giovedì 9 luglio 2026
Sassolini di Lehner
Ius soli? Non so quanto sia Ius, di certo, però, non è soli, bensì assolutamente sòla. Lamin Saidilly è nato in Italia, dunque sul nostro suolo. Per gli inclusionisti ossessivi compulsivi avrebbe diritto alla cittadinanza qui e subito. Potrebbero mai, i progressisti, fare a meno del connazionale pugnalatore, teso a pagarci le pensioni a colpi di fendenti? I mass media definiscono “gambiano” il killer, evitando come il fuoco l’aggettivo musulmano (il 90 per cento dei gambiani segue il corano), eppure il religioso Lamin le cinque preghiere al dì prescritte dal profeta se le fa tutte. Ha soltanto 22 anni, giusto in tempo per due accertate cruente aggressioni. A 19 anni accoltellò un ragazzo colpevole solo di bersi una birra in un pub di Leeds.
Siccome la giustizia nel Vecchio continente sembra sia governata da dementi, deficienti, cerebrolesi, imbranati militanti, l’aspirante assassino fu presto rimesso in libertà. L’accoltellatore seriale, come molti altri delinquenti originari dell’Africa, specie quella maomettana, dovendosi allontanare dalla buonista Albione, non poteva che optare per il Belpaese. Si diresse verso il porto ancor più accogliente, inclusivo e perdonista della pur cretina Albione. Quale destinazione più favorevole al killer naturale se non l’Italia, per giunta patria nativa? Passeggiando per le vie di Milano, giungla dell’insicurezza totale invasa da orde barbariche, grazie anche al sindaco progressista accoglista Beppe Sala, scorge in un bar una persona rea di ingoiare qualcosa. Non si sa se la sua sia una missione per eliminare dal mondo i possibili consumatori di alcool o di cappuccini, certo è che a quel disgraziato anziano bevitore sono toccate venti pugnalate, tante, troppe per non ridurlo in fin di vita.
Probabilmente, non la birra o il caffellatte, bensì Allahu Akbar lo sospinge a ferire/uccidere gli infedeli. Che l’assassino sia islamico è confermato dalle dichiarazioni del padre e della madre, secondo i quali “Lamin non ha mai dato problemi”. I genitori, due bugiardi matricolati, sono stati ispirati dalla parola araba taqiyya che autorizza il musulmano a mentire, dissimulare e simulare, quando urga ripararsi da un grave pericolo. Che Lamin conosca perfettamente gli italioti si evince, inoltre, dalla strabiliante esternazione: “Mi sono divertito, appena esco lo rifaccio”.
Sembra peggio di una confessione, mentre in realtà si tratta di parole azzeccate, le più astute possibili per evitare gravi sanzioni. Infatti, costui sa di che pasta son fatti la subcultura cattocomunista, l’ac-coglionismo e il buonismo umanitari. Con codesti significanti strampalati si fa passare per scemo totale o pazzo, comunque incapace di intendere la differenza tra bene e male, ergo bisognoso di cure, affetto, comprensione per quelle scellerate aggressioni non volute da lui medesimo, ma dovute al cattivo demone che lo invase. Per lui, perciò, più letto d’ospedale, dunque, che branda di galera, più terapie che manette. Insomma, conosce bene i polli d’Italia. Verrebbe da dire: adda venì Vannacci.
di Giancarlo Lehner