martedì 8 settembre 2026
“Al premier spagnolo Pedro Sanchez rivolgo un abbraccio ed esprimo solidarietà per la propaganda inutile e dannosa del Governo Meloni su Ceuta”, sono le parole di Schlein durante il suo intervento alla Festa dell’Unità di Genova. Come buona parte della sinistra spagnola, mostra la sua vicinanza a un presidente che nasconde la verità e che non agisce nell’interesse del suo popolo, ma non agli spagnoli che, a quasi 40 giorni dall’invasione ‒ senza cifre ufficiali verificate ‒ continuano a vivere terrorizzati, auto-confinati, vedendosi costretti a rivendicare la propria identità di spagnoli e a difendere essi stessi la propria terra e la propria gente mentre invocano l’aiuto dell’Europa perché si sentono abbandonati dal proprio Governo.
Il 2 settembre, il Giorno di Ceuta, all’indomani delle parole d’affetto di Schlein, la Federazione spagnola dei comuni e delle province (FEMP) ha convocato tutti i comuni della nazione iberica a scendere in piazza per mostrare il proprio sostegno alla Città Autonoma e, come continuano a chiedere i cittadini, per far conoscere all'Europa la realtà; ma siccome la presidente della FEMP, María José García-Pelayo, è del Partido Popular, né Sánchez né molti (troppi) membri del PSOE hanno aderito alla richiesta d’aiuto di Ceuta, mentre continuano a sostenere che sia la destra a politicizzare la situazione. È tutto un controsenso; durante la manifestazione nei pressi del Congreso de los Diputados a Madrid, la Polizia Nazionale ha disperso con gas lacrimogeni e proiettili di gomma gruppi di manifestanti; il paradosso è che alla Guardia Civil spiegata a Ceuta è stato negato l’uso di materiale di dispersione a bassa letalità, vedendosi costretta ad agire unicamente con caschi, scudi e manganelli, sia quando lo hanno richiesto il 30 luglio sia il 14 agosto, di fronte alle voci di un nuovo ingresso di massa. E la situazione dei militari non è molto migliore; dopo un mese e diversi attacchi, hanno ricevuto l’autorizzazione dal Ministero della Difesa per poter utilizzare le proprie armi da fuoco per legittima difesa in caso di attacco alla propria integrità fisica, tuttavia, soltanto un militare per ogni pattuglia avrà tale facoltà.
Ceuta, che sta dimostrando di essere meritevole del suo titolo di “Sempre Nobile, Leale e Fedelissima”, grida che la frontiera è indifesa. È il confine dell’Europa e il giorno dell’invasione ‒ come denunciato dalle associazioni della Guardia Civil ‒ c’erano circa 20 agenti dispiegati, quindi forse le misure adottate da Giorgia Meloni non sono un’idea così assurda né inutile per la sua nazione.
Inoltre, non si sa ancora quanti siano gli immigrati nella città spagnola: il Ministero dell’Interno e la Delegazione del Gobierno collocano la cifra intorno a 5.000, diversi rapporti provenienti da settori dell’amministrazione (come la Difesa) e Ong sul campo stimano tra 8.000 e 11.000 e le associazioni della Guardia Civil (come JUCIL o AUGC), i sindacati di polizia e i rappresentanti politici dell’opposizione e della città autonoma elevano la stima oltre 15.000. I dati del Governo risultano piuttosto strani se si considera che, con la partecipazione delle comunità autonome, sono stati inviati 45.000 vaccini (15.000 trivalenti, 10.000 contro difterite e tetano, 10.000 contro la varicella e 10.000 contro la poliomielite). È anche insolito che il rapporto del Centro Nazionale per l’Immigrazione e le Frontiere e della Polizia Nazionale indichi che la Polizia avesse precedentemente emesso avvisi preventivi sul rischio di movimenti di massa e che la posizione pubblica mantenuta dal Ministero dell’Interno non sia la stessa.
Ceuta non è Sánchez, Ceuta è Spagna, ed è chi ha bisogno di solidarietà, perché, mentre le sue strade sono piene di baracche, le uniche misure che vedono consistono nella creazione di insediamenti che indicano il prolungamento della permanenza degli immigrati senza sapere per quanto tempo, persino davanti a una scuola dell’infanzia. Dove sono i diritti dei bambini di Ceuta che non potranno andare a scuola, né al parco, né in spiaggia perché i loro genitori non possono garantire la loro sicurezza? E quelli degli operatori sanitari che lanciano un SOS di fronte al collasso del sistema? La Ministra della Salute ha annunciato il rafforzamento con 90 professionisti, ma il Sindacato dei Medici di Ceuta (CESM) e i rappresentanti dei medici denunciano che la cifra reale di medici specialisti trasferiti dalla Penisola per rafforzare i turni di guardia e le specializzazioni “non arriva neanche a quattro”. Questa è la propaganda che danneggia Ceuta, la Spagna e l’Europa: quella delle incoerenze e delle bugie.
di Sara Hernández Díez