giovedì 11 giugno 2026
Sassolini di Lehner
Riguardo alle dottrine politiche noi italiani siamo certamente benemeriti o malemeriti per tre storiche e originali creazioni: fascismo progenitore del nazismo; il più grande partito comunista dell’Occidente; l’eversione fascio-bolscevica di Mani pulite. L’aspetto più significativo di tali primati è che scaturiscono tutti da sinistra. Lo racconto all’attenzione dei dilettanti allo sbaraglio dell’odierno antifascismo analfabeta, autori di libricini falsi, stupidi e bugiardi, i quali, invece di approfittare dell'opera monumentale di Renzo De Felice, hanno ridotto la storiografia a raccontino da rotocalco gossipparo. Il fascismo non scaturì da destra, bensì dal direttore de l’Avanti!, dal capo del socialismo rivoluzionario-massimalista, che ebbe l’intelligenza politica di capire, di contro ai social-idioti del “né aderire, né sabotare”, che, davanti all’evento epocale della Prima Guerra mondiale, un partito di massa non poteva tirarsi fuori dalla historia: o saboti, trasformando la guerra mondiale in guerra civile, oppure ti allinei agli altri grandi partiti socialisti europei (Sfio e Spd) e aderisci.
Non fu certo per caso che Benito Mussolini ricevette lodi financo da Vladimir Lenin. A conferma dell’origine rossa, a sostegno dell’interventista Benito si ritrovarono anche Antonio Gramsci e Palmiro Togliatti. E Gramsci poteva, forse, far carriera come giornalista del Popolo d’Italia, se l’articolo da lui inviato a Mussolini per la prima uscita del quotidiano non fosse andato smarrito. Aldo Cazzullo e Antonio Scurati, antifascisti all’insaputa, prendano nota. Del resto, solo un dittatore rosso, addestrato a illudere, manipolare, narcotizzare la folla come un domatore di circo – la folla è la più terribile delle belve – poteva forgiare masse oceaniche, plaudenti sempre e comunque. Infatti, fu denominato “Duce” non dalle camicie nere, bensì dai socialisti più intransigenti e dai rivoltosi della “settimana rossa” (7-14 giugno 1914).
Il più grande partito comunista dell’Occidente, perfettamente parlamentarizzato e legittimato, fino a poter bellamente dettare articoli della più bella Costituzione, non scaturì dal genio di Palmiro Togliatti, bensì da Yalta e da Iosif Stalin. Il niet al proseguimento della Resistenza per instaurare il totalitarismo rosso fu compensato dal progetto dell’infiltrazione gramsciana – il copyright, però, spetta a Lenin. Il Cremlino ingrassò di dollari Togliatti, Luigi Longo, Enrico Berlinguer, Alessandro Natta non per la conquista del Palazzo d’Inverno, bensì per ideologizzare istituzioni e centri di potere, a cominciare dal mediatico-giudiziario, nonché per sostenere e giustificare la politica estera dell’Urss. Quando Giorgio Napolitano ebbe l’ardire di affermare che i carri armati sovietici a Budapest e i 100mila magiari ammazzati ebbero il pregio di salvare la pace del mondo, non si trattò soltanto di bestemmia, ma di affarone, comportando l’ennesimo ricco “bonifico” attraverso spalloni del Kgb a favore delle Botteghe Oscure. Il misfatto poi che Giorgio Napolitano sarebbe stato per due mandati presidente della Repubblica illustra perfettamente l’influenza psico-politica dei dollari sovietici.
L’egemonia kultur-ale produsse effetti paradossali in una nazione occidentale, per giunta aderente alla Nato: in Italia, l’antisovietismo, prima, l’anticomunismo, poi, finirono per configurare reato e associati al neofascismo golpista. Ne seppe qualcosa la medaglia d’oro della Resistenza Edgardo Sogno indagato, incarcerato, esposto al pubblico ludibrio in quanto anticomunista. Soltanto Edgardo accorse a Budapest per aiutare i patrioti magiari, ma l’eroe finì in galera, non al Quirinale. Mani pulite arrivò a Milano dalle Frattocchie, dove si allevavano toghe rosse. Gli addestrati nella frazione di Marino ebbero buon gioco con magistrati vanitosi, complessati, magari frustrati da mogli dispotiche, stuzzicando procuratori ambiziosi, permalosi, presuntuosi, comunque in cerca di riscatto o di gloria. Alla accurata scolarizzazione delle Frattocchie si aggiunse l'ipocrisia e la sventatezza delle maggioranze parlamentari, che continuarono a sfornare norme suicide: vedi le leggi Breganze, 25 luglio 1966 e Breganzone, 20 dicembre 1973, grazie alle quali, tra gli altri vantaggi, chiunque, vinto il concorso, entri in Tribunale come uditore, senza mai un vaglio psicofisico, una minima valutazione della preparazione e del lavoro svolto, può contare sulla progressione automatica della carriera: da uditore a giudice di Cassazione. Come a dire: entri da manovale alla Fiat e vent’anni dopo sei Cesare Romiti.
Due maggio 1974, lo scemo del villaggio parlamentare vara la legge sul finanziamento ai partiti, capolavoro farisaico, contenendo norme che nessun partito avrebbe potuto rispettare. Altra pietra tombale per il destino della Prima Repubblica fu l’amnistia del 1989, che, di fatto, sanò decenni di tangenti ai partiti e, in particolare, salvò il Pci riguardo ai miliardi ricevuti dal Pcus sino a tutti gli anni Ottanta, nonché attraverso società di import-export, sino alle strabilianti astuzie praticate da ditte come Maritalia, finanziatrice anno dopo anno del Pci e delle feste dell’unità, grazie alla doppia evasione, sia ai danni del fisco sovietico, sia di quello italiano. Ebbene, senza il colpo di spugna del 1989, con un Pci gravemente esposto per i finanziamenti provenienti da un Paese non solo straniero e potenzialmente ostile, ma che puntava i missili SS20 a testata nucleare sull’Italia, “mani pulite” non sarebbe stata possibile, né avrebbe ricevuto oceanico supporto mediatico.
L’amnistia, insomma, finì per decapitare liberaldemocratici e liberalsocialisti, mentre suggerì ai manipulitisti di graziare Pci, Lega e Movimento sociale italiano, che pure non vissero di acqua sorgiva ed erbuzze. Così, come i fascisti azzerarono il Parlamento, anche in nome di una farlocca questione morale, in egual modo, ispirato dagli slogan del macellaio della Čeka Feliks Dzeržinskij (“Cuore caldo, mente fredda, mani pulite”) il circo mediatico-giudiziario portò a compimento l’eversione del sistema politico. Come il fascismo, anche il manipulitismo come ariete politico oltrepassò i confini nazionali. Basti pensare al polacco Donald Tusk che, a colpi di manette, ha ammutolito il partito di Jarosław Kaczyński.
di Giancarlo Lehner