Trump: “L’Iran ha 10-15 giorni di tempo”

Il mondo tira un sospiro di sollievo? In parte. In visita in Georgia, Donald Trump ha concesso una nuova finestra temporale a Teheran, fissando nell’ordine di 10-15 giorni l’ultimatum per un’intesa. “O troveremo un accordo o sarà una sfortuna per loro”, ha dichiarato il commander-in-chief statunitense, lasciando intendere che la diplomazia, se vuole scongiurare un attacco, ha ancora poco tempo. Ma ce l’ha. Alla domanda se avesse imposto una scadenza a Teheran, il tycoon ha precisato: “penso che sarebbe un tempo sufficiente, 10-15 giorni, più o meno il massimo”. In precedenza, intervenendo al Board of Peace, aveva parlato di un termine di circa dieci giorni. La bozza dell’accordo tra l’Iran e gli Stati Uniti sul nucleare di Teheran “sarà pronta entro 2-3 giorni”, ha rilanciato in queste ore il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi. Va ricordato che ieri, all’alba, il mondo si era svegliato con la notizia di un imminente attacco americano su Teheran. Anche l’Unione europea guarda con favore all’allungamento dei tempi. Da Bruxelles si cerca incessantemente prudenza e dialogo diplomatico. “Siamo come Ue in contatto con gli Usa bilateralmente e nel contesto del G7. L’alta rappresentanteKaja Kallas – ha tenuto diverse discussioni con i partner nella regione e ha chiesto la de-escalation. Rimaniamo in sostegno agli sforzi diplomatici: alla diplomazia va data una chance. Una soluzione al problema del nucleare iraniano può arrivare solo per via diplomatica”. Lo ha detto il portavoce della Commissione Ue per gli affari esterni, Anouar El Anouni, rispondendo ai giornalisti nella capitale belga.

Nel Golfo persico, tuttavia, i movimenti statunitensi sono comunque molto vicini all’intervento militare. Secondo quanto riportato da Bloomberg, un dispiegamento di forze di tale entità nell’area mediorientale non si registrava dal 2003, quando Washington radunò uomini e mezzi prima dell’invasione dell’Iraq. Una mobilitazione ben più ampia rispetto a quella ordinata da Trump al largo delle coste del Venezuela nelle settimane precedenti alla destituzione di Nicolás Maduro. Pur ritenendo improbabile l’impiego di truppe di terra, l’incremento di assetti navali e aerei suggerisce che la Casa Bianca voglia mantenere aperta la possibilità di una campagna prolungata, potenzialmente coordinata con Israele. I dati del sito di monitoraggio FlightRadar24 evidenziano un’impennata dell’attività di voli militari verso basi in Qatar, Giordania, Creta e Spagna, con un flusso consistente di aerei cisterna, velivoli cargo, mezzi di sorveglianza e droni.

Tra gli assetti visibili compaiono i rifornitori KC-46 e KC-135, i cargo C-130J impiegati per il trasporto di truppe e attrezzature pesanti, i velivoli radar E-3 Sentry per il controllo e l’allerta aviotrasportata e i droni RQ-4 Global Hawk destinati alla sorveglianza strategica. Sul fronte navale, secondo Bloomberg, la portaerei Uss Abraham Lincoln opera con il supporto di tre cacciatorpediniere classe Arleigh Burke equipaggiati con missili Tomahawk, mentre la Uss Gerald R. Ford – la più costosa nave da guerra mai costruita dagli Stati Uniti, per un valore di 13 miliardi di dollari – è affiancata da ulteriori unità lanciamissili e da uno stormo che comprende Super Hornet F/A-18E e F/A-18F, velivoli E-2D per l’allerta precoce ed elicotteri Seahawk.

Il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, ha dichiarato che “ci sono molti motivi per essere fiduciosi” riguardo ai colloqui in corso tra Iran e Stati Uniti, pur riconoscendo l’aumento delle attività militari da entrambe le parti. “In particolare, speriamo che si giunga a una conclusione sulla questione nucleare. Tuttavia, d’altro canto, stiamo anche osservando un aumento dell’attività militare. Stiamo monitorando attentamente se questa attività militare miri a esercitare pressioni sui negoziati in corso o se si tratti della preparazione per un’operazione militare pianificata in precedenza”, ha affermato in un’intervista alla Tv di Stato turca. “Il nostro auspicio è che non ci sia bisogno di un’operazione militare o di una guerra e che le parti raggiungano realmente un negoziato”, ha aggiunto. Da Teheran, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi – protagonista iraniano dei colloqui – ha respinto le indiscrezioni su una presunta richiesta americana di azzerare l’arricchimento delluranio. Intervenendo al programma Morning Joe della Msnbc, ripreso da Iran International, il titolare del dicastero ha definito costruttivi i recenti colloqui di Ginevra, spiegando che le parti hanno concordato principi guida per un possibile accordo. “Gli Stati Uniti non hanno chiesto l’arricchimento zero”, ha affermato, chiarendo che neppure l’Iran si è impegnato a sospendere il programma. “Ciò di cui stiamo parlando ora è come garantire che il programma nucleare iraniano, compreso l’arricchimento, sia pacifico e rimanga pacifico per sempre”, ha concluso.

Aggiornato il 20 febbraio 2026 alle ore 16:43