Bimbi del bosco: tra tutela dei minori e libertà di vita

venerdì 13 marzo 2026


Tutto ruota attorno a una domanda: tra le funzioni dello Stato, accanto alla protezione dei propri cittadini, vi è anche quella di decidere su come essi debbano organizzare la loro esistenza quotidiana?

Porre un tale quesito dimostra che quanto accaduto alla famiglia che vive nel bosco e ai loro tre bimbi non è circoscrivibile entro i confini di un semplice fatto di cronaca. Si tratta di una vicenda drammatica che impone una riflessione seria e profonda sulla diade “forza della legge/libertà dell’individuo”.

Da un lato, vi è lo Stato di diritto, che ha l’obbligo d’intervenire ogniqualvolta si abbia contezza di situazioni di pericolo per i minori. Dall’altro lato, tuttavia, occorre ricordare che tale forma d’intervento rischia di scivolare nell’ombra dello Stato etico, presupponendo di poter stabilire quale sia il modello di vita più corretto e giusto da condurre.

La linea che separa queste due realtà è sottilissima e quando viene superata il pericolo di commettere un sopruso è più che possibile. Va da sé che la difesa dei minori venga prima di ogni altra cosa. Se un bambino è malnutrito, non riceve cure mediche, vive in condizioni di grave isolamento e abbandono, lo Stato non solo può intervenire, ma ha l’obbligo di farlo. Si tratta di un principio fondamentale della civiltà giuridica moderna. Ma la domanda che da molte settimane inquieta chiunque abbia a cuore il valore della libertà è: l’intervento dello Stato (per mezzo di assistenti sociali e giudici) è avvenuto al fine di allontanare i minori da una condizione di oggettivo disagio, oppure per sottrarli a un determinato stile di vita?

Estraniarsi dai modelli urbani, educare i figli in modo non convenzionale, scegliere una forma di autosufficienza radicale, tutto questo può apparire bizzarro, perfino irresponsabile. Mai dimenticare, però, che la libertà, per definizione, include anche il diritto di vivere in modo diverso dalla maggioranza.

 Ciò che desta preoccupazione, riflettendo sulla vicenda della famiglia nel bosco è la possibilità che, in futuro, possano trovarsi nella medesima situazione anche coloro che scelgono di educare i propri figli fuori dagli schemi condivisi dalla maggioranza. Lo Stato ha il dovere di proteggere i deboli, ma deve anche tutelare una cosa altrettanto fragile: la libertà di essere diversi.

Se non lo fa dismette i panni dell’arbitro imparziale e indossa l’abito del pedagogo. E quando il potere pubblico si trasforma in pedagogo, la libertà dei cittadini diventa inevitabilmente materia da “sorvegliare e punire”. In tal caso, si può dire addio alla democrazia liberale


di Francesco Carella