Cuba, l’isola alla deriva

mercoledì 4 febbraio 2026


Nel piccolo Stato socialista, la pressione americana per un “cambio di regime” ha raggiunto il suo apice dopo il rapimento del leader venezuelano Nicolás Maduro. A Cuba la vita quotidiana è un incubo e la libertà di parola è monitorata più attentamente che mai. La politica estera trumpiana, dopo il Venezuela ha come target Cuba, con l’attuazione della cosiddetta “Dottrina Donroe”. Con uno sguardo a tutto l’emisfero occidentale: dalla Groenlandia, passando per la Colombia di Gustavo Petro, già inserito nella lista Clinton. Una politica estera americana dal sapore ottocentesco e con maggiori incertezze tra i leader europei. Cuba potrebbe essere la prossima a cadere. Il Governo cubano è alle strette dopo la cattura di Nicolás Maduro, suo alleato politico e economico, mentre deve far fronte a una situazione interna catastrofica. “Se vivessi a Cuba e facessi parte del Governo, sarei preoccupato”, ha detto Marco Rubio, segretario di Stato statunitense e cubano di Miami. Senza il sostegno del Venezuela, che ha fornito a Cuba il petrolio a basso costo in cambio di servizi come medici, insegnanti e militari, il regime instaurato da Fidel e Raúl Castro all’Avana non durerà a lungo.

Cuba è uno Stato parassitario che si è nutrito dell’economia venezuelana, come prima di quella sovietica. Il Governo Maduro, negli ultimi tempi, riforniva l’isola con circa 30mila barili di petrolio al giorno. Una quantità, però ancora insufficiente. In molte parti di Cuba i residenti non hanno l’energia elettrica, ovvero subiscono interruzioni che durano più di 12 ore. Ora, dopo la caduta di Maduro manca il carburante. Per un pieno si registra una lista d’attesa lunga un mese. La produzione di zucchero è crollata: ora viene importato dal Brasile. Un’industria che era il motore dell’economia cubana per 200 anni è stata distrutta. Il turismo, fonte di valuta estera per Cuba, è in calo. Nel 2025 ci sono stati meno di due milioni di turisti, rispetto ai 5 milioni di anni prima. Ora, pare, che il “servizio” che rende più denaro in euro o dollari all’Avana sia la prostituzione.

Chi ha valuta estera può acquistare i generi alimentari che hanno prezzi esorbitanti nei negozi delle grandi città, ma la maggior parte dei cubani non può permetterselo. Lo stipendio medio a Cuba è di circa 6.500 peso al mese (l’equivalente di circa 229,77 euro), mentre 30 uova costano duemila peso cubani. La tessera alimentare, che consente ai cubani di avere gratuitamente i generi alimentari di base: ora non può più funzionare e fornisce praticamente nulla. Anche i servizi pubblici, come la medicina o l’istruzione, che un tempo erano motivo di orgoglio per gli abitanti dell’isola, sono peggiorati. Cuba ha riserve di petrolio al limite. In tale situazione il Governo cubano reprimerà il possibile movimento di protesta come fece nel 2021, quando in migliaia scesero in piazza chiedendo la fine della dittatura? Cina e Russia potrebbero sostituire il Venezuela? I cinesi hanno i soldi e i russi il petrolio, ma non hanno nulla da guadagnare da Cuba, anzi. Tuttavia, sanno benissimo che Cuba tornerà nell’orbita statunitense come lo era prima della rivoluzione del 1959. È solo questione di tempo, forse mesi. La nuova “dottrina Donroe” di Trump pare vincente nel “giardino di casa”. La comunità cubana negli Stati Uniti spera in un cambio di regime. “Siamo con Trump, ci fidiamo di lui”.


di Enzo Sossi