L’Ucraina e l’Unione europea: chi vuole vada, chi non vuole mandi

mercoledì 25 febbraio 2026


Ieri abbiamo assistito a una sceneggiata che definire indecente è poco. Media e politica europei hanno ricordato con toni inspiegabilmente celebrativi la resistenza del popolo ucraino a quattro anni dall’inizio dell’invasione russa. Neanche stessimo rivivendo gli ultimi giorni prima della caduta del nazismo nella Berlino della primavera del 1945. Ma in che mondo vivono questi qui? La signora Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, ieri era a Kiev a fare passerella (la decima dall’inizio del conflitto); a mostrarsi compiaciuta di come e quanto l’Unione europea fosse al fianco dell’Ucraina nel sostenerla nella guerra per la sopravvivenza contro Mosca. Per non farsi mancare nulla, la signora ha postato sui social una dichiarazione dintenti che, alla luce dei dati di realtà, appare semplicemente lunare: “Pace alle condizioni dellUcraina”. È così che la presidente Ue pensa di aiutare la causa degli ucraini? Istigandoli a combattere e a morire in vista di un traguardo oggettivamente irraggiungibile? La sensazione è che avesse ragione chi, dal primo momento, ha previsto che si sarebbe trattata di una resa dei conti tra europei e russi combattuta fino all’ultimo ucraino.

Ma dov’è finita la pietà? Cosa è accaduto a noi europei che ci ha reso tanto cinici ed egoisti? La contabilità (ufficiosa) della guerra racconta di due milioni di morti, da una parte e dall’altra. Morti per stragi belliche in un pezzo d’Europa. Come si può pensare che l’unica via percorribile per la soluzione di un conflitto, che non avrebbe mai dovuto cominciare, sia non farlo finire mai? Possibile che non siano esplorabili altre strade se non quelle velleitarie e utopistiche della cessazione delle ostilità per effetto della resa del nemico che, invece, sta prevalendo sul campo? Che gli ucraini siano degli eroi nel difendere a un così alto prezzo di vite umane la propria patria nessuno lo mette in discussione. Che Vladimir Putin abbia commesso un errore fatale a infilarsi nel vicolo cieco “dell’operazione speciale” per impedire alla Nato di appropriarsi dell’area di diretta influenza russa mettendo stabilmente le tende in Ucraina, nessuno lo nega. Che, inizialmente, la scelta dei Paesi occidentali di fare fronte comune nel sostenere la resistenza del popolo invaso sia stata una decisione giusta, dal punto di vista politico ed etico, è un fatto indiscutibile.

Tuttavia, a tutto c’è un limite se si vuole evitare il peggio. Arriva il momento nel quale, in condizioni di stallo, occorre che ciascuna delle parti in causa si assuma le proprie responsabilità e sia conseguente con esse, anche a costo di dover compiere rinunce dolorose. Finora si è detto che gli ucraini combattevano per l’Europa. Questa storia deve finire e subito, perché non sta in piedi. Basta con il lanciare il sasso e nascondere la mano. A Bruxelles e nelle principali capitali europee si ritiene che la Russia sia una minaccia incombente per la propria sicurezza? Che il mostro del Cremlino vada fermato prima che sia lui a fermare l’Occidente europeo? Legittimo crederlo. Allora si abbia il coraggio di mettere le carte in tavola e di scendere in campo concretamente al fianco degli ucraini e non di accontentarsi vigliaccamente che siano gli uomini e le donne ucraine a fare il lavoro sporco per conto di tutti noi e ci rimettano la vita, come stanno facendo.

