giovedì 26 febbraio 2026
Iran e Stati Uniti si sono aperti a nuove idee. Secondo i delegati dell’Oman, mai come ora i due Paesi sono stati più d’accordo a dialogare. Dopo la pausa, il summit di Ginevra dovrebbe riprendere intorno alle 17.30. “Sia nel campo nucleare che sulla revoca delle sanzioni, sono state avanzate proposte molto importanti e concrete, ed entrambe le parti hanno portato avanti le discussioni con grande serietà”, si legge in una dichiarazione di un portavoce del Ministero degli Esteri di Teheran rilanciato dai media iraniani. “Siamo fiduciosi. Dobbiamo continuare e vedere. Questo è un processo. Dichiarazioni contraddittorie da parte dei media stranieri e di alcuni funzionari americani continuano ad alimentare dubbi. Per noi, l’attenzione è rivolta al risultato. Siamo stati coerenti e le nostre posizioni sono state coerenti con le nostre parole. I colloqui di oggi sono stati molto seri e speriamo che stasera si possa assistere alla prosecuzione dei colloqui sulla revoca delle sanzioni e la questione nucleare in modo pratico”, ha aggiunto.
Si è arrivati alla vigilia di questo incontro con la quasi certezza che sia l’ultima spiaggia per scongiurare un attacco americano su territorio iraniano, con il presidente Donald Trump che ha ammesso nel suo discorso sullo Stato dell’Unione che anche lui favorirebbe la soluzione “diplomatica”. E il summit nella città svizzera è iniziato con la notizia che anche Rafael Grossi sta partecipando ai colloqui tra le due potenze. Dialoghi che si stanno. Concentrando unicamente “sulla questione nucleare”, ha dichiarato Esmail Baghaei, aggiungendo che Teheran spingerà per la revoca delle sanzioni e per l’affermazione del diritto dell’Iran “all’uso pacifico dell’energia nucleare”. Le stesse posizioni – ha spiegato – sono state trasmesse al ministro degli Esteri dell’Oman, Sayyid Badr Albusaidi, mediatore del confronto.
Sul tavolo non c’è soltanto la politica. Secondo la tivù di Stato iraniana, il capo dell’Aiea “si è unito ai colloqui, assumendo di fatto un ruolo di osservatore tecnico in grado di contribuire a far progredire la discussione con maggiore precisione e serietà”. Poco prima, da Teheran era arrivata un’ulteriore conferma che i negoziati mediati dall’Oman erano “incentrati sulla questione nucleare”. A guidare la delegazione iraniana è il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, che alla vigilia ha chiesto agli Stati Uniti “serietà” nel confronto, affinché si possa arrivare a un esito positivo. Nell’incontro di ieri sera in Svizzera con Albusaidi, Araghchi ha delineato la linea di Teheran sul programma nucleare e sulla rimozione delle sanzioni, sottolineando che “il successo dei negoziati dipende dalla serietà dell’altra parte e dall’evitare dichiarazioni o comportamenti contraddittori”. Il capo della diplomazia iraniana guida una squadra che comprende anche i vice ministri Majid Takht-Ravanchi e Kazem Gharibabadi e ha ribadito che “un accordo bilanciato ed equo è raggiungibile”. Sul fronte americano, la delegazione è capeggiata dall’inviato speciale Steve Witkoff, arrivato in mattinata a Ginevra.
Da Teheran, intanto, arrivano segnali di apertura calibrata. Un alto funzionario vicino alla Guida suprema Ali Khamenei, Ali Shamkhani, ha affermato che un’intesa con gli Stati Uniti “è a portata di mano” se la richiesta di Washington si limita a impedire lo sviluppo della bomba atomica. “Se la questione principale nei negoziati è che l’Iran non sviluppi armi nucleari, ciò è in linea con la fatwa del leader e la dottrina difensiva iraniana, e un accordo immediato è a portata di mano”, ha dichiarato, richiamando la fatwa del 2003 con cui Khamenei vietò la produzione di armi nucleari. Shamkhani ha inoltre assicurato che il ministro degli Esteri Abbas “Araghchi ha sufficiente supporto e autorità per questo accordo”.
Ma mentre a Ginevra si discute, da Washington arriva un segnale opposto. Alla vigilia dei colloqui, gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni contro l’Iran. Il Dipartimento del Tesoro, nell’ambito di quella che definisce una strategia di “massima pressione”, ha colpito oltre 30 tra individui, entità e imbarcazioni accusati di facilitare “la vendita illecita di petrolio iraniano” e di sostenere la produzione di armi. Nel mirino, in particolare, le “imbarcazioni della flotta ombra iraniana, che trasporta petrolio di Teheran verso i mercati esteri. L’Iran sfrutta i sistemi finanziari per vendere petrolio illecito, riciclare i proventi, procurarsi componenti per i suoi programmi di armi nucleari e sostenere i suoi gruppi terroristici”, ha accusato il segretario al Tesoro Scott Bessent. L’amministrazione guidata da Donald Trump, ha aggiunto, continuerà a esercitare “la massima pressione sull’Iran per colpire le capacità militari del regime e il suo sostegno al terrorismo”.
di Eugenio Vittorio