Chi non sta con loro è mafioso

venerdì 10 aprile 2026


Sassolini di Lehner

Il male fa rima con banale. Il disturbo ossessivo compulsivo della sinistra e del circo mediatico-giudiziario è la banalità declinata con la stereotipia. Eredi delle Frattocchie e delle sagrestie dossettiane da tempo si improvvisano membri della Dia (Direzione investigativa antimafia). L’avversario, quindi, lo combattono, tacciandolo di mafiosità. Cominciarono col Psi di Bettino Craxi, reo di consenso popolare e di prendere tanti voti in Sicilia; quindi, calunniarono addirittura Giovanni Falcone, indiziato di riformismo giudiziario, ergo subito accusato di nascondere le prove del connubio cosche-potenti. Mafia in quantità tutt’altro che modica fu attribuita per decenni a Silvio Berlusconi, colpevole d’aver scassato la gioiosa macchina da guerra di Achille Occhetto, nonché di continuare imperterrito a stravincere troppe elezioni politiche. Dopo la bastonatura solenne subita da parte di Giorgia Meloni, i banali di lotta e di opposizione all’inizio si limitarono all’antifascismo e a Bella ciao contro le camicie nere della presunta seconda marcia su Roma – la prima, però, l'avevano causata proprio loro, i socialcomunisti e i cattolici popolari.

Ora, dopo il referendum perso dal centrodestra a causa dei milioni di “No” dei dissipatori o dei forcaioli di Forza Italia, Lega e FdI, riciccia, a mo’ di colpo di grazia, la banalità dell’accusa di mafiosità. Ai membri della maggioranza e dell’Esecutivo potevano, elevandosi ad oppositori più creativi, dare degli ufo – il fratello musulmano Barack Obama dice che esistono e che la Terra ne è piena – Potevano lanciare sui melonisti viscerali diffamazioni sicuramente originali, tipo: sospetta vicinanza con tipacci come axoloti, tardigrada, sula dai piedi azzurri, oritteropi, lotiformi, macropinna. Magari, da autentici geniacci, potrebbero sventolare fotografie compromettenti ritraenti dentro Montecitorio deputati di destra abbracciati con granchi yeti, babirussa, clamidofori troncati, noti esponenti della criminalità faunistica organizzata. Accusare Giorgia Meloni e Matteo Salvini di essere associati interni o esterni alla famiglia dei delinquenti petromizonti avrebbe certamente sortito maggiore presa sull’opinione pubblica, rispetto alla solita trita e ritrita mafiosità attribuita a chi non rimpiange Giorgio La Pira, Pci, Psiup, cattocomunismo, Toni Negri, potere operaio, Br.

Oggi, il cittadino capace di intendere e di volere sarebbe disposto a credere all’accusa di rapporti con quei mascalzoni dei crisocioni, piuttosto che con l’onorata (ma disonorante) società, occasione spesso di balle spettacolari, di trame fantasiose, di tiritere distraenti, di refrain stra-uditi intonati da professionisti, che con la criminalità organizzata ci campano, arrivando ben oltre la fine del mese. Suvvia, chi volesse davvero scalzare Giorgia Meloni da Palazzo Chigi, dovrebbe studiare dopo la fauna anche la flora. Così, potrebbe metterla in crisi, dandole della velenosa hippomane mancinella, detta manzanilla de la muerte, della puzzolente dragontea o della infestante, aliena, urticante pànace di Mantegazza. Da simili devastanti insinuazioni nessuno, compresa Giorgia, potrebbe difendersi e uscire facilmente dalle sabbie mobili delle maldicenze.


di Giancarlo Lehner