Il bilancio sul Governo Meloni

lunedì 7 settembre 2026


Il Governo Meloni batte il record di longevità per un esecutivo della Repubblica superando il primato precedentemente detenuto dal Governo Berlusconi. Questa è già di per sé una notizia visto che – indipendentemente dalle considerazioni di merito – il centrodestra si impone come blocco della stabilità politica.

Al riguardo, Fratelli d’Italia ha presentato il documento “Più stabilità per un’Italia più forte”, nel quale rivendica i risultati raggiunti dal governo guidato da Giorgia Meloni. Il bilancio mette al centro economia, lavoro, sicurezza, energia e politiche sociali. Ovviamente l’opposizione e la stampa d’area progressista si sono sbizzarriti in fact-checking cercando di evidenziare alcune criticità e dati da contestualizzare. A ognuno il proprio mestiere anche se ci sono pochi margini per la controinformazione.

Sul fronte economico, il governo sottolinea il forte calo dello spread Btp-Bund, passato da circa 233 punti base nell’ottobre 2022 a circa 80 punti nel 2026, e la riduzione del rapporto deficit-Pil dall’8,1 per cento del 2022 al 3,1 per cento del 2025. Secondo l’esecutivo, questi risultati confermano la ritrovata fiducia dei mercati e la solidità dei conti pubblici.

Anche il mercato del lavoro viene indicato come uno dei principali successi. Gli occupati sono saliti da 23,2 milioni nel novembre 2022 a 24,3 milioni nel luglio 2026, con oltre un milione di lavoratori in più. Il tasso di occupazione ha raggiunto il 63,2 per cento, mentre la disoccupazione è scesa al 5,8 per cento. Nota dolente è quella della disoccupazione giovanile al 18,9 per cento, che comunque rappresenta il livello più basso registrato negli ultimi anni.

Sul piano sociale, il governo rivendica misure come il Bonus Nido, il Bonus Nascite, il congedo parentale rafforzato e la riforma dell’Isee a favore delle famiglie numerose. Vengono inoltre ricordati il Piano Casa da 10 miliardi di euro e gli interventi per ridurre il rischio di povertà ed esclusione sociale.

Risultati positivi vengono rivendicati anche nel commercio con l’estero. Nel 2025 l’export italiano ha raggiunto il valore record di 643 miliardi di euro, circa 20 miliardi in più rispetto all’anno precedente, mentre le esportazioni verso gli Stati Uniti sono cresciute del 7,2 per cento. Tuttavia, gli esperti sottolineano che parte della crescita è stata determinata dall’aumento dei prezzi dei beni esportati più che dai volumi venduti.

In materia di immigrazione, il governo evidenzia il calo degli sbarchi: nei primi sette mesi del 2026 sono arrivati circa 16 mila migranti, l’80 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2023. Nello stesso periodo sono stati effettuati 5.620 rimpatri, dato considerato dall’esecutivo la prova dell’efficacia della nuova strategia di controllo dei flussi migratori.

Sul fronte energetico vengono rivendicati l’aumento di 24 GW della capacità installata da fonti rinnovabili, il rilancio del nucleare di nuova generazione e il Piano Mattei per rafforzare l’indipendenza energetica italiana.

Va tutto bene madama la Marchesa? No, affatto perché restano in piedi una serie di problematiche da tenere in debita considerazione sia in termini di cose da fare a fine legislatura, sia in termini di progettualità a medio e lungo termine. Cominciamo col dire che dal punto di vista delle riforme annunciate, l’azione del Governo è stata veramente debole: il progetto del premierato si è sostanzialmente arenato, la riforma della giustizia ha subito una pesante battuta d’arresto, la riforma dell’apparato fiscale si preannuncia confusa, la riforma della sanità si è persa nel porto delle nebbie e l’Italia continua a soffrire per il problema delle liste d’attesa. Malgrado ciò, oggettivamente il lavoro fatto resta veramente notevole su occupazione, finanza pubblica, export e prestigio internazionale e non si poteva chiedere molto di più. La sicurezza percepita invece non è migliorata, cosa che stride con le attese e con l’impostazione legalitaria di una destra che sul tema avrebbe potuto fare meglio e comunicarlo in maniera efficace. Stesso discorso sulla crisi industriale di Taranto che è poi la madre di tutte le battaglie industriali: si sono avvicendati tanti governi che non hanno cavato un ragno dal buco. Questo esecutivo resta purtroppo nella media.

Si sarebbe potuto dare spazio a qualche riforma “giggiona” a costo zero come ad esempio quella sullo smart working inteso come strumento di welfare e di risparmio per i lavoratori, sviluppo territoriale e sostenibilità, capace di coniugare tutela dei lavoratori, competitività e riduzione dell’impatto ambientale, dando una risposta concreta di destra all’ambientalismo di sinistra fatto di piste ciclabili, ai problemi dei salariati che la sinistra porta  avanti con vacui proclami e alla congestione delle città che l’opposizione affronta con i soliti luoghi comuni ( ci sono 3,7 milioni di smart worker in Italia che non aspettano altro). Ma c’è ancora del tempo per metterci mano.

Sullo sfondo c’è anche un grosso macigno politico che prende il nome di Roberto Vannacci e che rischia di diventare letale. La sinistra continua ad attaccarlo, la magistratura ha iniziato ad aprire fascicoli, si agita lo spettro della ricostituzione del Partito Fascista, si mormora di finanziamenti russi, lo si attacca costantemente nelle trasmissioni gauche. Tutte cose che – consapevolmente o no – la sinistra sta mettendo in campo e che accrescono i consensi del Generale in una sorta di operazione simpatia. Al netto di qualche intemperanza programmatica su alcuni temi (vedi aborto o bestemmie), Vannacci va catechizzato e portato a bordo altrimenti rischia di fare più danni della grandine in termini elettorali.  Non dimentichiamoci le lusinghe fatte dai progressisti a Gianfranco Fini con tutti i problemi che sono susseguiti.

Alla fine, qual è il giudizio sul Governo? A ognuno il suo, a patto che non sia fazioso. Noi ci limitiamo soltanto a sottolineare che, se l’opposizione ancora raglia di fascismo, se fa il tifo per Vannacci, se perde la pazienza e spara a zero sui proletari straccioni e incolti che votano a destra (alla faccia della sinistra), se scatena i musici e i personaggi famosi per gettare fango contro le pericolose destre, beh, allora probabilmente Giorgia Meloni ha imboccato la strada giusta, mentre dall’altra parte gli specchi stridono, i fegati si ingrossano e gli argomenti latitano.


di Vito Massimano