo stretto di Hormuz”. Le Guardie rivoluzionarie hanno inoltre ribadito l’intenzione di proseguire le operazioni militari, promettendo di “non fermarsi finché il nemico non sarà completamente distrutto”. Il passaggio di 20 navi attraverso lo stretto di Hormuz, a partire da domani, è una palese concessione che stona con la cronaca di guerra iraniana.
Nonostante questa probabile apertura di Teheran, i mercati rimangono preoccupati. Perciò oggi si riuniscono i ministri delle Finanze del G7, insieme agli omologhi responsabili dell’energia e i titolari delle banche centrali. L’obiettivo di questa riunione inedita è fare il punto sulle ripercussioni economiche legate alla guerra. La presidenza francese del G7 ha fissato l’incontro in videoconferenza alle 13. Di fronte all’impennata dei prezzi dell’energia, il ministro francese dell’Economia e delle Finanze Roland Lescure ha osservato che “ci sono già risposte diverse, e questo è dovuto in larga parte a divari di situazione e di esposizione rispetto alla crisi”, ricordando come l’Asia sia particolarmente vulnerabile alle eventuali interruzioni del traffico nello stretto di Hormuz. “È uno dei motivi per cui abbiamo voluto riunire un G7 Finanze-Energia-banche centrali, affinché nello stesso luogo, alla stessa ora, si possa parlare tutti insieme dei mercati energetici internazionali e nazionali, ma anche dell’impatto sui mercati finanziari e, ovviamente, l’impatto sull’economia”, aveva aggiunto il ministro venerdì scorso. La Francia detiene da gennaio la presidenza di turno del G7, il forum che riunisce le principali economie avanzate: Germania, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone e Regno Unito.
LA SPAGNA CHIUDE LO SPAZIO AEREO A IDF E USA
La Spagna ha deciso di prendere le distanze dall’operazione militare contro l’Iran guidata da Stati Uniti e Israele, negando non solo l’utilizzo delle basi di Rota e Morón ma anche il sorvolo del proprio spazio aereo ai velivoli coinvolti nella missione. Il divieto riguarda non soltanto gli aerei impegnati direttamente nei bombardamenti, ma anche quelli di supporto logistico, come i velivoli cisterna per il rifornimento in volo, compresi quelli dislocati in Paesi terzi. Lo ha riferito El País, citando fonti militari e governative. Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez lo aveva già annunciato la scorsa settimana intervenendo al Congresso per illustrare la posizione di Madrid sulla crisi mediorientale: “Tutti i piani di volo che prevedono azioni legate all’operazione in Iran sono stati respinti. Tutti, compresi quelli degli aerei di rifornimento”. Il veto si estende quindi anche al passaggio nello spazio aereo spagnolo di bombardieri e velivoli logistici coinvolti nell’operazione. È prevista una sola eccezione: situazioni di emergenza, nelle quali può essere autorizzato il transito o l’atterraggio.
Restano invece operative le missioni statunitensi previste dagli accordi bilaterali tra Madrid e Washington, come il supporto logistico alle forze americane dispiegate in Europa. Prosegue inoltre l’assistenza tecnica alla navigazione fornita dal centro di controllo di Siviglia per i voli che attraversano lo Stretto di Gibilterra senza entrare nello spazio aereo spagnolo. Tra questi figurano anche i bombardieri strategici B-2 Spirit, che decollano dalla base di Whiteman, nel Missouri, colpiscono obiettivi in Iran e rientrano negli Stati Uniti con missioni che possono superare le 30 ore di volo senza scalo. Secondo il quotidiano spagnolo, la decisione di Madrid è maturata dopo settimane di negoziati con Washington ed è motivata dall’assenza di una copertura giuridica internazionale per l’intervento militare, non essendo stato autorizzato da Nazioni unite, Nato o Unione europea. Ciò ha comportato il ritiro dal territorio spagnolo di diversi aerei cisterna statunitensi, considerati cruciali per il sostegno alle operazioni offensive.
di Eugenio Vittorio