lunedì 7 settembre 2026
Sassolini di Lehner
Ricordo quando decenni fa, nel mese di agosto, era impresa titanica riempire le pagine del giornale. I redattori soffrivano di informazione inaridita, scarsa, irrilevante. Calciatori e politici in vacanza, cronaca nera dimezzata, qualche timido colpetto di cronache rosa, nessun matrimonio gay, zero vicende saffiche, pochissimi scandali erotici, solo alcuni pettegolezzi da spiaggia, pochissimi i cornuti a infierire sulle presunte adultere. Mancavano soprattutto le solite intriganti soffiate, risentite mille volte, sui colpi di Stato fascisti suggeriti al L’Espresso dal Kgb, attraverso intermediari non del Pci, ma della cosiddetta Sinistra indipendente ripiena di carristi socialcomunisti pagati da Mosca.
Maledetto Psiup, togato e non, che, alla fine, giustiziò Bettino Craxi. Il Kgb diede potere, prestigio, fama, miliardi a Eugenio Scalfari e, con l’aggiunta di spiate caserecce, a Camilla Cederna, diffamatrice e calunniatrice del presidente Giovanni Leone, costretto a dimettersi in un Paese troppo “democratico” e bugiardo, certo indegno di quel valente e onesto giurista. Tuttavia, tolse mesi preziosi di vita e di lavoro ai giornalisti a pane, cipolla e verità. In primavera, in autunno e in inverno, l’instancabile maldicente Cederna ci regalò altre succose e criminogene bestialità: ci spiegò, ad esempio, che il commissario Luigi Calabresi aveva ammazzato l’anarchico Giuseppe Pinelli, con tecnica giapponese, colpendolo, prima a colpi di karate, quindi, precipitandolo al suolo. Camilla, vicina, anzi radente, ai magistrati istruiti alle Frattocchie, pagò solo con una multa per le proprie falsità. Anzi, innescò le circa 800 firme di più o meno illustri mascalzoni “democratici” e progressisti (fra cui Franco Basaglia, psichiatra “democratico” e lo psicanalista “democratico” Cesare Musatti, medici spergiuratori militanti di Ippocrate), i mandanti morali dell’omicidio del povero commissario.
Sempre la sora Camilla ci diede molto da fare, ponendosi in testa al gruppo dei giornalisti forcaioli che condannarono prima della malagiustizia l’innocente Enzo Tortora. Senza conoscere nient’altro che la prima velina di Procura, vendicandosi delle critiche che il liberale Tortora le rivolse per la precedente trucida damnatio di Calabresi, sentenziò: “Mi pare che ci siano gli elementi per trovarlo colpevole: non si va ad ammanettare uno nel cuore della notte se non ci sono delle buone ragioni. Il personaggio non mi è mai piaciuto. E non mi piaceva il suo Portobello: mi innervosiva il pappagallo che non parlava mai e lui che parlava troppo. Il successo ottenuto così si paga. Non dico che tutti quelli che hanno un successo di questo genere finiranno così, ma lui lo sta pagando in questo modo”. Scalfari perseguì la peggio informazione, dando sempre sostegno al bugiardo seriale Carlo De Benedetti, furibondo con Craxi, il quale lo schifava al punto, da mandargli indietro le non richieste tangenti. Scalfari si coprì d’infamia, sponsorizzando una sorta di piano Marshall pro l’Unione sovietica gorbacioviana, programma finalizzato, in realtà, forse all’insaputa del promotore Ciriaco De Mita, non a sostenere la perestrojka, bensì al pagamento dei segretissimi servizi tecnologici resi da De Benedetti a Leonid Brežnev.
