Grillo è tornato, vivo e vegeto

venerdì 31 luglio 2026


Il fatto politico del giorno è l’intervento via blog di un risuscitato Beppe Grillo. Se fossimo nei panni dei leader del centrosinistra ˗ e anche del centrodestra ˗ non staremmo a scherzarci troppo su. Soprattutto, non staremmo a perdere tempo a leggere i retroscena e le analisi di superficie che si sprecano sui giornali: roba da gossip. E della peggiore qualità.

Grillo parla e i “cervelloni” che spopolano sui media cosa dicono? La tiritera è recitata a reti unificate: è l’ex-elevato che vuole vendicarsi non avendo mai digerito il fatto che l’avvocato di Volturara Appula (al secolo, Giuseppe Conte) gli abbia sfilato dalle mani la sua creatura – il Movimento Cinque Stelle – e ne abbia fatto un comodo taxi per essere portato al vertice delle istituzioni repubblicane.

E ancora: Grillo sta provando a segare il ramo dal quale “Giuseppi” si gode la vista sulla politica romana pregustando il momento del ritorno alla ribalta. E lo fa – il taglio – per via giudiziaria. Una causa civile, pendente davanti al tribunale di Roma, intentata dal comico per riappropriarsi del simbolo “Cinque Stelle”.

Per farci cosa, in caso di vittoria processuale? A dare ascolto ai soliti beninformati, Grillo si sarebbe mosso per lasciare appiedato l’ambizioso ex avvocato del popolo e, nel contempo, per dare una collaudata piattaforma di lancio all’iniziativa di Alessandro Di Battista, di cui da diverse parti si paventa il ritorno sulla scena politica.

Verrebbe da domandarsi: è tutto qui ciò che schiere sempre più affollate di commentatori e opinionisti sanno tirare fuori dalla lettura del messaggio di Beppe Grillo? Troppo poco, anzi niente, volerci leggere soltanto giochi di palazzo e vendette interne. C’è di più in quel post, che merita di essere studiato con attenzione.

Una premessa è d’obbligo: a noi Grillo non è mai piaciuto, neanche quando si limitava a far ridere la gente. Ciò detto, a lui va comunque riconosciuto il merito di aver intuito prima di molti altri in quale direzione soffiasse il vento della rivolta contro una globalizzazione che stava creando un esercito sconfinato di esclusi e di sconfitti. Grazie al sodalizio con Gianroberto Casaleggio è stato inventato dal nulla un movimento politico destinato, nelle intenzioni, a rivoluzionare la politica mettendo in discussione le dinamiche, i processi decisionali e di funzionamento della democrazia rappresentativa.

Per qualche tempo ˗ breve ˗ l’utopia della democrazia plebiscitaria dell’uno vale uno, partecipata direttamente dalla cittadinanza, ha vissuto nella realtà. Non è durata a lungo, come spesso accade alle forme viventi generate in laboratorio dalla ricerca scientifica. Ma è sopravvissuta il tempo necessario per rendere un grande servizio alla nazione. Quale? È nostra granitica convinzione che la presenza in campo del Cinque Stelle, tra il 2011 e il 2013, sia servita a canalizzare all’interno della dialettica parlamentare la rabbia sociale che stava per esplodere tra la gente comune la quale, se non avesse trovato nel progetto grillino una valvola di sfogo controllato, non è difficile ipotizzare in quale spirale di violenza avrebbe precipitato la società italiana.

Gli 8.691.406 consensi dati al Cinque Stelle, alle elezioni del 2103, di fatto hanno depotenziato la pressione insurrezionale che stava montando nel Paese. In troppi si sono chiesti, sarcasticamente, a cosa fossero serviti i voti dati ai grillini se non a dare lavoro a una banda di scappati di casa; in pochi si sono domandati cosa avrebbero fatto tutte quelle persone arrabbiate se non avessero accettato di votare il “rivoluzionario” Grillo e la sua promessa di ribaltamento del sistema.

Tornando all’attualità. Quando Grillo scrive: “Oggi la crisi del modello occidentale è più profonda, il sistema viene consumato dall’interno e messo sotto pressione dall’esterno; anche il disagio legato all’immigrazione, quando i flussi vengono lasciati senza governo e senza integrazione, è il sintomo di una malattia che la politica preferisce usare anziché curare. Da una parte si grida all’invasione, dall’altra si finge che il problema non esista, e in mezzo restano i cittadini e gli immigrati, dentro una società divisa. Se pensiamo che il modello occidentale debba essere difeso, dobbiamo renderlo credibile, per farlo bisogna tornare ad ascoltare i cittadini, prima che la paura li consegni a modelli autoritari. Quando la democrazia smette di rispondere, arriva qualcuno che promette di farlo al suo posto, a volte indossa una divisa, altre volte controlla un algoritmo”, non vi troviamo nulla di sbagliato.

