venerdì 13 febbraio 2026
Sassolini di Lehner
Franco Gabrielli ho avuto il dispiacere di conoscerlo, sia pure solo telefonicamente. Mi fece una pessima impressione. Certo, io ebbi il torto di attribuirgli la maldestra organizzazione di un evento, cosa che formalmente non gli spettava. Tuttavia, il resto della storia è degno di attenzione. Mi chiama Gianni Letta, preoccupato e dispiaciuto sino al crollo emotivo. Mi comunica che avevo l’obbligo di scusarmi. Non sapevo che Gabrielli fosse tanto caro all’intera famiglia Letta, da Enrico a Gianni, ma, pur sorpreso, non faccio storie, non cerco scuse e dichiaro d’esser pronto a scusarmi per l’errore, commesso, però, del tutto in buona fede. Rimpiangevo troppo Guido Bertolaso, a cui Gabrielli era succeduto al vertice della Protezione civile, grazie alla miopia del governo Berlusconi, per non incorrere in una svista.
Gabrielli non poco alterato non si accontenta delle scuse e sputa sul piatto dove, bene o male, mangiava, disvelandomi, inoltre, quanto il suo protettore Gianni Letta fosse il più potente freno a mano incluso come gadget negativo nell’Esecutivo Berlusconi. Gabrielli, infatti, mi intima: se ha critiche da fare, le rivolga ai “suoi amici del Governo”. Insomma, coloro che lo nominarono nell’ambita posizione di capo della Protezione civile venivano derubricati ad “amici miei”, certamente non suoi. Non amici, dunque, quelli del centro-destra, forse nemici, magari soltanto dei poveri idioti capaci di imbarcare, col sostegno di Gianni Letta, un estraneo per giunta maldisposto. Perciò, dichiarandosi lontanissimo dall’Esecutivo, mi risolve ogni dubbio su Gianni Letta, il presenzialista che per piacere a tutti, a cominciare dalle opposizioni, fungeva spesso e volentieri da quinta colonna.
Ora, Franco Gabrielli, essendo indicato da molti come l’uomo giusto per il campo largo e il dopo Elly Schlein, potrà finalmente ritrovarsi con i propri veri e collaudati amici. Essendo stato – dal 2006 al 2008 – ai vertici del servizio segreto interno, direttore del Sisde, quindi, dell’Agenzia informazioni e sicurezza interna (Aisi), nonché capo della sicurezza della Repubblica durante il governo di Mario Draghi (2021-2022), non sarebbe proprio il più innocente e insospettabile leader politico. Del resto, gli stessi comunisti sovietici si guardarono bene per decenni dall’assegnare a un capo della Lubjanka la segreteria del Pcus. Furono costretti a dare il ruolo di capo del partito al Kgb Jurij Andropov (1982-1984), quando l’Urss cominciava a scricchiolare. Fortuna per noi anticomunisti che il geniale Jurij fu presto ucciso dalla nefrite o forse dal veleno, perché altrimenti l’Urss sarebbe tuttora viva e vegeta, più potente che mai.
Andropov, infatti, fu il teorico del nuovo paradossale corso per rendere eterno il regime marx-leninista: rafforzamento sanguinoso del controllo poliziesco; apertura al capitalismo, il più selvaggio possibile. Andropov, infatti, fu il padre della vincente ricetta del capital-comunismo cinese: massificazione del profitto, sfruttamento dei lavoratori, nessuna tutela sindacale, carcere e Laogai per il totale controllo sociale. Fortuna, che l’Italia non scricchiola, anzi sta molto meglio rispetto ai tempi dei Letta, Enrico e Gianni. Ergo, non le serve un salvatore della patria proveniente dai servizi segreti.
di Giancarlo Lehner