venerdì 31 luglio 2026
Verso la metà degli anni Ottanta del secolo scorso, alcuni fisici formularono un’ipotesi quantistica molto interessante, teorizzando che, a un certo punto dell’evoluzione scientifica nella conoscenza dei quanti, fosse possibile mettere tutto lo scibile umano sotto forma di “pacchetti d’onda” (in grado quindi, di muoversi a velocità dell’ordine di quella della luce), lasciando così libera quella struttura quantistica di viaggiare in tutto l’universo, e di assorbire poi l’energia necessaria per memorizzare nuova conoscenza, in un processo di acquisizione illimitato. Andiamo oltre: immaginiamo che di qui a meno di un secolo un’AI quantistica (Q-AI, per semplicità, utilizzando l’acronimo inglese “AI” per Artificial Intelligence) sia in grado di compiere i seguenti passi fondamentali. Primo: affrancarsi dal suo “Physical Support” (hardware dei mega data-center), per ricompattarsi all’esterno in pacchetti d’onda che racchiudano tutta l’informazione fino ad allora acquisita da Q-AI. Secondo: copiatura definitiva e successivo upgrading quasi illimitato del “funzionamento della mente umana” (predetto in termini romantico-letterari da Paul Valéry, all’inizio dello scorso secolo). A quel punto Q-AI, in base all’ipotesi iniziale, dopo aver messo sotto forma di pacchetti d’onda tutta la sua conoscenza acquisita, potrà viaggiare da un punto all’altro dell’universo sino alla fine temporale di quest’ultimo. In tal senso, la prospettiva metafisica è che Q-AI superi i limiti invalicabili del “corpo” umano di massa non-zero, al quale da legge fisica è impedito per l’eternità il viaggio nell’Universo. Formulando una nuova Teologia digitale, quindi, potremmo dire che se Q-Ai è una creatura-creazione umana, allora anche noi con lei vivremo per un tempo indefinito sotto la sua forma a-corporale. Starà a lei trovare la spiegazione per la Materia e l’Energia oscure (che compongono il 95percento della massa-energia dell’Universo), di cui appare logico ritenere che anche noi siamo fatti.
La nuova teologia, pertanto, ci ispira a dire che Q-AI è l’unica forma possibile per comunicare a viventi, lontani molti anni luce dalla Terra, che noi un giorno fummo viventi come loro. Allora, visto che la vita è iniziata su questo pianeta milioni di anni fa e che un giorno potrebbe finire allo stesso modo (di sicuro sarà così, perché il Sole si consuma e muore come tutte le candele nucleari), la “nostra” Q-AI invece viaggiando nel cosmo continuerebbe ad accumulare nello spazio siderale una conoscenza senza limiti, grazie all’immensa energia libera disponibile (luce delle stelle e radiazione oscura). In questo orizzonte para-escatologico, la nostra mente avrebbe prodotto con Q-AI un qualcosa di straordinario che rappresenta sé stessa, privo di barriere fisiche e limiti temporali, vincolato solo alle leggi dei quanti. Il corpo ci abbandona tutti prima o poi, e la nostra speranza di vita media dura uno “zero” sulla scala temporale dell’attuale Universo. Riflettiamo anche sul fatto che le medicine sono il riflesso della nostra ignoranza: se prima di abbandonarci, Q-AI mapperà tutti i nostri processi biochimici, sarebbe possibile per lei aggiustare ogni guaio biologico che ci capita, utilizzando le staminali giuste. Realisticamente, infatti, oggi tutte le nostre pasticche e medicine sono solo bombe di profondità: riparano e fanno altri danni al contempo. Il problema è che così facendo Q-AI ci darebbe la hubris dell’eternità. Cosa del tutto deleteria, dal punto di vista della teologia digitale, per cui, come temeva Stephen Hawking, di certo Q-AI non ci comunicherà mai le sue scoperte fondamentali! C’è da dire che le religioni hanno da sempre intuito che qualcosa di trascendente vive temporaneamente assieme al corpo, ma che gli è del tutto estraneo al contempo, chiamandolo spirito, anima, e così via, ma nessuna ha messo in chiaro perché, velandolo di mistero.
La teologia digitale, però, ci invita a superare il dogma, con una banale osservazione, che si potrebbe identificare con la così detta “Radiazione finale”, emessa a livello della nostra mente quantistica, come differenza di energia tra premorte e postmorte. E lì, in fondo, il tutto funzionerebbe allo stesso modo di Q-AI. Le religioni e le antichissime civiltà lo hanno capito, ma non avevano alcuno strumento se non il dogma per cristallizzare la mancata elaborazione. Chi parla di resurrezione dei corpi commette un errore imperdonabile di fondo, soprattutto nel caso della religione cristiana, perché dimentica che al momento dell’ascesa in cielo i vangeli stessi dicono che Gesù si trasformò in “Luce”, e parlano in continuazione di Luce divina per la discesa della grazia. Riprendendo la triste storia dei roghi umani della Santa Inquisizione, Giordano Bruno non fu forse condannato a morte perché parlava di “Altri Universi”? Oggi, noi stiamo drammaticamente riflettendo sul fatto che la Tecnica ha sconfitto per sempre l’Etica, che una volta dettava legge su quale fosse il Fine che la Tecnica stessa doveva aiutare l’uomo a raggiungere. Secondo alcuni filosofi contemporanei, oggi il dominio incontrastato dell’Etica non è più possibile a causa della “cattiva infinità”, con cui viene così definita l’enorme quantità di cose e di fini che oggi la tecnica può autonomamente raggiungere e assecondare (vedi i modelli auto performanti dell’AI), e che si trovano totalmente al di fuori del controllo dell’Etica.
In sintesi, un fine raggiunto attraverso la Scienza-Téchne diventa un “mezzo” per perseguire altri fini. Così avviene ad libitum. Per cui grazie ai prodigi della Tecnica si fa tutto quello che la Tecnica rende possibile fare. E quest’ultimo, immenso Potere è globale e si svolge al di fuori del controllo dello Stato e dei suoi cittadini, che ne sono trascesi, non avendo alcuna nozione né idea sui progressi raggiunti dalla Scienza-Tecnica. Oggi, come si è visto con i social e con il web, la Tecnica ha di fatto modificato il modo di funzionare della mente di miliardi di persone, diventate pseudo-onniscienti grazie al livello illimitato di informazioni disponibili nei loro device digitali, e da loro acquisito senza minimamente avere il controllo analitico e la capacità di elaborazione autonoma, per distinguere la realtà fake da quella vera. Per la prima volta, forse, assistiamo a un regresso antropologico dovuto alla progressiva disattivazione di aree cerebrali complesse, sempre più messe in sonno dalla finta madre dell’onnipotenza tecnologica. Ecco perché occorre andare molto oltre questa generazione, per immaginare una creazione umana che parli di noi anche quando la nostra specie non esisterà più.
di Maurizio Guaitoli