Piuttosto, ci chiediamo cos’è che Grillo abbia visto che a noi è sfuggito? E quando sulla gigantesca questione del lavoro di domani dice: “Se una parte delle attività sarà svolta da intelligenze artificiali e robot, chi riceverà la ricchezza prodotta? Le macchine lavoreranno e gli esseri umani guarderanno? Avremo pochi proprietari degli algoritmi e milioni di persone con un abbonamento mensile alla sopravvivenza? Questo scenario impone politiche sul reddito e sul lavoro, impone anche di ripensare la formazione e l’immigrazione”, pone interrogativi fondati che hanno piena cittadinanza nel dibattito sul futuro dell’umanità al tempo della nuova rivoluzione cibernetica, nella quale l’Intelligenza artificiale si candida ad avere un ruolo centrale.

Altro che argomentazioni barbine agitate da un vecchio che straparla. C’è della visione di lungo raggio in ciò che dice, non possiamo far finta di nulla virando verso il pettegolezzo a proposito dell’odio cresciuto contro l’avvocato usurpatore. E c’è di più. Il filo che ha legato Grillo ai Casaleggio non si è mai spezzato, anche dopo la morte di Gianroberto.

Allora, cosa significa l’intervista a specchio, rilasciata ieri da Davide Casaleggio al Corsera?

L’erede di Gianroberto glissa sui rapporti con l’odierna dirigenza dei Cinque Stelle e sul post al fulmicotone di Beppe Grillo, per volare alto parlando di Intelligenza artificiale e di futuro dell’umanità. Fa una previsione di futuro prossimo in cui, grazie all’AI, il cittadino entrerà in un tempo di democrazia “ausiliata”. Pronostica che ci saranno gli “agenti civici” e i partiti sintetici.

Dice Casaleggio: “Assistenti AI personali che leggono per te i bilanci pubblici, ti avvisano quando una delibera tocca il tuo quartiere, ti fanno partecipare a una consultazione in cinque minuti invece che in cinque ore. Quando il costo della partecipazione crollerà, milioni di cittadini rientreranno in gioco. La seconda faccia sono i partiti sintetici: organizzazioni politiche costruite attorno all’AI, capaci di ascoltare ogni iscritto, sintetizzare milioni di posizioni in tempo reale e trasformarle in proposte. Come i movimenti digitali hanno sorpreso i partiti del Novecento, i partiti sintetici sorprenderanno quelli di oggi. La politica che conta le poltrone non se ne è ancora accorta. Se ne accorgerà”.

Ecco, dunque, che si scorge il filo che lega il post dell’uno all’intervista dell’altro. È evidente che i due abbiamo qualcosa in mente e ci stiano lavorando. Di sicuro, la battaglia per la riappropriazione del simbolo, ben lungi dall’essere un meschino dispetto all’ego smisurato di Giuseppe Conte, è la base per immettere sul mercato politico un’offerta programmatica sorprendente, a suo modo rivoluzionaria.

Essa si differenzierà da tutte le altre per la mostrata volontà di affrontare questioni di visione del mondo – in altri tempi avremmo detto di weltanschauung – piuttosto che attardarsi sulle problematiche dettate dalla contingenza. Scordatevi di Alessandro Di Battista. Non sarà lui il front man, il volto di questo nuovo progetto. Lui, se sarà della partita elettorale, si proporrà in proprio, in versione chavista-bolivariana di matrice sud-americana. Il suo pensiero politico si proporrà come traslazione nel reale della Summa teologica del noto filosofo cantilenante Lorenzo Jovanotti che, in una celeberrima canzonetta, appunto cantava: “Io credo che a questo mondo esista solo una grande chiesa che passa da Che Guevara e arriva fino a Madre Teresa, passando da Malcolm X, attraverso Gandhi e San Patrignano”.

Per concludere, se fossimo nei politici oggi sulla scena non staremmo tanto a litigare su come spartirci le poltrone nella prossima legislatura ma terremmo un occhio spalancato sulle mosse del comico genovese. Lui è uomo di mare e il vento lo annusa. Noi, di recente, abbiamo scritto scommettendo sul fatto che, se l’Italia avesse agganciato la ripresa globale, Giorgia Meloni sarebbe ritornata a Palazzo Chigi a vele spiegate. Ma, per come si è messa la geopolitica globale, è più facile ipotizzare il peggio che essere ottimisti. Ciò significa che se le cose, soprattutto economiche, per gli italiani dovessero precipitare da qui al giorno delle elezioni, tutti gli scenari si aprirebbero, anche quelli più improbabili.

E tra questi, se c’è già Roberto Vannacci a fare fibrillare la politica perché non potrebbe starci Beppe Grillo?

Non sprecate denaro a comprare giornali o ad ascoltare trasmissioni nella malriposta speranza che vi aiutino a capire cosa stia realmente accadendo in Italia. Opinionisti e analisti non sapranno dirvi nulla di più che non sia il gossip del teatrino della politica. Fidatevi del vostro istinto e tenete gli occhi aperti perché, al momento opportuno, tutto vi sarà chiaro. Drammaticamente, chiaro. E, perché no, forse anche sorprendentemente chiaro.


di Cristofaro Sola