La destra, la Chiesa e il bisogno d’identità

mercoledì 30 settembre 2026


Leone XIV al termine del viaggio apostolico in Francia, conversando con i giornalisti a bordo dell’aereo, ha posto una domanda scomoda, ma decisiva per chi voglia orientarsi nel panorama politico contemporaneo: esiste una relazione tra la crisi delle Chiese cristiane e la crescita delle destre estreme? Il Papa si riferiva alla situazione tedesca, ma la questione riguarda l’intera Europa e non solo.

Le fortune delle destre hanno, naturalmente, cause molteplici che vanno dall’insicurezza economica alla sfiducia nelle istituzioni democratiche, dall’immigrazione alla paura di perdere i riferimenti identitari. Quando le vecchie appartenenze si indeboliscono, il bisogno di identità non scompare. Quel vuoto culturale può essere riempito cercando altri simboli e nuovi linguaggi. È precisamente ciò che si propone di fare oggi in molti Paesi europei l’estrema destra, contrapponendo la tradizione alla modernità, i cittadini contro le élite, la comunità contro gli estranei.

In tal senso, il rischio non consiste soltanto nel fatto che la Chiesa possa perdere la propria voce, ma soprattutto che il cristianesimo venga utilizzato come simbolo identitario, quasi fosse un marchio culturale dell’Occidente, separato dal suo contenuto religioso universale. Una religione nata attorno all’idea di un messaggio rivolto a tutti può trasformarsi, nel discorso politico, in un segno di appartenenza: uno strumento per distinguere chi è “dentro” da chi è “fuori”.

La domanda del Papa tocca un nervo scoperto del mondo contemporaneo, ossia che cosa accade quando una società perde i luoghi tradizionali della condivisione, senza averne ancora costruiti di nuovi? La correlazione evocata da Leone XIV non contiene una risposta. È, per ora, soltanto una domanda. Ma è proprio dalle domande scomode che può cominciare una riflessione seria sul futuro dell’Europa. La crisi della Chiesa non riguarda solo la fede, ma anche la capacità di una società di produrre legami forti e generare senso di appartenenza.


di Francesco Carella