lunedì 23 marzo 2026
È finito il dominio rosso in Renania-Palatinato. Ieri sera l’Unione cristiano democratica ha vinto le elezioni regionali nel Länder-feudo dei socialdemocratici tedeschi. Un risultato che la Bild ha subito bollato come “storico”, dal momento che la regione è stata rossa per ben 35 anni consecutivi. Il successo della Cdu rappresenta senza dubbio un segnale positivo per il cancelliere di Germania Friedrich Merz. L’equilibrio della coalizione di governo, tuttavia, rischia di diventare più fragile. Nel giro di appena due settimane, infatti, la Spd guidata da Lars Klingbeil ha incassato due sconfitte pesanti alle elezioni regionali, un fattore che potrebbe ridurre la stabilità dell’Esecutivo federale. Secondo quanto riferito da Bild citando Table Media, lo stesso Klingbeil avrebbe offerto le dimissioni dalla guida dell’Spd nel corso di una riunione del presidio del partito.
Lo stesso Klingbeil, insieme alla copresidente Bärbel Bas, ha annunciato una dichiarazione alle 11.15, facendo annullare la conferenza stampa inizialmente prevista con il candidato locale del partito. Nel suo intervento a Berlino, il vicecancelliere ha riconosciuto la gravità della situazione: “È stata per noi una serata elettorale catastrofica ieri. E lo sguardo si dirige a livello federale e come possiamo rafforzare di nuovo l’Spd”. Allo stesso tempo, ha cercato di rassicurare sulla tenuta della coalizione: alla luce della fase che attraversa il Paese, ha affermato, “non faremo crollare il secondo partito del governo nel caos”. Klingbeil ha quindi annunciato la convocazione di una riunione dei vertici e l’avvio di un piano di riforme per rilanciare il partito.
Sul piano elettorale, la consultazione ha registrato anche l’avanzata di Alternative Für Deutschland. La destra nazionalista guidata da Alice Weidel ha ottenuto un risultato senza precedenti nell’ovest della Germania, sfiorando la soglia del 20 per cento. Secondo le proiezioni diffuse ieri dall’emittente pubblica Ard, la Cdu guida il voto con il 30,9 per cento dei consensi, in crescita di 3,1 punti percentuali rispetto alla precedente tornata regionale. L’Spd arretra invece al 25,9 per cento, con un crollo di 9,7 punti. L’AfD si colloca al terzo posto con il 19,6 per cento, registrando un incremento significativo di 11,6 punti. Più contenute le perdite dei Verdi, accreditate del 7,8 per cento (-1,3 per cento). Resterebbero invece fuori dal parlamento regionale tutte le altre forze politiche: i liberali, finora parte del governo del Land, precipitano al 2,2 per cento (-3,3 per cento), mentre i Freie Wähler si attestano al 4,2 per cento (-1,2 per cento) e anche la Linke non riesce a superare la soglia di sbarramento fermandosi al 4,2 per cento (+1,7 per cento).
Il risultato è stato salutato con entusiasmo dal candidato cristiano-democratico Gordon Schnieder, destinato a diventare il prossimo ministro-presidente del Land. “La Cdu è tornata nel Land di Helmut Kohl! – ha esultato il futuro governatore, Gordon Schnieder – senza di noi qui non si governerà più”. Schnieder ha sconfitto l’attuale capo del governo regionale Alexander Schweitzer, succeduto a Malu Dreyer dopo il suo ritiro per motivi di salute. A Berlino, tuttavia, la vittoria della Cdu viene letta con maggiore cautela. Dopo la doppia sconfitta alle elezioni amministrative – quella odierna e il pesante 5,5 per cento registrato due settimane fa nel Baden-Württemberg – il ministro ha riconosciuto la necessità di una svolta: “Adesso dobbiamo chiarire cose decisive”. Per Klingbeil il problema non riguarda soltanto la dimensione locale: “Sono numeri che fanno male. Dobbiamo chiarire che noi non siamo il partito che mantiene lo status quo”, ha aggiunto, sottolineando che “adesso dovremo portare avanti energicamente il processo delle riforme”. Sulla prospettiva di dimissioni dalla guida del partito, il leader socialdemocratico ha ammesso che si aprirà un confronto interno sul futuro della leadership. Ma, ha lasciato intendere, il contesto internazionale e la fase economica rendono poco opportuni scossoni immediati all’interno dell’Esecutivo.
di Eugenio Vittorio