La storia della Repubblica in pescheria

lunedì 25 maggio 2026


Sassolini di Lehner

Il demoralizzato Roberto D’Agostino, pur di cancellare l’odiata Giorgia Meloni, è pronto a corteggiare qualsiasi presunto disturbatore dell’Esecutivo. Si attacca pure a Marina Berlusconi, immaginata come mina vagante nello stretto del centrodestra. In ultimo, sembra abbia preso in considerazione addirittura Clemente Mastella. Forse mi sbaglio, magari a Roberto piace il pesce e forse conosce la favola bella del provvidenziale cacciucco mastelliano. Quand’ero indegno parlamentare campano, fui chiamato a Eboli per sbrogliare una matassa. A Eboli, oltre a Cristo, s'era, purtroppo, fermato pure il buon senso. In quella città tradizionalmente rossa, per la prima volta, stante scandali e malgoverno sinistro, sussisteva la possibilità di eleggere un sindaco di centrodestra. Accadeva, tuttavia, che nel centrodestra vigesse l’individualismo oltre i confini della scemenza. Si proponevano ben otto candidati, nessuno dei quali disposto a ritirarsi. Pur infastidito, non esternai il mio schifo abissale, implorando soltanto di ridurre i concorrenti a tre. Poi, avrei deciso io stesso quello dei 3 più meritevole, vincente o soltanto meno deficiente.

Tornai a Eboli dopo un mese, ma ritrovai sempre otto candidati e otto vanitosi coglioni. A quel punto chiesi l’intervento di Mara Carfagna, coordinatrice della provincia di Salerno. Il segretario di Mara mi comunicò che Carfagna, per le vicende salernitane, consigliava di rivolgermi a Italo Bocchino. Insomma, a Eboli ero impantanato nell’idiozia politica moltiplicata per otto, mentre Mara mi chiedeva di affidarmi a Italo Bocchino, già in via di disertare dal Pdl e tradire Berlusconi su ordine di Gianfranco Fini. Stravolto chiesi lumi adun savio avvocato del luogo, una ben navigata pellaccia di democristiano. Il saggio, del resto, era stato il favorito di Ciriaco De Mita, anzi, pro tempore il suo braccio destro. Mi consigliò di lasciar perdere e di abbandonare la partita: che gli otto galli politicanti finissero, com’era scritto nel loro Dna, capponi. Quindi, mi confidò un singolare segmento della sua biografia. Non fu per nulla ipocrita. Non mi raccontò epiche balle sul proprio via vai sulla tratta Eboli-Nusco. Con grande sincerità mi illuminò sugli stratagemmi per entrare nelle grazie di Ciriaco.

Ecco le sue parole: “Gestendo una florida azienda agricola con tanto di annesso bestiame bovino e ovino, fui in grado, per lunghi periodi, di far pervenire a Nusco canestri ripieni di ogni leccornia dell’orto, nonché mozzarelle, fiori di latte, ricotte e formaggi di ottima qualità. Ciriaco gradì molto le mie cortesie alimentari. Mi volle conoscere. Gli piacqui. Inoltre, anche attraverso suggerimenti e argomentazioni politiche, conquistai la sua stima. Purtroppo, paesi piccoli e gente che mormora, la storia dei miei canestri ricolmi si diffuse. Quindi, apparve all’orizzonte uno sconosciuto, un certo Clemente Mastella, il quale cominciò a far recapitare a Nusco spigole, orate, pezzogne, calamari, polpi, aragoste e frutti di mare. Le mie delizie dell’orto e le prelibatezze bovine, pecorine e caprine nulla poterono contro l’eccellente pescato di Mastella, che, in breve, occupò il mio posto. Piccole storie del Sud, tragicomiche molecole della irrisolvibile questione meridionale”.

Clemente Mastella, il suo regno per una spigola, poi si dimostrò politico valente, abile e adattabile alla qualunque, capace di superare varie stagioni. Alla fine, si sarà conquistata la fiducia di Roberto come ottimo cavallo di Troia per distruggere con Giorgia Meloni financo Donald Trump? L’ardua risposta spetta non ai posteri vegani, ma a una sapida zuppa di pesce che Clemente – si spera – abbia avuto l’accortezza di recapitare a casa D’Agostino.


di Giancarlo Lehner