Il cordone sanitario non è la soluzione: lasciateli governare

giovedì 10 settembre 2026


C’è una liturgia laica che la politica europea celebra con regolarità quasi metronomica: ogni volta che le urne premiano una forza sovranista o di destra radicale, scatta il panico generalizzato. Si grida al pericolo per le istituzioni, si evocano gli spettri della storia e si dipinge il corpo elettorale come vittima di un’inspiegabile regressione. È un copione già visto, pigro e autoreferenziale, utile soprattutto a giustificare l’immobilismo di chi quel potere lo detiene da decenni.

La realtà, che il realismo politico impone di guardare in faccia, è ben diversa. Gli elettori non cercano scorciatoie autoritarie: bocciano semplicemente classi dirigenti sorde ai problemi reali, dalla sicurezza urbana al controllo dei flussi migratori fino al crollo del potere d’acquisto, e sempre più intrappolate in dogmi ideologici lontani anni luce dalla vita quotidiana dei cittadini.

Di fronte a questo vento di cambiamento, la peggior risposta possibile è il ricorso ai cordoni sanitari. Erigere barriere, criminalizzare l’avversario o impedire, attraverso alchimie di palazzo, che una forza votata dai cittadini possa accedere alle responsabilità di governo non fa che rafforzarla, trasformandola nell’eterna vittima di un sistema di potere chiuso.

La democrazia liberale non si difende blindando le porte o negando la legittimità del risultato di una consultazione: si difende accettando la sfida sul terreno della politica. Lasciare che la democrazia faccia il suo corso e consentire a queste forze cosiddette “antisistema” di governare è, in molti casi, l’unico vero antidoto alla demagogia.

La propaganda prospera infatti sull’opposizione perpetua, sugli slogan urlati e sulle promesse svincolate dalla prova dei fatti. Ma quando i movimenti di rottura si confrontano con i vincoli di bilancio, con la complessità della macchina burocratica, con gli equilibri geopolitici e con il peso concreto delle decisioni amministrative, la retorica della protesta è costretta a misurarsi con la crudezza della realtà.

Smettere, dunque, di teorizzare il ricorso al cordone sanitario e aprire anche eventualmente le porte del governo — che si tratti dell’AfD in Germania, del Rassemblement National in Francia o di altre esperienze analoghe — significa sottoporre gli sfidanti al vaglio più severo che la politica conosca: quello della concretezza.

Del resto, la storia continentale dimostra che la prova del potere può ridimensionare la demagogia assai più efficacemente di qualsiasi veto preventivo. I partiti moderati dovrebbero dunque smettere di temere il verdetto delle urne e di disperarsi per le preferenze accordate agli avversari. Dovrebbero, piuttosto, concentrarsi sull’unica risposta davvero efficace: offrire alternative credibili, pragmatiche e capaci di affrontare i problemi che hanno spinto milioni di cittadini a votare altrove.

Lasciamo dunque che queste forze governino. È il modo più serio e al contempo efficace per misurarne i limiti, smascherare gli inganni della propaganda e restituire alle democrazie equilibrio, consapevolezza e maturità.


di Salvatore Di Bartolo