mercoledì 5 agosto 2026
Sassolini di Lehner
Stante il persistente riscaldamento mentale, mai prestare aiuto a una donna. Federico Venco, infatti, è morto per eccesso di cortesia. Non sono femminista, non per protervo maschilismo, ma perché è una parolaccia che fa addirittura rima con “comunista”. In compenso, adoro e rispetto la donna, “eterno femminino regale”, come scrisse Giosuè Carducci che le femmine, quand’anche regine di gamba corta, non le accoltellava, ma le corteggiava e le titillava. Anzi – lo confesso – le figlie di Eva sono state e sono l’unica convincente risposta alla domanda: Per quale ragione, noi uomini siamo al mondo? Ai cari e simpatici testimoni di Geova che ripetutamente me lo chiedono attraverso il citofono, rispondo sempre: “Ci siamo e ci restiamo per un motivo, amare le donne”. Ebbene, ammazzerei a mani nude gli scellerati che le ammazzano. Uccidere la donna è il delitto più atroce, perché prosciuga la sorgente dell’umanità. È la bestemmia bestiale contro il miracolo della vita.
Sua Maestà Umberto Rimbambito IV di Savoia, pardon, di Paranoia, che regna sull’Occidente, sull’Europa, sull’Italia, invece di fucilarli, ha cercato di dissuaderli, coniando un reato spaventosamente ridicolo, denominandolo “femminicidio”, apripista di tutti i “-cidio” possibili, dal biondicidio al calvicidio, dal maschicidio al bullicidio, senza omettere il nanicidio, il cuginicidio, l’adolescenticidio, il safficidio e il frocicidio. In verità, è da furbastri bolscevichi cercare escamotage lessicali, facendoli passare per severi guardiani delle sacre membra muliebri.
Per la serie comunista “gli asini volano”, Aleksandra Kollontaj, ispirandosi al compagno Charles Fourier, alias il filosofo fuori di testa, nobilitò i casini di Stato con ammucchiate proletarie e coito sociale e plurale, chiamandoli “falansteri dell’amore”. Il buon senso invita, invece, a studiare la psiche e le patologie del maschietto assassino della donna, che un tempo amò, magari pure riamato. Intanto, partendo dal dato oggettivo: il gelosone è già potenzialmente cornuto. Non è sempre vero che si tratti di possessività padronale/patriarcale, essendo spesso sintomo di insicurezza e di antico, per così dire, amplesso d’inferiorità, un tarlo risalente ai tempi di Matusalemme. Un diabolico sapientone di qualche migliaio di anni fa, rimasto per fortuna anonimo, altrimenti con la macchina del tempo saremmo corsi da lui per strangolarlo, incise sul marmo l’amara verità in greco arcaico: L’immensa libido femminile possono soddisfarla solo 10 maschi.
Di qui, l’eterno, insuperabile complesso, tant’è che il maschietto, pur dopo un normalissimo amplesso, è spesso in attesa dell’applauso, benché nulla gli sia dovuto per quel minimo sindacale carnale. Quella fatale iscrizione illustra anche l’angoscia del musulmano perfettamente riflessa nell'imposizione del burqa. Non è inciviltà, ma ancestrale paura della femminilità. In Occidente l’odissea del cornuto si reitera con l’orribile vizio della conoscenza. Deve appurare, accertarsi, verificare, toccare con mano le corna, invece di tenersele.
Le religioni e anche le ideologie lucro-umanitarie si fondano sui morti di fame e gli orfani del sapere. Beati gli ultimi, beati gli ignari, beati quelli che non sanno nemmeno come si chiamano. A loro spetta il telepass scontato per accedere al Paradiso, all’Eden o all’Ordine Nuovo, dopo aver festosamente contribuito alla psicosi di massa in foggia di folla oceanica osannante il dittatore, nero o rosso che sia. Per il cornuto, che, purtroppo, sa o si sforza di arrivare alla verità si spalancano unicamente le porte dell’Inferno. Certo, può lagnarsi e imprecare, ma non ha il diritto di uccidere. Potrebbe soltanto, restando nella sfera chirurgica e cruenta, rinunciare all’alcova e castrarsi, liberandosi di quelle inefficienti e criminogene appendici. Del resto, non è colpa delle donne, se a loro toccò la sventura di un consorte con Dna da cervo.
I giustifìcazionisti rimarcherebbero: il poveretto, scopertosi cornificato, decise di vendicarsi. In verità, se il maschio è ancora potente, sicuro di sé e ben carico di testosterone non uccide. Al massimo, può ferire ma solo a parole. Inoltre, nel caso sia navigato uomo di mondo, farà suo il detto dei veterani: “Le corna sono come i denti: quando nascono fanno male, ma poi ci si mangia bene”. Comunque sia, amando l’adultera, che magari sa pure cucinare e porta a casa addirittura lo stipendio o la pensione, potrebbe perdonarla e, in nome del fantasticare erotico, che funziona assai meglio del Viagra, accettare la collaborazione del compagno o dei compagni di letto.
Per giunta, invece di atteggiarsi a moralista, potrebbe restituire le corna, imitando Guido Cavalcanti, teorico del Dolce stil novo e dell'amore angelico, eppure non alieno dalle porcelle sveltine silvestri: “In un boschetto trova’ pasturella, Cavelli avea biondetti e ricciutelli, e gli occhi pien’ d’amor, fra me stesso diss’ i’: Or è stagione di questa pasturella gio’ pigliare”.
L’indimenticabile Roberto Gervaso, tessera 622 P2, con la sua sapida arguzia, rese onore a Licio Gelli e alla Massoneria, con la seguente geniale inversione: “Se mia moglie mi tradisce con un altro, e me lo dice, il vero cornuto è lui”. Dopo la pazzesca notizia del geloso supponente che investe ed uccide un giovane creduto drudo stradale, il Legislatore si deve dare una svegliata. L’assassino, in questo caso, oltre che cornuto è anche mantenuto, nulla facente e tossico, tre aggravanti non da poco.
Insomma, posto che il vero pericolo per le donne e per la società non sono i patriarchi ormai inesistenti, bensì gli impotenti violenti, ergo i gelosi e i cornuti, più o meno strafatti, un Legislatore serio dovrebbe varare una legge per intervenire sugli affetti da disfunzione erettile non accettata, non digerita tranquillamente e non dichiarata pubblicamente. Applaudiremo volentieri coming out pubblici non più solo omosex, ma anche “etero ex”. Altrimenti, forbici e zac! Del resto, ci aveva già pensato Hammurabi, quattromila anni fa, emanando la legge del taglione.
di Giancarlo Lehner