Colletta liberaldemocratica per Gratteri “Santo subito”

mercoledì 4 novembre 2026


Sassolini di Lehner

Non mi perdo nessuna comparsata di Nicola Gratteri su La7. Cotanto procuratore, infatti, mi intriga, perché ama trascorrere le ferie non al mare o in montagna, bensì in tivù. In luogo delle vacanze con la propria famiglia, predilige quelle con la progenie anti-Meloni di Urbano Cairo e Lilli Gruber. Pendo dalle labbra di Gratteri come la spigola all’amo, di talché prendo religiosamente nota delle sue colorate bordate fonetiche.

Ho pianto per lui, quando Giorgia Meloni, molto più perfida di Albione, ha pronunciato: “Non possumus!”. La premier, rifiutando il ruolo di prodiga befana delle toghe, in tal modo negò il miliardo di euro, destinato a pagare arretrati e aumenti di stipendio ai poverelli della Anm, cifra, in tempo di crisi, resa stratosferica dal ricorso togato e, quindi, dalla sentenza sempre togata del Consiglio di Stato. Nessuno osi alludere ad un magna-magna corporativo, benché dia da pensare l’altra sentenza, quella della Consulta, secondo la quale gli aumenti in progress ai togati sarebbero costituzionalmente sacri e intoccabili, essendo a garanzia dell’autonomia e dell’indipendenza della casta, pardon, della magistratura. Eppure, se mio figlio esclama che vuol essere indipendente, io la paghetta non gliela raddoppio, gliela azzero. La casta non è mai volgarmente corporativa, essendo sempre e soltanto nobilmente faraonica, con tanto di dio Ra, il re tutti gli dei, ad irradiare di privilegi e grana il tocco.

A proposito di privilegi: i metalmeccanici di quel che resta della Fiat dovrebbero prendere i forconi contro Maurizio Landini, che, pur schiacciato ideologicamente sulle toghe rosse, si rifiuta di imitarle. Perciò, non ha mai indetto scioperi per la progressione automatica della carriera operaia. Non sarebbe davvero progressivo che un metalmeccanico dopo una ventina d’anni prendesse il posto di John Elkann? Gli eccellentissimi non solo in privilegio, ma anche in aritmetica, stabilirono che Mario Draghi, essendo non solo contiguo al turpiloquente Roberto D’Agostino, ma pure giallorosso, non sa far di conto. Secondo gli insigni matematici il tasso d’interesse per l’adeguamento triennale (2018-2020) fissato da Draghi al 4,85 per cento proveniva da calcoli asinini, più sbagliati che mai.

Il tasso ascese, perciò, complice l’Istat inginocchiata, al 6,22 per cento. Confesso che la mia affezione per i vertici della procura partenopea è antica. A suo tempo, mi schierai a fianco del procuratore di Napoli, Agostino Cordova, cacciato a furor di contestatori togati. L’avrebbero impiccato, sia per aver criticato il lavoro sciatto, ritardato, eluso, politicizzato e l’assenteismo ispirato al detto “il lavoro nobilita il pm e lo rende simile alla bestia”, sia per la cocente delusione arrecata alle toghe rosse, le quali, leggendo troppo attentamente le balle di Antonio Bassolino riprese da Il Mattino di Napoli e gli articoli dei giornalisti in ginocchio (Cordova avvertì di essere “daltonico”, cioè di non guardare in faccia nessuno, neppure i rossi, e sul "Mattino" venne fuori non “daltonico”, bensì “cattolico”), goderono come ricci all’idea che fosse sbarcato nel Centro direzionale di Napoli un capo presunto più rosso di Andrej Januar’evič Vyšinskij.

Per aver difeso Cordova dai compagni depressi – Agostino più che “cattolico”, fu davvero “daltonico”, tanto da indagare pure san Bassolino – mi beccai un procedimento civile e una pazzesca richiesta di risarcimento di quasi un milione di euro da parte dei rivoltosi. La provvidenziale sciatteria vigente nel Centro direzionale mi salvò: il giudice non potè che archiviare, visto che la massima prova allegata contro di me ineriva non ad un mio scritto, bensì alle critiche furibonde di un giudice napoletano versus i suoi sciatti colleghi. Nella furia avevano buttato dentro tutto, anche quello che mi avrebbe scagionato. Da allora, milito religiosamente nella mistica setta “Testimoni di Stp (Sciatteria togata partenopea)”, non dimenticando di convertire gli infedeli, citofonando a più non posso.

Ritorno a Gratteri, il mio prediletto. Mi sta simpatico, spesso lo amo, talvolta lo adoro. Deludendo Lgbt, preciso che non si tratta affatto di passione pederastica, ma di normalissima stima virile. Dopo la terza fojetta di Fontana candida, anzi, mi viene spesso da gridare: “Nicola santo subito!”. Avendo appreso che il mio venerato procuratore capo non sa esattamente quanto percepisce al mese (“Non so quanto prendo, perché non ho nemmeno il conto”), facendo insorgere in me l'atroce sospetto che lo tengano a stecchetto, apro ufficialmente la colletta pro Gratteri. Ai lettori del L’Opinione delle libertà, disoccupati, precari, pensionati a 800 euro compresi, rivolgo, perciò, l’accorato appello: “Siate generosi per garantire a Nicola di arrivare a fine mese”. Magari, il direttore Andrea Mancia, il redattore capo Stefano Cece e le preziose Valentina e Claudia Diaconale mi stigmatizzeranno, ma voi, amici lettori, ignorateli e versate l’obolo, affinché Gratteri, come Marcellino, possa comprare pane e vino, nonostante la miseria dei 15mila euro mensili.


di Giancarlo Lehner