Avvicinandosi le ferie di Augusto, anche Scalfari, Cederna, e tutti gli altri teleguidati dalla Lubjanka, compresi i boia carrieristi iscritti all’Ordine, preferivano mostrar le chiappe chiare sulle spiagge, privandoci dei loro scoop falsi, bugiardi e, talvolta, assassini. L’informazione, insomma, languiva, rimanendo poco o nulla di interessante da propinare ai lettori. Agosto. Golpe fascista mio non ti conosco e così venivano meno tutte le altre bufale, tipo il Piano Solo dell’altro grande calunniato, il generale Giovanni De Lorenzo, medaglia d’argento della Resistenza, indicato dagli amici del Politbjuro, come la medaglia d’oro Edgardo Sogno, per eversore fascista. Anche il Piano Solo, del resto, era targato made in Urss. A Ferragosto, mancando la vera ciccia informativa, l’escamotage consisteva nel ricercare attraverso le agenzie internazionali le notizie più curiose, più impressionanti, più sorprendenti, più strambe, magari le più false e inventate, ad uso e consumo di noi disgraziati redattori accaldati, che facemmo l’errore o fummo costretti a prendere le ferie a giugno. Io stesso infarcii i vuoti con il serpente che, invece di iniettargli il veleno, uccise il cacciatore, sparandogli piombo a fucilate; oppure con la bambina aggredita da un pitbull, cagnone infine sbranato a morsi, grazie alla rapace dentatura della ragazzina. Riportai anche la fantascientifica e falsissima notizia di leader comunisti capaci, a loro rischio e pericolo, di raccontare il vero sulla qualità della vita in Urss, che, secondo un famoso editoriale di Scalfari, stava già in pista di lancio, per superare quella statunitense.
Oggi, o tempora o mores, non sussiste siffatta carenza del tempo che fu. Dalle guerre continue fino ai migranti ben integrati nel crimine; dai cornuti che non smettono di uccidere e di suicidarsi, sino alla pioggia di gossip ed ecostronzate, le notizie non mancano mai. Ad esempio, bastano le mille e una botta di vita di Lavitola, con contorno di Sigfrido Ranucci, instancabile drudo, gran bolo di cozze e vongole, manipolato e bombardato a sua insaputa, per riempire, sino all’esondazione giornali, riviste e tivù. La stessa magistratura dedica un tempo sproporzionato a una sceneggiata ridicola, neppure da soap opera, piuttosto adatta ai più sboccati avanspettacoli del teatro Ambra Jovinelli anni Cinquanta.
Tanta acribia, forse encomiabile – pur restando le perplessità sui troppi giorni di libertà concessi a Valter, che potrebbe averne approfittato, inquinando le prove – appare sprecata per gli affaccendati rituali faccendieri del Cefalù bistrot, con tanto di Paolo Mieli, nelle vesti di Trimalcione a capo tavola. A parte la strana coppia Ranucci-Lavitola, i nuovi Walter Matthau e Jack Lemmon, per fortuna ci pensano pure i togati a infoltirci di succosi scoop, vedi i giudici, che, in fretta e furia, credono agli stupratori che si rammaricano e promettono di non farlo più, rimettendoli in libertà, affinché si possano di nuovo contrire e pentire. I maligni, per giunta, mormorano che se il violentatore è italiano, magari con l’aggravante d’essere cristiano o ebreo o cattolico, allora giustamente Dura lex, sed lex. Nel caso che sia un immigrato, per giunta islamico, allora perdono, comprensione e inclusività, quindi, Mollis lex o Flexibilis lex, sed lex.
Ma non bisogna dar retta ai maligni, fidandosi sempre della giammai politicizzata casta faraonica togata, talvolta solo distratta, vedi la scarsa attenzione alla Tangentopoli del Pci-Pds, sino alla scandalosa voluta e perseguita prescrizione “democratica” di Paola Occhetto, beccata sull’autostrada con il milione insanguinato proveniente dalla feroce Stasi, il servizio segreto della Germania Est. A proposito, Occhetto fa rima con cassetto, dove rimasero intonsi per cinque anni i faldoni sulle coop rosse del Veneto, sino a quando la prescrizione non le separò dal procedimento.
di Giancarlo Lehner