venerdì 13 marzo 2026
I missili di Teheran mettono l’Europa nel mirino. Per la terza volta in poco meno di una settimana, la contraerea della Nato è stata impiegata per intercettare un missile balistico diretto dall’Iran verso la Turchia. La notizia è stata data dal Ministero della Difesa di Ankara. “Un proiettile lanciato dall’Iran e penetrato nello spazio aereo turco è stato neutralizzato dai sistemi di difesa aerea e missilistica della Nato schierati nel Mediterraneo orientale”. Donald Trump ha detto in un’intervista a Fox News che gli Usa colpiranno “molto duramente l’Iran nel corso della prossima settimana”, mentre si cercano i piloti che si trovavano a bordo dell’aereo cisterna Boeing Kc-135 Stratotanker precipitato per la presunta collisione con un altro velivolo Usa nello spazio aereo iracheno. The Donald ha aggiunto che l’esercito di Washington potrebbe scortare le navi attraverso lo Stretto di Hormuz, se necessario, aggiungendo però di sperare che gli sforzi bellici guidati dagli Stati Uniti abbiano successo.
Secondo quanto riferito da tre funzionari dei Paesi del G7 al sito Axios, durante una riunione virtuale tenutasi mercoledì il commander-in-chief avrebbe sostenuto davanti agli alleati che l’Iran “sta per arrendersi”. Nel corso della conversazione, Trump avrebbe rivendicato i risultati dell’operazione Epic Fury, affermando: “Mi sono sbarazzato di un cancro che minacciava tutti noi. Nessuno sa chi sia il leader, quindi non c’è nessuno che possa annunciare la resa”, ha detto Trump deridendo la nuova “guida suprema” – ancora mai apparsa in pubblico – Mojtaba Khamenei definendola un “peso leggero”. Durante la riunione, gli altri leader del G7 avrebbero invitato Washington a concludere rapidamente il conflitto. Tra le priorità emerse nel confronto figura anche la necessità di ristabilire la sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il commercio energetico mondiale. Secondo due fonti informate sulla telefonata, Trump avrebbe assicurato che la situazione nello stretto sta progressivamente migliorando e che le navi mercantili potrebbero presto riprendere le operazioni nella zona. Le testimonianze dei partecipanti descrivono tuttavia un atteggiamento oscillante da parte del presidente statunitense. Alcuni interlocutori hanno lasciato la riunione convinti che Washington stia cercando una rapida conclusione delle ostilità, mentre altri hanno avuto l’impressione opposta. Trump avrebbe spiegato che la principale questione resta la tempistica delle operazioni: nessuna scadenza, ma l’obiettivo di “portare a termine il lavoro” per evitare un nuovo conflitto con l’Iran nel giro di pochi anni.
Nel frattempo, i bombardamenti delle Forze di difesa israeliane e statunitensi hanno preso di mira Teheran. La televisione di Stato iraniana ha riferito di una violenta esplosione avvenuta in una piazza della capitale dove erano previste manifestazioni per la Giornata di Al Quds. Le immagini diffuse dall’emittente Irib mostrano colonne di fumo che si alzano sopra la città. Secondo quanto riportato da Sky News Uk, tra i partecipanti alle marce di protesta era presente anche Ali Larijani, capo del Consiglio di sicurezza iraniano. L’agenzia semi-ufficiale Tasnim ha sostenuto che l’esplosione sarebbe stata provocata da un “bombardamento” condotto da Stati Uniti e Israele, che avrebbe colpito un’area a sud di via Enghelab, una delle principali arterie della capitale. L’agenzia Irna ha indicato come possibile obiettivo Piazza Valiasr. Secondo l’emittente Iran International, nel centro della città si sarebbero verificate diverse esplosioni dopo che l’esercito israeliano aveva diffuso un avviso di evacuazione per alcune zone urbane. Testimoni riferiscono detonazioni nelle aree di Piazza Enghelab, Piazza Ferdowsi e lungo via Hejab.
REBUS ENERGIA E PETROLIO RUSSO
La stabilizzazione del mercato globale del petrolio è di vitale importanza. Il costo dell’energia, nevrotico dal primo giorno di conflitto nel Golfo persico, sarebbe “impossibile” da normalizzare senza i volumi produttivi della Russia. O almeno, è ciò che ha dichiarato il megafono di Vladimir Putin Dmitry Peskov, sottolineando come Mosca e Washington condividano l’interesse a evitare uno shock energetico globale. Secondo il portavoce del Cremlino, la decisione statunitense di allentare alcune restrizioni sull’export di greggio russo rappresenta un tentativo di stabilizzare il mercato. Commentando la revoca delle sanzioni sul petrolio caricato su petroliere prima del 12 marzo, il portavoce ha affermato che in questo gli interessi di Usa e Russia “coincidono”. Il Cremlino teme tuttavia l’emergere di “una crisi crescente nel settore energetico a livello globale”.
Secondo stime citate dall’agenzia Reuters e attribuite all’inviato presidenziale russo Kirill Dmitriev, la deroga di 30 giorni concessa dagli Stati Uniti ai Paesi acquirenti riguarderebbe circa 100 milioni di barili di greggio e prodotti petroliferi russi attualmente bloccati in mare, una quantità pari a quasi un giorno della produzione mondiale. La misura, inizialmente concessa all’India il 6 marzo, è stata successivamente estesa a tutti gli acquirenti globali. La licenza temporanea resterà in vigore fino all’11 aprile 2026 e riguarda esclusivamente il petrolio caricato prima del 12 marzo, vietando esplicitamente qualsiasi transazione che coinvolga l’Iran. Sul tema è intervenuto anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, che a margine della terza edizione di Milano Smart ha ricordato come la posizione italiana resti allineata a quella dell’Unione europea. “Ci sarà un summit dei leader la prossima settimana – ha spiegato – e se il tema sarà all’ordine del giorno verrà valutato in quella sede”.
di Eugenio Vittorio