Adattamento e deterrenza: il nuovo potere militare

lunedì 16 febbraio 2026


La “dottrina militare è ciclicamente, ma semi-occultamente continuativa, il fattore strategico-economico con la massima dinamicità tecnologica. Come osserviamo in questi anni lo sviluppo delle tecnologie legate agli armamenti sta raggiungendo dei livelli di reazione alle stimolazioni, ovvero conflitti, mai riscontrato in altri periodi storici. Una costruzione del potere militare che sta sconvolgendo gli equilibri all’interno del sistema geostrategico con l’obiettivo, per ora, di esaltare la “deterrenza” come arma per gestire i negoziati. Tale situazione interessa oggi il sistema socio-politicooccidentale”, ma in altri contesti anche di meno rilevante peso geopolitico, è evidente quanto la crescita del potere militare sia decisore dei destini politici di un crescente numero di Paesi, Africa ad esempio. In questo quadro l’industria militare degli eserciti occidentali sta producendo la maggior parte dei sistemi offensivi e difensivi più efficienti al mondo; ma la velocità e la “cruenza” imposta dai conflitti in atto o potenziali, crea criticità nell’adattare rapidamente questi sistemi, pesando quindi sui costi per il loro utilizzo.

Oggi l’Occidente, come perimetro culturale, è entrato in una nuova era militare, dove le armi necessitano modifiche ed aggiornamenti veloci, anche nel giro di pochi giorni, massimo settimane, non più anni come era fino a poco tempo fa. Ora i software, elementi fondamentali nella battaglia, vengono aggiornati tra uno scontro e l'altro, dove la capacità di adeguamento è preponderante alle prestazioni tecniche. Così, ogni volta sono forniti nuovi equipaggiamenti riconvertiti che vengono impiegati nei fronti di combattimento. L’Occidente (Paesi europei soprattutto), per garantire la propria sicurezza, dovrà entrare ufficialmente e politicamente nell’ingranaggio di difesa globale; nella fattispecie, uscire dal dogma del “ripudio della guerra”, concetto teorico e stabilito in un contesto totalmente diverso dall’attuale. Inoltre il “rifiuto della guerra” non può essere inteso unilateralmente. Quindi, è obbligato a rivedere radicalmente le proprie politiche di approvvigionamento della difesa.

Infatti, nella smisurata atrocità espressa nella guerra tra Russia e Ucraina, si è sviluppata la dinamica tecnologica della velocità dei cicli di innovazione, che in quattro anni di guerra hanno abbreviato i tempi di adattamento riducendo a due/tre settimane gli aggiornamenti, per esempio dei droni. Questi cruciali dispositivi bellici, utilizzati in modo massiccio ormai a livello globale, si sono evoluti rapidamente; prima teleguidati a vista presentano criticità in quanto volano tramite frequenza, quindi intercettabili e neutralizzabili con disturbi di segnale, ovvero con un sistema elettronico capace di captare i segnali, tracciarne la rotta quindi neutralizzarli, la cosiddetta guerra elettronica.

Ma viene usata anche una tecnologia denominata spoofing, che fa subentrare segnali pirata agli originali permettendo la gestione del drone quindi l’atterraggio o il dirottamento. La trasformazione tecnologica ora fa volare i droni in modo autonomo guidati nelle aree di scontro tramite chilometri di cavi in fibra ottica, quindi velivoli filoguidati che presentano il vantaggio, rispetto ai droni radiocomandati, di non essere intercettati dalle operazioni di jamming che operano sovraccaricando i sistemi di ricezione con disturbi radio. Se l’esercito ucraino esegue velocemente questi adeguamenti, la tecnologia di Mosca, come da tradizionale strategia bellica, reagisce colmato il divario tecnologico incrementando la fabbricazione di droni; sull’aggiornamento dei sistemi tecnologici la Russia ha i tempi più lunghi.

La realtà è che nel periodo seguente alla guerra fredda (circa 1941-1991), le potenze occidentali si sono affidate proprio alla capacità di sviluppare una tecnologia militare di livello superiore a quella dell’antagonista sovietico, il quale come di consuetudine, poggia la sua forza sulla enorme disponibilità numerica di qualsiasi “risorsa”, compreso quella umanaquestione oggi ben presente sul fronte russo-ucraino dove periscono un numero superiore di soldati ingaggiati dalla Russia, rispetto ai militari ucraini; l’utilizzo di un numero notevole e di “variegato profilo” di soldati che combattono sotto il comando russo, si inquadra bene nella descrizione di “carne da cannone” – Anche se lenti, i cicli di sviluppo erano accettabili in quanto i russi non avevano capacità tecnica di replicare ai sistemi bellici occidentali. Così la produzione di un sofisticato arsenale, come armi di precisone, e velivoli invisibili ai radar, stealth, anche se di produzione costosa, erano cruciali per la strategia globale.

Quindi, nel nuovo scenario che si sta dettagliando a livello geostrategico, la velocità di adeguamento dei sistemi bellici agli stimoli del conflitto è diventata più importante della tecnologia; così la continua velocità all’adattamento rappresenta un fattore migliorativo nell’efficacia della difesa/offesa, rivelandosi molto più pericolosa rispetto a chi possiede le armi più avanzate. Una corsa agli armamenti diversa che si sviluppa tanto nelle sperimentazioni, come nelle fabbriche, ma soprattutto nei repository di codice sorgente. Il tutto sta trasformando il sistema del potere militare. Una rincorsa verso stimoli dettati dalle guerre, ma che accrescono il potere, per ora, del funzionamento della deterrenza. Una questione che va letta sia alla luce di una Nato che mostra segni di fragilità, come dalle linee sempre più marcate di un nuovo riassetto mondiale dove il potere militare è sempre più influente.


di Fabio Marco Fabbri