lunedì 14 settembre 2026
Sassolini di Lehner
Troppi nasi innevati, fitto smog da fumi di hashish, montagne di siringhe all’eroina, miriadi di cristalli di crack, attori famosi pieni di complessi, musicanti strafatti di stronzate ideologiche, troppi idioti woke, insomma la manica di praticanti il Cupio dissolvi ha eletto sindaco di New York il musulmano Zohran Mamdani. Oriana Fallaci li definì scemi, complessati, tremebondi, capaci di tutto pur di non passare per razzisti, benché il razzismo riguardi le etnie non le religioni. Oriana li avvertì: “Non volete capire che qui è in atto una guerra che essi chiamano Jihad. Guerra Santa, che certamente mira alla conquista delle nostre anime. Alla scomparsa della nostra libertà e della nostra civiltà. Non capite o non volete capire che se non ci si oppone, se non ci si difende, se non si combatte, la Jihad vincerà. E distruggerà il mondo che bene o male siamo riusciti a costruire, a cambiare, a migliorare, a rendere un po’ più intelligente cioè meno bigotto. Che senso ha rispettare chi non rispetta noi? Che senso ha difendere la loro cultura o presunta cultura quando loro disprezzano la nostra? E al posto delle campane ci ritroviamo i muezzin, al posto delle minigonne ci ritroviamo il chador, al posto del cognacchino il latte di cammella. Trattarli con indulgenza o tolleranza o speranza, un suicidio. E chi crede il contrario è un illuso”.
Strafatti, scemi ed illusi hanno scelto Zohran, che disprezza gli statunitensi, considerati sempre e soltanto utili idioti, ai quali poter agevolmente propinare il depistaggio sulla ricorrenza dell’11 settembre 2001. Ha anteposto alle vittime dell’attentato terroristico quanti morirono successivamente per la tossicità delle polveri, dei fumi, dei sottili filamenti di amianto sprigionatisi a Ground Zero – ma quei veleni cancerogeni non sarebbero mai stati attivati dalle torri gemelle, se non fossero state impattate e devastate dai due aerei di linea, quindi bruciate da ettolitri di cherosene, insomma dalla missione stragista degli assassini islamici.
Quindi, ha osato un’altra impudente sovrapposizione: “Bisogna certo piangere i nostri concittadini che persero la vita quel giorno ma anche le centinaia di migliaia di persone morte nelle guerre che ne seguirono”. Certo, per la sua cultura coranica travisare è un’arte, nonché imperativo, per così dire, morale. Si chiama taqiyya la tecnica di nascondere, simulare, dissimulare, mentire sia in funzione difensiva che offensiva. È lecita la menzogna reiterata per la salvezza personale, familiare, della comunità, per preservare la fede religiosa, magari rinnegandola in ambienti ostili; ma anche per invadere, conquistare, colonizzare, convertire. È santo l’inganno per far proselitismo o per imporre la Shar’ia, anzi è obbligatorio.
Veramente stupefacenti codesti newyorkesi, capaci di premiare chi distrae dagli stragisti, sino a incolpare proprio le vittime del terrorismo. In nome di Chillullah, il più grande, Mamdani, il più bugiardo, intende indurre l’opinione pubblica a sottovalutare la ferocia jihadista, deviando il discorso, giammai su Al-Qaeda, verso le presunte colpe, quelle sì gravissime ed imperdonabili, dei bianchi cristiani, cattolici, ebrei, laici, tutti complici e sostenitori delle reazioni militari, nonché macchiatisi di peccati mortali, in quanto islamofobi, razzisti, reazionari. Insomma, a New York impera impunito un astuto impostore specializzato nell’opera di conquista politica e psicologica, attraverso la terapia più adatta agli americani psicolabili: generare profondi sensi di colpa in tutti coloro che non seguono Maometto, quindi infedeli responsabili di tutto il male del mondo, compresi i lutti da loro stessi patiti e sofferti. Nel caso che anche Robert De Niro abbia votato Mamdani, non essendo stato ancora varato lo Ius stultitiae, ci sarebbero gli estremi per ritirargli immediatamente il passaporto italiano regalatogli da Veltroni. Quello di affittopoli? Sì, proprio quel cinefilo di nome Walter, praticante pur egli la taqiyya, avendo mentito per la gola, annunciando più volte il trasferimento tra i morti di fame dell’Africa come filantropo cooperante. Hutu e Tutsi l’attendono, invano, da decenni, ma il sedicente missionario Veltroni a Bujumbura e Citega preferisce Cinecittà.
di Giancarlo Lehner