mercoledì 29 luglio 2026
Con la discussione in Parlamento sulla “controriforma” della legge elettorale, qualcosa sta cambiando profondamente negli assetti politici italiani. Ci sono due spinte in contraddizione tra loro: da una parte, quella d’una legge elettorale fondamentalmente proporzionale, ma che spinge le forze politiche ad aggregarsi per poter competere alla vittoria e, dall’altra parte, la tendenza sempre più marcata dei partiti politici ad assumere un atteggiamento proporzionalista, cioè di privilegiare il risultato del singolo soggetto politico rispetto alla vittoria della coalizione. Insomma, c’è una lotta interna non tra le due coalizioni alternative, secondo il sistema politico dell’alternanza, ma tra le forze politiche che insistono nella stessa coalizione o convivono malamente dentro la stessa area politica. Questo fatto, insieme ad altre ragioni che non sto qui a elencare, sta polarizzando la sfida verso le componenti estreme ed estremiste degli schieramenti. Una volta si diceva che le elezioni si vincessero al centro mentre adesso sta accadendo esattamente il contrario. Sembra proprio che le elezioni si vincano lì dove ci sono le posizioni più radicali. A destra come a sinistra, al centro come altrove. Tale sommovimento del quadro partitico e partitocratico, per uno strano paradosso, sta creando uno spazio inaspettato al centro dell’assetto parlamentare. Insomma, l’estremizzazione sta aprendo un varco elettorale al centro, proprio lì dove risiede il maggior numero di elettori che si astengono ormai dal voto e dal votare. Contraddizione per contraddizione, quindi, nel momento in cui si rafforzano le estremità, si apre uno spazio politico liberaldemocratico al centro. Qui, in gioco, c’è un bivio elettorale tra uno sviluppo del quadro politico e un progresso civile e civico degli assetti. Lo sviluppo, infatti, s’impone dall’alto in modo verticale, anche con la nuova legge elettorale, mentre il progresso si costruisce dal basso, in modo qualitativo.
Questo sta accadendo anche al Comune di Frosinone, in cui le logiche maggioritarie, che caratterizzano la legge elettorale delle Amministrative e l’elezione diretta del sindaco, si stanno sfaldando a favore delle logiche proporzionaliste, che privilegiano le singole liste elettorali rispetto all’unità delle coalizioni. Tutto ciò e molto altro ancora, almeno nel capoluogo frusinate, sta accadendo nel centrodestra come nel centrosinistra. A tal proposito, vorrei che il Partito democratico di Frosinone, che ha proposto la candidatura a sindaco di un suo importante esponente, Angelo Pizzutelli, e dall’altra parte i socialisti, che sostengono la candidatura a sindaco di Vincenzo Iacovissi alle prossime elezioni amministrative comunali, si ritrovassero sul piano d’un dialogo qualitativo, in cui il peso dei voti non fosse una quantità che divide, ma che divenisse altro, un “campo altro”, cioè una qualità che unisce. Chi sente di avere una forza maggiore dell’altro dovrebbe anche dimostrare una maggiore responsabilità. E riconoscere la qualità dell’altro, a prescindere dai numeri quantitativi. Perché c’è un valore qualitativo che non si può misurare, ma che è determinante in una democrazia liberale. In altre parole, potremmo concludere affermando che l’autorevolezza appartiene al campo della qualità mentre la quantità è spesso autoritaria. Da qui deriva anche il rischio che si cela dentro una democrazia illiberale, ribadisco “illiberale”, cioè quando la democrazia si trasforma nella dittatura della maggioranza. Ecco, credo che – in tal senso – Vincenzo Iacovissi sia un politico autorevole e non autoritario, un politico di qualità prima che di quantità. Per questo motivo, la sua qualità politica può essere semplicemente un valore aggiunto all’interno della visione d’un campo altro. Con buona pace del “campo largo”.
di Pier Paolo Segneri