Non a caso la sifilide fu chiamata “morbo gallo”

venerdì 2 ottobre 2026


Sassolini di Lehner

Pretendo di viaggiare tranquillo sugli aerei, insieme a familiari e nipoti, quand’anche tutti con in testa la kippah. Perciò, rischiando di sembrare di una perfidia unica, esorto, giorno e notte, Israele e Stati Uniti, affinché usino tutte le armi possibili per cancellare dalla faccia della Terra il regime degli ayatollah. Vanno rasi al suolo come merita anche Hamas, punto e basta. Dopo aver bruciato gli assassini, che spargono sangue innocente in nome di Chillullah, con la stessa ferocia, anzi moltiplicata, andrei volentieri a rosolare a fuoco lento comunisti, social-idioti, intellettuali europei, in ispecie i docenti della Sorbona, che, dopo aver “educato” all’arte del genocidio Pol Pot, santificarono quel cerebroleso totalmente psicotico di nome Ruhollah Khomeini.

In verità, gran parte dell’intelligencija transalpina, specie quella mentalmente e sessualmente disturbata come Jean-Paul Sartre, optò sistematicamente per la causa sbagliata. A sinistra giammai fare la cosa giusta. Sartre rifiutò sdegnosamente il Nobel, giacché l’avevano lordato, assegnandolo in precedenza all’eretico Boris Pasternak, autore de Il dottor Živago. Fu immarcescibile stalinista e carrista (come Palmiro Togliatti, Pietro Ingrao, Giorgio Napolitano e la feccia del Psi nostalgica dei dollari del Pcus), con tanto di applausi all’invasione sovietica di Budapest; quindi, dopo i tanks a Praga, si buttò in Asia, come resiliente maoista. Si limitò ad auspicare la deposizione dello scià Reza Pahlavi, reo d’aver laicizzato e occidentalizzato l’Iran, ma non ebbe il tempo e la salute per sostenere ad alta voce la barbarie della teocrazia sciita. Nel 1979 era già gravemente malato. Infatti, ci lasciò con tutte le sue impotenze nel 1980.

Prima e peggio di Sartre, si distinse nella metrica dell’idiozia ideologica il sedicente poeta Louis Aragon, vera testa di pazzo, che dedicò versi accorati e panegirici nientemeno che alla polizia segreta bolscevica, la famigerata masnada di assassini, stupratori, torturatori, ladri, rapinatori, vessatori, ricattatori al servizio della divinità falsa e bugiarda con falce e martello. Codesti spietati criminali furono inquadrati dal polacco Feliks Dzeržinskij – un vero patriota, visto che fece ammazzare migliaia di persone di tutte le nazionalità, polacchi esclusi – nella Čeka, quindi, nel tempo, Gpu, Nkvd, Kgb (oggi, Fsb). Ecco una strofa del demente Aragon: “Demandez un Guépéou / Il vous faut un Guépéou/ Vive la Guépéou!”. La voce di Aragon si confuse nel coro dei presunti maîtres à penser che profetizzarono il futuro radioso, pluralista, liberale, garante dei diritti civili, donne comprese, dell’Iran teocratico.

Insomma, sarebbe opportuno rileggere il Misogallo di Vittorio Alfieri, mettendo a fuoco le devastanti patologie degli intellettuali francesi, da sempre oscuri maestri di pensiero malato. Tuttavia, per la serie “noi italiani in quanto a pensiero malato non ci siamo fatti mancare mai niente”, è d’uopo citare Paolo Mieli che, offendendo anche suo padre l’israelita Renato Mieli, autore di un saggio che immortalò Togliatti nel suo ruolo di carnefice, osò scrivere la seguente infamità: “È un fatto che i nostri comunisti furono diversi. E che diversi furono gli orrori con i quali ebbero un vincolo di parentela lo sdegno per quel che fecero i carnefici di Stalin può essere, per così dire, ragionato, cioè frutto di una memoria più attenta ai motivi che portarono a quell’orrore”. Del resto, Paolo Mieli fu tra gli opinatori, che, nel 1979, credettero di vedere in Khomeini il leader che avrebbe regalato all’Iran un governo liberaldemocratico e tollerante.


di Giancarlo Lehner