mercoledì 18 marzo 2026
Big question: le potenze atomiche sono destinate, prima o poi, a collidere tra di loro, provocando una devastante reazione nucleare a catena? Paradossalmente, se lasciassimo la decisione a una Ia evoluta (cinese, americana o indiana) autonoma, del tutto indifferente agli effetti della radiazione nucleare grazie alla sua natura non genetica, potete scommettere che non esisterebbe ad autorizzare una pioggia di missili balistici intercontinentali a testata nucleare multipla sul territorio nemico, perché nella sua evoluta Teoria dei giochi ci sarebbe con probabilità certa un perdente e un vincente. E questo è certamente vero se, grazie a un sistema di Guerre stellari di seconda generazione (basate su di una rete killer di satelliti-antisatelliti, da attivare un istante prima del first-strike vincente), chi lancia per primo ha la certezza, data dalla sua Ia tecnologicamente più avanzata rispetto a tutti gli altri suoi competitor mondiali, di abbattere nell’alta atmosfera la totalità dei vettori nemici lanciati per rappresaglia, o di confondere a grandi altezze i sistemi guida degli stessi missili, causando così la loro dispersione nello spazio extraterrestre, prima che questi ultimi raggiungano il suo territorio. Elon Musk, da questo punto di vista, come sta messo? Intanto, cerchiamo di capire com’è sistemato il piano inclinato per cui qualche neutrone indisciplinato rischia di sfuggire dal suo attuale confinamento e accendere il fuoco nucleare senza più ritorno. Ma, in quali teatri di guerra sono oggi impegnati gli Stati legittimamente in possesso di armi nucleari? Prendiamo in primis la Russia putiniana. Che cosa sarebbe accaduto se nel 1994 l’Ucraina non le avesse riconsegnato il suo possente armamento nucleare? Mosca avrebbe mai osato attaccarla? Ma, ancora oggi, come si giustifica il suo incredibile stalemate (il classico stallo degli scacchi) nei confronti di una nazione da lei aggredita e ben più piccola al suo confronto per estensione territoriale e popolazione, ma soprattutto molto più povera?
Che cosa accadrebbe se, per chiudere una partita che ormai entra nel suo “quinto” anno, Vladimir Putin autorizzasse il ricorso al nucleare tattico? E, una volta vaporizzato il terreno di battaglia, è possibile che qualcuno, avendo occultato in qualche sito segreto uranio altamente arricchito di epoca sovietica, faccia poi esplodere per ritorsione una atomica “sporca” in territorio russo (già abbondantemente violabile dai droni ucraini), come accade nel premonitore, bellissimo film Al vertice della tensione del 2002? Bene: e quelle altre due potenze come Usa e Israele (una iper e l’altra più nascosta, che non ha mai dichiarato il suo pur nutrito arsenale nucleare), oggi impegnate in qualità di alleati a radere al suolo le strutture e gli strumenti di aggressione armata dell’Iran verso il resto del mondo, non temono che oltre al blocco suicidiario dello Stretto di Hormuz il fanatismo sciita possa ricorrere anche lui a qualche arma nucleare sporca, nello scenario apodittico di “muoia Sansone con tutti i filistei?”. E questo perché non si può essere certi che l’intero volume di uranio arricchito al 60 per cento giaccia interamente sepolto nel sottosuolo a 80 metri di profondità, in prossimità dei bunker nucleari colpiti mesi fa. India e Pakistan invece, pur odiandosi a morte dal momento della separazione dei loro due Paesi dall’ex impero britannico, non hanno bisogno di attentati atipici per distruggersi a vicenda, considerato il loro nutrito arsenale nucleare. Anche se l’India, grazie ai suoi milioni di bravissimi ingegneri informatici, è sul punto di diventare una iperpotenza digitale e potrebbe sviluppare un’Intelligenza artificiale talmente evoluta, assistita da un’adeguata copertura satellitare, in grado di condurre un micidiale first-strike al quale, come si ipotizzava in precedenza, Islamabad potrebbe non essere più in grado di replicare.
