Se il sindaco di New York festeggia il velo islamico

venerdì 6 febbraio 2026


Il “volto nuovo” dei democratici americani e sindaco di New York, il musulmano Zohran Mamdani, ha deciso di festeggiare la Giornata Mondiale dell’Hijab. Il suo ufficio per le questioni degli immigrati ha infatti pubblicato un post su X dove si legge: “Oggi (1° febbraio, ndr) celebriamo la fede, l’identità e l’orgoglio delle donne e delle ragazze musulmane di tutto il mondo che scelgono di indossare l’hijab, un potente simbolo di devozione e di celebrazione dell’eredità musulmana”.

La comunità di dissidenti iraniani newyorkese non ha risparmiato aspre critiche, soprattutto alla luce della drammatica situazione in Iran, dove le milizie stanno letteralmente massacrando la popolazione che protesta dalla morte di Mahsa Amini (uccisa per aver indossato male il velo) contro il regime islamico.

Anche il giornale “La Repubblica” riporta le parole scritte su X dal filosofo francese Bernard-Henri Lévy: “Giornata Mondiale del Hijab… Come osate? Come può la ‘città splendente sulla collina’ celebrare l’Iran nel momento stesso in cui migliaia di donne sono imprigionate, torturate e assassinate solo per aver rifiutato di indossarlo?”.

Il senatore Maurizio Gasparri ha commentato la notizia senza mezzi termini: “È surreale che New York, la città simbolo del cosmopolitismo e delle libertà, celebri ufficialmente il World Hijab Day, invitando le donne a coprirsi il capo con un velo. Ma Mamdani sa che il regime di Teheran, in Iran, continua una repressione feroce contro le donne, e che in Afghanistan vengono cancellate dalla vita pubblica?”. Ed ha continuato: “Mamdani celebrando questa giornata manda un messaggio che stride con la realtà drammatica di migliaia di donne incarcerate, torturate o uccise. Celebrare il velo come gesto ‘inclusivo’ senza distinguere tra libertà individuale e imposizione ideologica significa chiudere gli occhi davanti all’integralismo che opprime milioni di donne nel mondo islamico”.

Il nocciolo della questione viene sottolineato da Gasparri in maniera lapalissiana, mettendo in luce il “cortocircuito culturale e politico” di questa decisione, che “rischia di trasformare la tolleranza occidentale in complicità simbolica”.

Il popperiano paradosso della tolleranza viene chiaramente esplicitato: “Difendere la libertà religiosa non può mai voler dire legittimare simboli che, in troppi Paesi, rappresentano sottomissione, coercizione e repressione. New York dovrebbe essere la capitale dei diritti, non il palcoscenico di messaggi ambigui in un momento storico segnato dalla violenza dei regimi fondamentalisti”.

Ma da parte dei liberal (che tutto sono fuorché liberali) tutto tace.


di Claudia Diaconale