venerdì 29 maggio 2026
Secondo un sondaggio “Gallup international” 2025 che ho letto su “X”, “i cittadini italiani sono i meno propensi ad andare in guerra per il proprio Paese”. In base alla percentuale di persone che hanno risposto “sì” alla domanda “combatteresti per il tuo Paese?” l’Italia è finita all’ultimo posto con un misero 14%, mentre il primo posto è occupato dalla Finlandia con il 74%. Le nazioni dove il sondaggio è stato effettuato sono 22, appartengono tutte all’Europa geografica e quasi tutte alla Nato. Ai primi posti, l’Ucraina, la Croazia e la Grecia vengono subito dopo la Finlandia. Negli ultimi posti, Germania, Austria, Belgio precedono l’Italia con percentuali di poco superiori.
Complessivamente considerato, il sondaggio dimostra un’amara verità. Soltanto nelle prime quattro nazioni sembrano esistere maggioranze disposte a combattere, mentre in tutte le altre una minoranza qualificata apprezzabile va immediatamente scemando fino a ridursi all’infimo 14% dell’Italia. Ovviamente, di un sondaggio si tratta e per di più effettuato in nazioni non in guerra formalmente, eccettuata l’Ucraina. Nondimeno dimostra che nella vecchia Europa è diffusa una fiacchezza esistenziale che le percentuali riflettono. Inoltre le nazioni sembrano voltate dall’altra parte per fingere d’ignorare tutta la pericolosità dell’aggressivo imperialismo putiniano, che minaccia e colpisce, sia martoriando l’innocente Ucraina con ogni genere di armi, sia tormentando le altre nazioni con ogni genere d’insidie.
È vero che la Nato è formalmente in vigore, ma non è affatto sicuro che il suo architrave, l’articolo 5 (“tutti per uno, uno per tutti”), costituisca tuttora un’impegnativa clausola del trattato. E questo sentimento di sfiducia reciproca non riguarda soltanto la garanzia degli Stati Uniti, ma si avverte anche in molti altri Stati. Una tale situazione ansiogena e precaria, perché “Hannibal ad portas” è indubitabile, non avrebbe forse dovuto risvegliare negl’italiani l’orgoglio della difesa della Patria che la Costituzione, articolo 52, ha elevato al rango di “sacro dovere del cittadino”? O forse all’innamorato della “Costituzione più bella del mondo” bastano i “Principi fondamentali” interpretati “pro domo sua”?
La propensione a battersi e la determinazione nel combattere vanno ovviamente mostrate e dimostrate in tempo di guerra, mentre infuriano le azioni belliche. Però ricavarne il sentore con un sondaggio in tempo di pace è anch’esso significativo. E costatarne il livello irrisorio dell’una e dell’altra non depone a favore della politica di difesa dell’Italia, che infatti primeggia nelle azioni umanitarie delle missioni e operazioni di pace, benché abbia preso parte in certe occasioni a vere e proprie operazioni di guerra in ambito Nato o Onu.
Se i cittadini italiani risultano, dal sondaggio Gallup, “i meno propensi ad andare in guerra per il proprio Paese”, l’Italia ha un problema. Le serve armarsi, con lo standard minimo per salvaguardare almeno l’indipendenza nazionale anche da nemici interni, essendo snervata da una così fiacca voglia persino di difendersi soltanto? Il Risorgimento (chi lo ricorda più?) riportò al rango di nazione europea un’Italia unita che aveva perso dignità, forza, primati nei pochi anni a cavallo del Quattro/Cinquecento, permanendo poi in secolare disunione e irrilevanza politica. Servirono trecentocinquanta anni per unificarla e conseguire l’indipendenza nazionale. L’Italia fu fatta. Restavano da fare gl’italiani. Il sondaggio Gallup suggerisce che il Risorgimento dell’Italia permane incompiuto o è stato sperperato, se abbisogna tuttora del Risorgimento degli italiani.
di Pietro Di Muccio de Quattro