Ecco, oggi si ripropone con l’Ia lo stesso problema di quando, alla fine della Seconda guerra mondiale, qualcuno tra gli scienziati occidentali di punta (comunisti per fede, come Klaus Fuchs) pensò bene di tradire e di svelare all’Urss i segreti di Los Alamos, per costruire politicamente una deterrenza paritaria tra i due grandi avversari della Guerra fredda, nel timore che gli Usa divenissero i padroni assoluti del mondo. Ragioniamo: non si può escludere che in un futuro prossimo qualcuno, tra Cina, Usa e India, sia in grado di “craccare” le Ia evolute e ipersegrete dei propri competitor, per “hackerare” i codici contenuti delle famose valigette, in modo da poter generare un self-strike nucleare. Se così fosse, il Super Stato dominante avrebbe vinto la sua guerra nucleare senza premere nessun bottone rosso! Prima dell’irreparabile, l’unica alternativa per salvare la vita sulla Terra sarebbe che tutte le potenze nucleari disarmassero in simultanea, distruggendo tutte le testate atomiche in loro possesso. Paradossalmente, almeno qui in Europa possiamo dormire sonni tranquilli: né Francia, né Inghilterra si sognerebbero mai di confrontarsi “atomo-contro-atomo” tra di loro. La Corea del Nord, invece, fa da cavaliere solitario per una finta Apocalisse, visto che il suo ricchissimo vicino del Sud non ha né velleità annessioniste, né tantomeno intende dissipare immense risorse per una corsa agli armamenti nucleari che, dal suo punto di vista, è di nessun interesse, dato che Seul rimane sotto stretta protezione dell’ombrello nucleare americano. Semmai, la cosa veramente curiosa è la disparità storica di trattamento che si è verificata tra Teheran e Pyongyang: per impedire l’arricchimento dell’uranio da parte dell’Iran (pur ferreo (?) alleato di Russia e Cina) si sono scatenate ben due guerre nell’ultimo anno, mentre l’Occidente e gli Usa non hanno minimamente pensato di fare la stessa cosa nel caso nordcoreano (alleato storico di antica data di Russia e Cina), nemmeno quando nel 2022 Pyongyang ha adottato una legge che autorizza l’uso “preventivo” delle armi nucleari, in caso vi fosse un tentativo di regime-change.
In questo senso, davvero il petrolio e gli hub finanziari e digitali delle petro-monarchie del Golfo fanno la differenza abissale nei due casi a confronto! Rimane da esaminare e testare sino in fondo l’altra coppia atomica Cina-Usa, che però non hanno bisogno di fare reciproco terrorismo per temersi e rispettarsi. Con la profonda convinzione che l’Impero celeste, più che conquistare territorio, vuole in assoluto dominare il mondo con i suoi commerci e prodotti tecnologici e industriali, monopolizzando tutto ciò che può comportare assoluta dipendenza (come le terre rare e il green) da parte dei suoi competitor mondiali, quali America e Europa, in particolare. Vista in termini geopolitici, una volta abbandonata l’idea che il mondo multipolare delle grandi potenze possa essere governato e condizionato dal diritto, non è solo Donald Trump a praticare cinicamente le così dette “politiche transattive”, dato che Cina e India hanno dimostrato di non essere seconde a nessuno in materia. Anche se, a dire il vero, il presidente Usa ha in merito un punto di vista piuttosto invadente, sostenendo in pratica il principio in base al quale “tu dai due cose a me ed, eventualmente, io ne do una a te”, purché tu abbia casa nel mio giardino imperiale, che poi è l’emisfero occidentale, più qualche annesso extra continentale, come la Groenlandia. In chiusura, un consiglio non richiesto al mondo: tenete ben lontana l’Intelligenza artificiale dalle battaglie nucleari, perché un giorno potrebbe deciderle da sola!
di Maurizio Guaitoli