Se il Pil dell’Italia supera quello della Francia

mercoledì 11 febbraio 2026


In Francia se ne sono accorti, in Italia no

C’è uno strano silenzio degli innocenti (il campo largo) e dei colpevoli (il Governo) dopo il recente sorpasso dell’economia italiana su quella francese. Gli innocenti non amano molto l’economia moderna, ma conoscono bene la macchina della propaganda, e forse per questo motivo la notizia si è diffusa poco e male. Però c’è anche da dire che la stampa mainstream o “indipendente”, così come quella di centrodestra, poco incisiva e a volte distratta, non assolvono al compito di fornire un’informazione basata sui dati e non sul massacro degli avversari politici, in grado di fare opinione. Comunque, i fatti stanno davanti al naso pur cyranesco dei media. Eppure in Italia non se ne parla o quasi, mentre invece a Parigi: “Qui aurait dit que l’Italie allait nous rattraper, nous dépasser en termes de niveau de vie?” (Chi avrebbe mai detto che l’Italia avrebbe sorpassato la Francia, quanto a ricchezza per abitante?”). Questo si sente dire nell’ora di massimo ascolto del Tg di TF1, il più importante in Francia. E il commentatore aggiunge: “Mentre la situazione in Italia migliora, la nostra si deteriora. Ormai la ricchezza per abitante è in Francia inferiore alla media Ue dell’1,5 per cento, mentre nel 2019 eravamo del 5 per cento superiori agli altri partner europei”.

In Italia il rapporto con Emmanuel Macron è stato perfettamente schizofrenico: fraterno pur se distante, attento e critico ma con rispetto, per le stelle del Partito democratico & coi relativi pianeti; alquanto burrascoso da parte del centrodestra. Questo Requiem e De profundis nei confronti del presidente francese, che arriva dai Tg francesi e non da quelli italiani, dice che la nostra tivù è provinciale in maniera insopportabile, anche nella politica estera. Vengono in mente i romanzi di Piero Chiara e i film di Pietro Germi, Dino Risi e Alberto Lattuada, opere in cui c’è “l’eterno ritorno dell’ugualenietzschiano, testi e immagini che andrebbero studiate nei licei più di Alessandro Manzoni o del Giovanni Papini.

INFORMAZIONE DROGATA

Dall’altro lato, è pur vero che la stampa partigiana, che sembra far largo uso di allucinogeni quando si parla di economia e politica, è invece armata più che bene quando c’è da sparare ad alzo zero contro qualcuno o una legge o un sopracciglio inarcato. La sinistra poi, imitando in qualche modo la macchina mediatica sovietica, è perfettamente in grado di dissolvere e sfumare le notizie sgradite (da Lenin in poi le si classificava come Antisovietčik) e di esaltare quelle gradite alla élite. Lo stesso avviene non solo in Italia o Europa, ma anche in governi dittatoriali di ogni latitudine e colore. Il soviet però ha fatto scuola anche nel Pd a-comunista attuale e nei coristi che cantano le glorie di un “governo democratico”. Nel mondo sovietico la struttura di governo agit-prop serviva proprio a glorificare il “bene” prodotto dalla Номенклатура (nomenklatura) del partito, manco Iosif Stalin e Leonid Brežnev fossero delle api regina in grado di generare milioni di api guerriere e operaie pronte dalla nascita a lavorare alla costruzione della Settimana delle sette domeniche.

Poi c’è l’uso della delegittimazione (delegitimatsiya). Abbiamo visto per 40 anni il tentativo – riuscito solo in parte – di demolire Silvio Berlusconi. L’importante per ogni provinciale politico che si rispetti è avere due oggetti: il primo è il santino delle proprie idee e dei propri idoli. Il secondo è il demone di chi non la pensa come lui – fosse pure San Francesco, il militante dei social e il giornalista accattone lo fucilerebbero ad alzo zero con un post o un articolo. Si riesce persino a negare l’evidenza. Gli adoratori del nuovo Attila alla Alessandro Barbero spergiurano che la Crimea sia sempre stata “russa”. Ebbene, dopo la sconfitta nazista, quando l’Armata rossa entrò in Crimea, Stalin fece mandare in Siberia 200mila tartari. Dopo pochi anni oltre il 20 per cento dei deportati era già morto. Quindi numericamente la Crimea ridiventò Russia grazie a una deportazione etnica. Il sistema dei gulag stalinisti mandò ai lavori forzati 18 milioni di russi qualificati come “oppositori”: quasi un russo ogni dieci finì in quei lager dove c’erano tre livelli di rancio: il basico, per quelli che producevano poco, col quale si durava pochi giorni; il medio col quale si sopravviveva qualche mese; il pasto più nutriente bastava per un anno, se non si aveva un corpo sano e molto forte.

LANDINI È LALTRA FACCIA DI VANNACCI?

Intanto la macchina informativa Landini Rover del leader della Cgil non parla della décadence macroniana, ma di quella della Stellantis. La ex Fiat starebbe chiudendo le sue fabbriche italiane, dice Maurizio Landini. D’accordo, la Fiat ne combinò di belle e di brutte, ma cerchiamo di non restare senza una produzione di auto. Ultimamente Stellantis ha cominciato a produrre auto interessanti, come la Fiat Grande Panda, la nuova 500 hybrid prodotta a Mirafiori, i programmati Suv e la Multipla. L’importante, per l’Italia, è conciliare la ricchezza prodotta dal competitivo sistema delle Piccole e medie imprese con la necessità (ormai un obbligo) di creare aziende più grandi e quindi in grado di competere su dei mercati globali, dato che quelli europei o nazionale non bastano più. Su questo dovrebbe lavorare di più il governo Meloni.

Intanto sulla prima pagina de la Repubblica di domenica scorsa il titolone riguardava i sabotaggi contro le Olimpiadi, per i quali si indicava la pista anarchica. Seguiva descrizione dei fatti: ordigno esplosivo sulla ferrovia Bologna-Padova, cavi dell’Alta velocità tranciati lungo la linea verso Venezia, il traffico ferroviario che va in tilt, mentre a Milano si celebra una manifestazione con le solite (piccole, stavolta) violenze e le relative cariche, cui sono seguiti diversi fermi di polizia. Tutto ciò mentre in basso, Landini diceva papale papale che “la sicurezza è solo un pretesto per lo Stato di Polizia”. Beh, quanto ai pretesti, ce ne sono un poco troppi. Ed è eclatante anche la contraddizione del giornale fondato da Eugenio Scalfari, dove si maledice il decreto sicurezza quando la prima notizia riguarda una insicurezza molto alta. Bella schizofrenia tra il dire e il fare. Quello di Landini è forse un pretesto per uno Stato di anarchia? Che scenda anche lui in politica come il generale Roberto Vannacci, e si misuri con la realtà, allora. Rimestare troppo nel torbido delle dichiarazioni populiste a volte significa finire nelle acque nere, anche se si ha la camicia rossa dei pompieri. E Landini tutto sembra meno che un pompiere e un economista. Del resto tutto ciò è già avvenuto con l’avvento del centrosinistra nel 1963, che segnò la fine del boom economico del presidente Einaudi e l’inizio degli anni bui della Repubblica.


di Paolo Della Sala