Se, viceversa, questa forza non la si ha; se si teme la reazione nucleare di Mosca nel vedersi attaccata dal nemico occidentale; se si sospetta che gli Stati Uniti possano non assecondare gli europei nel muovere guerra alla Russia; se non si ha l’interesse a essere conseguenti con i propri intenti bellicosi perché magari sottobanco si continua a fare affari con la Russia in campo energetico, la si pianti una buona volta con la propaganda disgustosa e ipocrita dell’armiamoci-e-partite. Per primi gli eroici ucraini non meritano una tale devastante forma di accanimento terapeutico. Ora, della dirigenza russa si può dire tutto il male possibile ma su una cosa il Cremlino racconta la verità: che a ostacolare gli sforzi di pace avviati dal presidente Donald Trump non è Mosca ma sono gli europei. Bisogna guardare in faccia la realtà, la Russia ha conquistato manu militari il 20 per cento del territorio ucraino e non lo mollerà più. Qual è la risposta? Continuare la guerra a oltranza con il rischio concreto che, domani o tra un anno, la percentuale di Ucraina perduta non sarà del 20 ma del 25, del 30 per cento o forse più? Intanto, la difesa ucraina gode al momento del grande vantaggio del supporto dell’intelligence statunitense per individuare e colpire obiettivi militari russi.

Ci siamo chiesti cosa accadrebbe se Trump decidesse di chiamarsi fuori dal conflitto? Gli europei, cosa sarebbero in grado di assicurare a Kiev in sostituzione dell’apporto americano? Sorrisi, bei discorsi carichi di roboanti propositi, pacche sulle spalle al presidente Volodymyr Zelens’kyj e poco altro. La stessa von der Leyen si è recata a Kiev a mani vuote. Avrebbe dovuto annunciare il varo del 20° pacchetto di sanzioni europee a Mosca e l’invio dei 90 miliardi di euro stanziati in prestito all’Ucraina. Lo stop è giunto perché l’ungherese Viktor Orbán ha posto il veto. Il suo è un ricatto? Probabilmente sì. Ma come dargli torto visto ciò che Kiev sta facendo al suo Paese? Orbán non l’ha mandata a dire, ci ha messo la faccia zittendo di fatto gli zelanti leader europei: “Non resteremo a guardare mentre l’oleodotto dellAmicizia (Druzhba, ndr.) viene chiuso. Garantiremo l’approvvigionamento di carburante dell’Ungheria e adotteremo le contromisure necessarie fino alla ripresa delle spedizioni”, firmato Viktor Orbán.

Dal 27 gennaio scorso Kiev ha interrotto il flusso di greggio russo destinato all’Ungheria e alla Slovacchia attraverso l’oleodotto che passa dall’Ucraina. I due Paesi dellEst europeo hanno bisogno di quelle forniture energetiche. Cosa avremmo fatto noi al posto dei suoi governanti? Saremmo stati a guardare mentre il Paese che ci chiede di essere aiutato e finanziato ci tira un brutto tiro mancino? Questa è l’Unione europea: un condominio (litigioso) di tigri di carta. Ammiriamo sinceramente il popolo ucraino e la sua encomiabile tenacia nel resistere all’invasore. Ma c’è un momento nel quale occorre dire basta e chi ha il coraggio di rappresentare la verità potrà anche suscitare l’ira di chi quella verità non vuole sentirla ma, col tempo, quello stesso che si è negato alla realtà, per orgoglio o per ottimismo della speranza, finirà per essere grato all’amico vero che non lo ha illuso o, peggio, non lo ha manipolato per il proprio egoistico interesse. Di rado le medicine sono gradevoli al palato. Ci sono però pillole che sono più amare di altre, quando le si ingoia. Lo comprendiamo benissimo, ma se l’alternativa è di vedere la signora von der Leyen, il prossimo 24 febbraio, fare l’ennesima passerella per le strade di una Kiev semidistrutta dalle bombe e dai droni russi e dire ai sopravvissuti: bravi! Continuate così, che l’Unione europea è moralmente con voi e vi sostiene pregando per le vostre anime o un Emmanuel Macron che promette di mandare l’esercito francese a difendere l’Ucraina a patto però che Mosca non si arrabbi e gli faccia del male, allora meglio, mille volte meglio, un pessimo accordo piuttosto che un tale inverecondo teatrino dei pupi europei.


di Cristofaro Sola