giovedì 26 febbraio 2026
Si rischia l’ennesima crisi diplomatica. Il clima non è di certo sereno tra Stati Uniti e Cuba, con i primi che “auspicherebbero” un cambio di regime nell’Isola comunista, e la seconda che si trova in una situazione economica ed energetica di serio disagio. In quest’ottica, la sparatoria tra la Guardia costiera cubana e un motoscafo registrato negli Stati Uniti – con a bordo diversi cubani – potrebbe diventare un caso ben più grande di quello che sembrerebbe essere al momento. Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha annunciato l’apertura di un’indagine d’ufficio sulla presunta uccisione di almeno quattro persone a bordo dell’imbarcazione. “Ho incaricato l’ufficio della Procura statale di collaborare con i nostri partner federali, statali e delle forze dell’ordine per avviare un’indagine”, ha scritto sui social. Uthmeier ha poi messo in discussione la ricostruzione fornita da L’Avana, che parla di un’azione terroristica organizzata da cubani residenti in Florida. “Non ci si può fidare del governo cubano – ha detto – faremo tutto il possibile per assicurare questi comunisti alle loro responsabilità”.
Chiaramente, Cuba accusa gli States. Il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla ha assicurato che “È in corso un’indagine approfondita per chiarire i fatti” relativi allo scontro a fuoco avvenuto nelle acque territoriali dell’isola. In un post su X ha ricordato che “Dal 1959 Cuba ha dovuto affrontare numerose infiltrazioni terroristiche e aggressive provenienti dagli Stati Uniti, con un costo elevato in termini di vite umane, feriti e danni materiali. È in corso un’indagine approfondita per chiarire i fatti. La difesa delle coste, del territorio nazionale e della sicurezza nazionale di Cuba è un dovere ineludibile”. Secondo il Ministero dell’Interno cubano, i 10 occupanti dell’imbarcazione proveniente dagli Stati Uniti avrebbero tentato un’infiltrazione “con fini terroristici”. Il sito governativo Cubadebate riferisce che a bordo sarebbero stati trovati fucili d’assalto, armi corte, esplosivi artigianali, giubbotti antiproiettile, cannocchiali e uniformi mimetiche. Sette i nomi finora identificati, tutti cubani residenti negli Usa: sei arrestati e Michel Ortega Casanova, ucciso durante l’operazione. Le altre “tre vittime sono ancora in corso di identificazione”.
Tra i fermati figura Duniel Hernández Santos, indicato come l’uomo inviato dagli Stati Uniti per coordinare l’azione: secondo L’Avana avrebbe confessato. Alcuni sospetti, aggiungono le autorità cubane, “risultavano già ricercati per terrorismo secondo la Risoluzione 1.373 del Consiglio di sicurezza Onu”. Da Washington, il segretario di Stato Marco Rubio ha fatto sapere che gli Stati Uniti “reagirà di conseguenza” una volta chiariti i fatti relativi alla sparatoria in cui la Guardia costiera cubana avrebbe ucciso almeno quattro persone a bordo di una barca registrata nel Sunshine State. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha dovuto ribadire che il suo governo “non aggredisce e non minaccia” e che “si difenderà con fermezza e determinazione di fronte a qualsiasi attacco terrorista o mercenario che miri a colpire la sua sovranità e stabilità nazionale”. Parole che arrivano in un contesto di tensione crescente con gli Stati Uniti. A sostegno dell’Avana è intervenuto l’amico russo. Il portavoce della presidenza russa, Dmitry Peskov, citato dalla Tass, ha dichiarato: “I guardiacoste cubani hanno fatto ciò che dovevano fare in questa situazione”. E ancora: “Non c’è nulla da commentare – ha aggiunto il megafono di Vladimir Putin – considerando che, come è stato riferito dall’Avana, i cittadini cubani catturati, che con armi in mano hanno tentato di infiltrarsi nell’Isola, hanno ammesso di aver tentato di infiltrarsi con l’intento di compiere atti terroristici”. Sulle tensioni tra Washington e L’Avana, la voce del Cremlino ha invitato alla prudenza: “è ovviamente molto importante che tutti mantengano la moderazione e non permettano alcuna azione provocatoria”.
di Zaccaria Trevi